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Rassegna Stampa 2013

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  • #31
    Il Politecnico conferma o taglia?

    IL FUTURO DELL'ISTRUZIONE: STANDO AL DECRETO 47 DI GENNAIO, SERVONO SUBITO 12 DOCENTI PER CIASCUN CORSO DI LAUREA, IN TOTALE 60 PER LA SEDE DI TARANTO
    Il Politecnico conferma o taglia?
    Senato accademico e cda chiamati a decidere sull'offerta. Il nodo dei docenti che mancano

    Trattative febbrili quelle condotte fino a ieri sera nei Dipartimenti del Politecnico di Bari in vista della seduta congiunta del Senato accademico e del consiglio d'amministrazione con all'ordine del giorno il varo definitivo dell'offerta formativa del prossimo anno accademico. Offerta che deve fare i conti con il decreto 47 del 30 gennaio scorso che impone nuovi criteri numerici per ciascun corso di laurea decentrato ai fini del suo accreditamento. Purtroppo si sarebbe scoperto solo sabato scorso, con l'apertura dell'area per l'inserimento dell'offerta formativa (area che chiude il 24 maggio), che la previsione dei 12 docenti per ciascun corso di laurea (in totale sono necessari 60 per confermare tutta l'offerta tarantina) non è in prospettiva, ma immediata, cioè sin dal prossimo anno accademico. Quanto è bastato a mettere definitivamente in crisi il sistema, già carente del numero sufficiente di docenti sia a livello centrale che periferico per garantire l'intera offerta formativa oggi esistente. Per intendersi, a Taranto tre corsi di laurea triennali e tre magistrali. Sicché anche la conferma da parte della Regione - giunta ieri attraverso le dichiarazioni dell'assessore alle Risorse agroalimentari, Fabrizio Nardoni - di voler mettere in campo risorse per l'assunzione di oltre una ventina di nuovi ricercatori, dovendo fare i conti con programmazioni più a lunga scadenza, non riesce a garantire il fabbisogno nell'immediato, né tanto meno entro dopodomani. Sarà, dunque, il Senato accademico di oggi a dover fare scelte politiche, ma non si potrà non tener conto delle assicurazioni date dal rettore Nicola Costantino. E cioè se i tagli si renderanno necessari, questi coinvolgeranno sia Taranto che Bari.
    Intanto qualche “miracolo” pare essersi verificato. Mentre già dall'altro ieri il Dipartimento di Ingegneria civile ed ambientale aveva fornito la disponibilità dei docenti necessari a coprire il fabbisogno dell'offerta formativa di quel settore (Civile e Ambientale), solo ieri ci si sarebbe accordati, dopo un'estenuante trattativa, anche nel Dipartimento di Ingegneria elettronica e dell'informazione per garantire 12 docenti che coprirebbero quindi il corso di laurea triennale della sede tarantina. Docenti provenienti tutti dall'interno del Dipartimento, senza dover quindi ricorrere a “prestiti” di altri Dipartimenti. La disponibilità sarebbe venuta anche da docenti non tradizionalmente impegnati a Taranto facendo così salire da 8 (gli attuali) a 12 i docenti del settore. Tra gli ulteriori 4 resisi disponibili, ci sarebbero anche ordinari della sede di Bari. Forse a svolgere un ruolo d'attrazione ci sarà stata anche la prospettiva di ricerca innovativa che potrebbe essere effettuata a Taranto con l'imminente arrivo di attrezzature di ricerca (acquisite con fondi europei) uniche nel Mezzogiorno. Rimarrebbe ora il nodo della laurea magistrale sempre in questo settore, nodo che saranno però oggi Senato e cda a sciogliere.
    Da rilevare che ieri sera anche il Dipartimento di Meccanica ha deciso di mettere a disposizione i docenti per Taranto, motivo per cui oggi si attende la decisione dei due organismi di governo del Politecnico.
    Intanto, che fa la Regione? “Si fa garante delle esperienze universitarie del polo di Taranto e Foggia - dice Nardoni - e sarà in grado di supportare finanziariamente la richiesta di ricercatori su progetti specifici legati all'ambiente, all'agricoltura e all'agro-ingegneria e consolidare così anche l'attività didattica”. In particolare si pensa ai fondi Fas destinati al settore ricerca in Ingegneria ambientale. “Modalità di intervento - specifica Nardoni - che ci consentirà di aggirare le strettoie imposte dal ministero, assicurare l'attivazione di borse di ricerca da destinare appunto all'avvio di didattica adeguata, ma al tempo stesso permettere all'Università di interagire direttamente con le dinamiche e le richieste di risanamento, bonifica e studio che riguarderanno Taranto e la sua provincia”.

    articolo di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 22 Maggio 2013

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    • #32
      Il Politecnico riesce a salvare cinque lauree su sei

      Il Politecnico riesce a salvare cinque lauree su sei
      Confermata l'offerta formativa tranne che per Ingegneria elettronica magistrale

      Cinque su sei. Il Senato accademico del Politecnico di Bari, riunito ieri in seduta congiunta con il consiglio d'amministrazione, ha confermato su Taranto per il prossimo anno accademico cinque dei sei corsi di laurea attualmente erogati. Confermate, dunque, le tre laurea triennali di Ingegneria civile, ambientale e del territorio, nonché Ingegneria meccanica, ed ancora Ingegneria Elettronica e delle telecomunicazioni. Fatte salve anche due magistrali: Ambiente e territorio, nonché Meccanica. Non c'è stato nulla da fare, invece, per Ingegneria elettronica (magistrale).
      Eppure si continua a sperare. Il pressing di ieri degli studenti e dei sindacati, in rappresentanza dei lavoratori, ha prodotto la prospettiva di una nuova convocazione del Dipartimento di Elettronica. Ma nessuno si sbilancia sull'esito in considerazione delle resistenze già incontrate.
      “Viste le premesse in cui si era sabato scorso, il risultato raggiunto è estremamente soddisfacente” commenta il rettore del Politecnico, Nicola Costantino. Che, tuttavia, non si preclude la “speranza”, pur obiettivamente evidenziando che il “sacrificio” imposto a Taranto - il taglio della magistrale in Elettronica - non è certo indolore, ma quanto meno riguarda un corso di laurea con un numero ristretto di studenti, pare intorno agli 8 immatricolati. “Abbiamo invece confermato l'offerta formativa attualmente erogata a Bari - aggiunge il rettore Costantino -, ma abbiamo dovuto anche rinunciare ad un corso di laurea triennale a Foggia, non una sede amministrativa come Taranto, con una sessantina di immatricolazioni”.
      La complicata situazione è stata determinata dal decreto ministeriale 47 del 30 gennaio scorso che ha posto nuovi criteri per l'accreditamento dei corsi di laurea delle sedi decentrate. Un decreto al quale il nuovo ministro Maria Chiara Carrozza sarebbe intenzionata comunque a mettere mani. Dodici - questo il nuovo criterio - i docenti necessari in ogni corso triennale e otto in ciascun corso magistrale. Qualcosa che a Taranto - con tre triennali e tre magistrali - significa 60 docenti, ben al di sopra del numero di docenti già qui afferenti. Ma la batosta finale è giunta sabato scorso quando, con l'apertura dell'area per l'inserimento dell'offerta formativa del prossimo anno, ci si è accorti che non era possibile inserire l'ipotesi precedentemente deliberata in Senato accademico e di sostanziale conferma dell'offerta formativa fidando sul fatto che si potesse giostrare su un numero transitorio di docenti inferiore ai 12 richiesti a regime. Invece no: quella regola del transitorio varrebbe solo per i corsi istituiti da tempo. E, purtroppo - altra amara sorpresa per Taranto -, nonostante quella jonica sia considerata nelle tabelle ministeriali sede amministrativa e nonostante il Polo jonico sia stato istituito contestualmente alla sede centrale di Bari, i corsi di Taranto sarebbero considerati di nuova istituzione. E dunque vincolati sin da subito ad un numero di docenti definitivo. Una misura, insomma, pensata dal decreto 47 proprio per contenere il numero di sedi decentrate, ma che finisce per fare un grave torto a Taranto e che, soprattutto, farebbe scoprire qualcosa di non troppo chiaro determinatosi in questi anni.
      Ora l'éscamotage che potrebbe essere condotto nel Dipartimento di Elettronica in queste ore, nell'ipotesi di poter recuperare altri otto docenti per confermare la laurea magistrale a Taranto (quella che invece si perderebbe), potrebbe essere proprio quello di far accettare, così come han dovuto fare in altri Dipartimenti per confermare il resto dell'offerta su Taranto, qualche ulteriore corso di laurea a Bari in “transitorio”. Intanto, secondo indiscrezioni di fonte ministeriale, il nodo che il ministero non sarebbe disposto più a tollerare almeno in prospettiva è la duplicazione dei corsi di laurea. Proprio come quello di Ingegneria per l'ambiente, nato come specifico a Taranto, ma recentemente duplicato a Bari in “cambio” di ulteriori corsi baresi duplicati a Taranto.

      articolo di Maria Rosaria Gigante
      pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 23 Maggio 2013

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      • #33
        Lauree al Politecnico

        Lauree al Politecnico
        Il Pd: bene la schiarita ora i fondi per i ricercatori

        Sicuramente una buona notizia quella giunta l'altro ieri dal Senato accademico del Politecnico di Bari che ha confermato cinque su sei corsi di laurea della ex facoltà di Ingegneria a Taranto. Però occorre fare di più. Non solo salvare anche il sesto corso di laurea (la magistrale di Ingegneria Elettronica), ma far sì che anche la Regione tenga fede agli impegni e trovi, ed anticipi, nelle pieghe del proprio bilancio le risorse necessarie all'assunzione di 21 ricercatori. Questo in attesa dello stanziamento dei fondi Fas destinati alla ricerca, un percorso che sarebbe molto più lungo.
        È questa la posizione del Pd di Taranto ufficializzata ieri, in una conferenza stampa, alla presenza dell'on. Michele Pelillo, del consigliere regionale Michele Mazzarano, dei capigruppo alla Provincia e al Comune Luciano Santoro e Gianni Azzaro.
        La situazione di difficoltà si è determinata col decreto 47 del ministro Profumo, varato a fine gennaio 2013. Previsto per contenere il numero di corsi di laurea decentrati rispetto alle sedi centrali, il decreto ha quindi fissato nuovi criteri numerici per l'accreditamento degli stessi corsi di laurea mettendo così definitivamente in crisi il Polo jonico ed in particolare i corsi di laurea dipendenti dal Politecnico di Bari, in realtà istituiti negli anni '90 come sede amministrativa contestualmente alla istituzione della sede centrale di Bari. Ma questo non è bastato a mettere al riparo la sede di Taranto in tutti questi anni ed i paradossi sono “esplosi” sabato scorso proprio in fase di inserimento dell'offerta formativa nel sistema. Infatti ci si è accorti concretamente che i nuovi parametri imposti dal decreto Profumo di 12 docenti per corso di laurea triennale e 8 per corso magistrale (che porta a 60 il numero dei docenti necessari a Taranto) non poteva intendersi nel cosiddetto “transitorio” ma sin dal prossimo anno essendo stata la sede jonica assimilata a sede di nuova istituzione. Da qui le trattative serrate condotte tra sabato e mercoledì nei Dipartimenti per reperire le disponibilità dei docenti a farsi “garanti” dei corsi a Taranto prima di andare in Senato accademico per il varo definitivo dell'offerta.
        Alla fine è andata così: con cinque corsi su sei confermati. C'è tempo, tuttavia, entro fine mese per inserire tale offerta nel sistema. In questi giorni, il Dipartimento di Elettronica è stato invitato a riflettere sulla mancata disponibilità di ulteriori 8 docenti per la laurea magistrale (erano stati assicurati 12 per la triennale).
        La previsione di poter varare un'offerta transitoria, cioè puntando ad avere il numero richiesto di docenti entro i prossimi anni, aveva spinto in molti a ipotizzare da parte della Regione il ricorso ai fondi Fas per la ricerca da destinare all'assunzione di 21 ricercatori. Ma l'iter ha dei tempi piuttosto lunghi ed occorre, invece, fare presto. Per questo, prendendo spunto dall'impegno assunto dal Consiglio regionale, Mazzarano ha ribadito la sua richiesta: “Proponiamo di utilizzare fondi del bilancio ordinario della Regione anche solo come anticipo per l'assunzione di 21 ricercatori. Non si tratta solo di salvare l'alta formazione e la ricerca in questo territorio, ma anche la speranza che Taranto possa avere un modello di sviluppo fondato sulla cultura e sulla conoscenza”. Per Pelillo e Mazzarano comunque va dato un segnale di sostegno e solidarietà all'intero polo jonico compresi i corsi di laurea dell'Università di Bari. Sostanzialmente d'accordo il consigliere regionale Anna Rita Lemma - che ha fatto pervenire una nota -, la quale insiste sull'esigenza di rivedere il decreto ministeriale in vigore “anche alla luce dell'avvenuta revoca dei tagli a suo tempi stabiliti dal governo Monti”.


        L'APPELLO: LA PARLAMENTARE GRILLINA LABRIOLA PONE DI NUOVO IL CASO ALL'ATTENZIONE DI CARROZZA
        “Sul decreto Profumo si muova il nuovo ministro”

        Un primo ed un secondo sollecito perché il ministro della Pubblica istruzione e Università e Ricerca, Mariachiara Carrozza, risponda alla interrogazione depositata lo scorso 16 aprile dai due deputati grillini tarantini, Giuliana Labriola e Alessandro Furnari, proprio in merito al decreto 47 ed ai pericoli che corre Taranto. A formulare il secondo sollecito è stata la stessa Labriola l'altro ieri alla Camera dove ha appunto insistito considerato che contestualmente il Senato accademico del Politecnico di Bari stava decidendo sull'offerta formativa. “Siccome questa situazione si sta verificando anche in altri Atenei in tutta Italia - ha affermato il deputato Labriola - resta pertanto urgente un intervento del ministro al riguardo, magari finalizzato alla soppressione del decreto stesso”.

        Dal prefetto il comitato per la qualità della vita.
        Sull'emergenza alta formazione a Taranto, incontro ieri del presidente del Comitato per la Qualità della Vita, Carmine Carlucci, con il prefetto di Taranto, Claudio Sammartino. Sul tavolo due richieste fondamentali: che al tavolo interistituzionale su Taranto sia prevista la presenza del ministro della Pubblica istruzione e Università, Carrozza, ed ancora che il Cuj venga trasformato presto in Fondazione. Per il Comitato per la Qualità della Vita, infatti, se realmente ci saranno le risorse messe in campo da Regione e Comune, la Fondazione potrebbe essere l'unico tramite per accelerare i processi.

        Bilancio del Politecnico in attivo per 2,5 milioni di euro.
        Approvato all'unanimità dal consiglio d'amministrazione del Politecnico di Bari il bilancio 2012. Il documento contabile ha registrato un saldo positivo tra entrate e uscite di oltre 2,5 milioni di euro. Tale somma si aggiunge ad altri 4 milioni di euro (fondi di riserva), già prudenzialmente accantonati nei precedenti due esercizi. Il risultato di gestione 2012 colloca il Politecnico al sicuro da possibili fatti negativi quali eventuali ulteriori riduzioni delle entrate ministeriali relative al fondo di funzionamento ordinario e pone al tempo stesso le basi per un ulteriore potenziamento delle attività istituzionali. “In un contesto nazionale in cui circa la metà degli Atenei, quasi tutti meridionali, risulterebbe, stando alla stampa specializzata, a rischio default - ha dichiarato il rettore del Politecnico, Nicola Costantino -, questo risultato può essere considerato largamente soddisfacente consentendoci di guardare al futuro con rinnovata serenità pur nella consapevolezza di non poter abbassare la guardia nel più rigido controllo della spesa”.

        articoli di Maria Rosaria Gigante
        pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Venerdì 24 Maggio 2013

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        • #34
          Palazzo Uffici, un altro ostacolo

          Palazzo Uffici, un altro ostacolo
          L'istituto Opere Pie proprietario dei locali al piano terra vuole rivedere il canone

          Un altro ostacolo lungo la ristrutturazione di Palazzo degli Uffici. L'ultimo, probabilmente. Quando un po' tutti pensavano che davvero ogni tassello fosse al suo posto, è sorto un altro caso. Che, se non risolto, potrebbe anche generare contenziosi e rallentare i lavori. Va detto subito, però, che il Comune di Taranto, proprietario dello storico immobile, sta affrontando la questione.
          Ma, detto questo, di cosa si tratta esattamente? L'istituto “Opere Pie”, proprietario dei locali al piano terra e di parte del primo piano, avrebbe chiesto di rivedere l'importo per la cessione di queste aree. In altre parole, da quel che si apprende in ambienti vicino all'Amministrazione comunale, Opere Pie non darebbe più valore all'accordo sottoscritto nell'ormai lontano 2005 quando iniziarono i lavori (poi sospesi per sette anni e mezzo). Sempre fondate indiscrezioni, inoltre, fanno trapelare che l'istituto vorrebbe una cifra superiore, decisamente maggiore, rispetto a quanto sottoscritto otto anni fa.
          Ma non si tratta solo di soldi. La definizione dell'intesa con l'istituto porterà con sé anche la risoluzione dei casi dei due commercianti che sono in fitto nei locali di proprietà di “Opere Pie”. Si tratta di due noti esercizi commerciali che insistono, da diverse decenni ormai, nella centralissima via D'Aquino, a pochi passi da piazza Archita. Di certo, un accordo serve per consentire poi un sereno svolgimento dei lavori con il conseguente spostamento di carichi pesanti e l'allestimento di altre attrezzature e macchinari necessari al completamento dei lavori di riqualificazione e ristrutturazione di Palazzo degli Uffici. Peraltro, in questi giorni, l'Amministrazione comunale di Taranto (pur non essendo un suo compito diretto) è impegnata a cercare una sistemazione logistica alternativa per questi due storici esercizi commerciali della città.
          Tornando al caso - Opere Pie, proprio oggi avrebbe dovuto esserci un confronto tra il Comune e l'istituto ma è slittato a data da destinarsi.
          Il cantiere, il più importante del territorio comunale dal punto di vista finanziario ed il più imponente dal punto di vista delle dimensioni, fa comunque registrare dei passi in avanti. Le nove classi del liceo musicale, previste dall'offerta formativa del liceo classico “Archita”, da un paio di settimane sono ormai state trasferite all'interno della scuola “Consiglio” in Città vecchia. A seguire la complessa procedura del trasferimento degli studenti, oltre all'assessore comunale ai Lavori pubblici, Lucio Lonoce, al dirigente del settore, Aniello Moccia, ha recitato un ruolo importante il consigliere comunale Francesco Di Giovanni (Sel), delegato dal sindaco ad occuparsi delle problematiche del liceo Archita. È terminata così l'opera di smembramento della scuola che, in questi anni, a causa dei lavori prima iniziati, poi a lungo sospesi e poi ripresi, ha vissuto una vera e propria diaspora. Che ha portato, e porta, studenti, insegnanti e personale non docente ad operare in più sedi (“Mazzini” in via Pitagora; “Sant'Antonio” in via Regina Elena e, appunto, nella scuola “Consiglio”).

          Le cifre del contratto che durerà 36 anni
          Il Municipio verserà 11 milioni di euro la Provincia 8,5 e l'impresa almeno 12

          Le “cifre” di Palazzo degli uffici. Quali saranno i costi che Comune e Provincia dovranno sostenere? L'Amministrazione comunale di Taranto, grazie ad un mutuo acceso con la Cassa Depositi e Prestiti, verserà 11 milioni di euro. E la Provincia? La giunta Florido sborserà a rate 8.5 milioni di euro. Pagherà con otto rate bimestrali da un milione di euro ciascuna (l'ultima da 534mila euro). Riepilogando, dunque, gli enti locali contribuiranno alla realizzazione dell'opera sborsando 19,5 milioni di euro. La somma rimanente (13,5) sarà coperta dall'impresa, consorzio Aeders, che poi sfrutterà economicamente anche gli utili derivanti dalla gestione delle aree presenti all'interno del Palazzo per 36 anni.

          articolo di Fabio Venere
          pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Venerdì 24 Maggio 2013

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          • #35
            Elettronica non viene ripescata

            Elettronica non viene ripescata
            Mancano i docenti, salta dal prossimo anno la laurea magistrale

            Ce l'hanno messa tutta i sostenitori del “congelamento” dell'attuale offerta formativa (tre corsi di laurea triennale e tre lauree magistrali) del Politecnico di Bari a Taranto, ma alla fine han dovuto desistere davanti all'impossibilità di reperire il numero di docenti necessari (otto) a rendersi garanti del corso di laurea magistrale in Elettronica cancellato dal prossimo anno. Era stata una corsa contro il tempo, un tentativo estremo condotto nel Dipartimento di Elettronica, dopo la pronuncia della settimana scorsa di Senato accademico e consiglio d'amministrazione in seduta congiunta, espressisi entrambi per la conferma di cinque dei sei corsi esistenti. I numeri non erano bastati in Senato e negli incontri nei diversi Dipartimenti. Né è bastato il nuovo passaggio nel Dipartimento di Elettronica l'altro ieri, dove il pressing dei sindacati e degli studenti aveva chiesto che si tornasse. A fronte degli otto docenti necessari per garantire un corso di laurea magistrale (dodici invece quelli necessari per un corso di laurea triennale), la disponibilità ulteriore è arrivata da cinque docenti. Ma la coperta troppo corta avrebbe sbilanciato troppo la sede centrale. Da qui la rinuncia .
            L'offerta formativa del prossimo anno nella sede del Politecnico di Bari a Taranto sarà dunque, quella già licenziata dal Senato e dal cda e già inserita nel sistema nei giorni scorsi: le tre lauree triennali in Ingegneria Civile, ambientale e del territorio, nonché Ingegneria meccanica, ed ancora Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni. Due, invece, le magistrali: Ambiente e territorio e Meccanica.
            “Questa offerta non fa perdere di forza il Politecnico a Taranto” commenta l'ex preside della facoltà jonica di Ingegneria, Gregorio Andria, che si è molto speso per confermare comunque ogni cosa. “Ritengo che a questo punto vada insediato un tavolo con il territorio per vedere quali sono oggi le attuali esigenze alla luce della situazione venutasi a determinare con l'attuale congiuntura ambientale, economica e lavorativa. Ho ribattuto che riformulare l'offerta partendo da sei corsi di laurea sarebbe diverso. In realtà, con le nuove disposizioni, non si mantiene molto a regime, né a Bari né a Taranto”. La criticità, infatti, è determinata dal decreto ministeriale 47 del 30 gennaio scorso con cui sono stati dettati criteri molto più stringenti per l'accreditamento dei corsi di laurea delle sedi decentrate. “Ma viste le particolari emergenze di Taranto - aggiunge Andria -, ciò che si rende necessario ora nella formazione sono deroghe e interventi straordinari alla stregua di quel che è avvenuto nella sanità o nella progettazione finanziaria per le bonifiche “.
            Intanto, nei giorni scorsi la situazione del Politecnico a Taranto era stata discussa anche presso il ministero col segretario particolare del ministro, Vecchi. A farsi promotore di un incontro il consigliere regionale Francesco Laddomada (La Puglia per Vendola), accompagnato dai professori Andria e De Filippis e dal rappresentante degli studenti in Senato accademico, Pierluigi Loscialpo. “Che vengano destinati fondi strutturali al fine di dare continuità anche in futuro - ha chiesto Laddomada -. Non è auspicabile, né sufficiente una soluzione “tampone” con risorse regionali o eventualmente con una proroga al decreto ministeriale 47”. I dirigenti ministeriali hanno ricordato la vastità e complessità dei finanziamenti per la ricerca di cui Taranto è stata ed è comunque destinataria. Ma - è stato osservato in particolare dai docenti - “non si può fare ricerca senza personale”. Qual è stata la risposta? “Vecchi - dice Laddomada - mi ha assicurato che avrebbe sottoposto con celerità al ministro Carrozza le istanze e le richieste da noi formulate“ .

            articolo di Maria Rosaria Gigante
            pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 29 Maggio 2013

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            • #36
              L'artistico non vada nell'ex clinica

              IL CASO: CAPRIULO E MIGNOGNA
              L'artistico non vada nell'ex clinica

              Finisce nelle maglie del Consiglio comunale una vicenda annosa di competenza dell'Amministrazione provinciale, vale a dire l'individuazione di una nuova sede per il liceo artistico ex Lisippo, allocato da decenni in un immobile di via Lucania dal fitto oneroso e con contratto in scadenza a fine dicembre. A tentare di provvedervi in largo anticipo era stata la stessa Provincia che, a maggio 2011, aveva proceduto con un'indagine di mercato ad evidenza pubblica per individuare due immobili da prendere in locazione. Due le offerte pervenute: una dalla stessa società attuale proprietaria della sede di via Lisippo, scartata perché ritenuta onerosa; l'altra dalla società casa di cura “Bernardini” che proponeva un canone annuo di 372 mila euro più Iva, considerata favorevolmente. Deliberato in tal senso e sottoscritto il relativo accordo, la proprietà dell'immobile di via Falanto ha presentato al Comune un progetto di ristrutturazione e cambio d'uso da casa di cura in edificio scolastico, atti preliminari all'agibilità che è anche la condizione per la definizione del contratto finale. Ma chiamato a deliberare sulla proposta, nella seduta del 22 maggio scorso, il Consiglio comunale ha rinviato ogni decisione al prossimo. La questione finisce così all'attenzione dell'associazione “L'altra Taranto. Sì al cambiamento”, a firma di Angela Mignogna, e del consigliere comunale Dante Capriulo che, esprimendo una serie di perplessità in ordine alle scelte fatte dalla Provincia, hanno posto al commissario della Provincia di Taranto, Mario Tafaro, un problema di utilizzo del danaro pubblico.
              Per i mittenti della lettera appare infatti oneroso l'impegno contrattuale rinnovabile di sei anni in sei anni e comprensivo di previsioni di penali in caso di rescissione anticipata. Penali che vanno dai 2.610.000 euro se si recede entro il 12esimo anno fino all'azzeramento di ogni penale se si recede dopo il 34esimo anno. Provincia e Comune di Taranto (che a breve erediterà la competenza anche sulle scuole superiori della città) dovrebbero invece collaborare - dicono Mignogna e Capriulo - per razionalizzare le sedi esistenti e persino per realizzarne di nuove. Considerando, inoltre, che i quasi 450 mila euro annui (il costo del nuovo fitto ipotizzato) indicizzati per i prossimi 30 anni rappresentano una cifra importante. Con molto meno si potrebbe costruire un nuovo edificio idoneo ed adeguato alle esigenze di un liceo artistico (l'immobile di via Falanto viene peraltro ritenuto per nulla adeguato). Anzi, ricordano a tal proposito Mignogna e Capriulo, “già esiste l'inizio della costruzione di una scuola, in località Taranto-Salinella, che doveva essere destinata a liceo artistico, poi abbandonata ed oggi monumento alla inefficienza della pubblica amministrazione”.

              articolo di Maria Rosaria Gigante
              pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 29 Maggio 2013

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              • #37
                Caso Palazzo degli Uffici: “trattativa” con Opere Pie

                Caso Palazzo degli Uffici: “trattativa” con Opere Pie
                Il nodo è sull'uso dei locali di piano terra

                Caso - Palazzo degli Uffici, è partita la mediazione. Il Comune di Taranto, infatti, ha già avviato una trattativa con l'istituto Opere Pie. Obiettivo, manco a dirlo, superare l'ultimo ostacolo che si frappone per spianare la strada alla realizzazione e riqualificazione dello storico immobile che domina la centralissima piazza della Vittoria. Come, forse, si ricorderà l'istituto aveva posto alcuni paletti, di natura economica, sull'utilizzo da parte del concessionario dei locali posti al piano terra dell'edificio che, sino a qualche settimana fa, ospitava il liceo classico Archita.
                Dieci anni fa, in realtà, un accordo tra Comune, proprietario dell'immobile, ed Opere Pie era stato raggiunto che poi, però, è stato di fatto rimesso in discussione. Per essere più chiari, l'istituto è proprietario di alcuni locali ubicati al piano terra dell'immobile in cui, peraltro, insistono due storici esercizi commerciali. I commercianti, e la cosa li è stata comunicata da tempo, da lì devono andar via per consentire al concessionario (consorzio Aeders) di svolgere senza problemi i previsti lavori di ristrutturazione. Lavori, al termine dei quali, non solo verrà ristrutturato Palazzo degli Uffici, dando finalmente una sede decorosa al liceo Archita, ma verranno anche creati degli spazi per gli uffici comunali e, inoltre, verrà costruito un albergo di lusso dotato di circa 55 stanze.
                Comune ed Opere Pie, dunque, come si diceva, si sono incontrate già un paio di volte per tentare di trovare un'intesa.
                Dal verbale stilato al termine dell'ultima riunione, che la Gazzetta ha potuto visionare, si legge che “le Opere Pie hanno chiesto alla direzione Lavori pubblici di produrre documentazione necessaria al corretto inquadramento dell'intera vicenda ed, in particolare, hanno chiesto di depositare i verbali di consegna dei locali posti al piano terra di Palazzo degli Uffici, la documentazione - si riporta testualmente - attestante lo spostamento della scuola dai locali ubicati al piano ammezzato, la deliberazione di giunta riferita alla destinazione d'uso dei locali al piano ammezzato, la documentazione tecnica relativa alla determinazione delle superfici del piano in questione”. Ed ancora: “Ai fini - si legge ancora dal verbale - dalla determinazione della somma da corrispondere alle Opere Pie per l'utilizzo dei locali in diritto di usufrutto, tanto il Comune di Taranto (rappresentato dall'assessore ai Lavori pubblici, Lucio Lonoce e dal dirigente Aniello Moccia) quanto le Opere Pie hanno concordato di conferire incarico all'Agenzia del territorio”. Saranno, dunque, gli uffici di quello che un tempo si chiamava Catasto a decidere il valore economico di quei locali posti al piano terra di Palazzo degli Uffici.

                articolo di Fabio Venere
                pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Martedì 18 Giugno 2013

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                • #38
                  Riferimento: Rassegna Stampa 2013

                  Attesa finita, ragazzi
                  da oggi le prove degli esami di Maturità

                  Tra toto-traccia, ultime frenetiche ricerche in Internet, riti scaramantici vecchi e nuovi, è appena trascorsa la “notte prima degli esami”, ormai divenuta per i più un evento. E comunque sempre uno dei momenti più importanti e memorabili della carriera scolastica di ciascuno. L'esame va ripensato, ha detto nei giorni scorsi il ministro Carrozza. Pur tuttavia è una tappa che occorre affrontare. E questa mattina - mentre le previsioni meteo danno una temperatura in salita al Sud - nelle aule scolastiche di Taranto e provincia saranno in 5.604 gli studenti pronti ad affrontare la prima prova scritta, quella di italiano, la traccia che ancora oggi crea dibattito nel Paese. Che racconta cosa gli adulti - gli esperti del ministero - si attendono che le giovani generazioni sappiano e come i giovani, con le loro scelte e preferenze, si misurano con i temi ufficiali.
                  Sono, dunque, 5.604 gli studenti del quinto anno delle scuole superiori, dai quali occorrerà sottrarre coloro che non sono stati ammessi. Gli studenti interni sono 5.392, gli esterni 212. Le commissioni, composte da tre membri esterni e tre interni, sono 139. Oggi la prova di italiano - nelle quattro tipologie di analisi del testo, articolo di giornale-saggio breve, tema di ordine storico, tema di ordine generale - avrà la durata di 6 ore. Anche quest'anno l'invio delle tracce avverrà tramite il cosiddetto “Plico telematico” e non più attraverso fascicoli cartacei. Le prove saranno disponibili sul sito del ministero www.istruzione.it dopo le 14, quando gli studenti avranno terminato la prova. Il cosiddetto bonus maturità introdotto quest'anno, da 1 a 10 punti, verrà attribuito esclusivamente ai candidati che hanno ottenuto un voto all'esame di stato almeno pari a 80/100.
                  Questa la suddivisione dei 5.600 studenti tarantini: gli studenti dei licei sono 2.159 (di cui 2.122 nelle scuole statali, 37 in quelle paritarie), più 21 privatisti. Segue l'istruzione tecnica con 2.011 studenti (di cui 1.638 nelle scuole statali, 373 nelle paritarie) e 125 privatisti. Quindi, l'istruzione professionale con 1.031 candidati (di cui 1.022 nelle scuole statali, 9 nelle paritarie) più 58 privatisti. Completano il quadro gli studenti della maturità artistica: gli studenti interni sono 5.392 (di cui 4.973 nelle scuole statali e 419 nelle paritarie) più 8 privatisti. Dopo la prova di italiano, gli studenti si cimenteranno domani con la seconda prova scritta, grafico o scritto-grafica. Lunedì 24, invece, terza prova scritta. Dalla settimana prossima via agli orali.


                  LA POLEMICA: DOMANI SI VOTA PER BARI. IN CORSA DA TARANTO C'È ANCHE ANTONIO FELICE URICCHIO
                  “Non sponsorizzi i candidati rettore la politica si occupi dell'Università”
                  Link: Pd e Pdl riflettano sui provvedimenti distruttivi di questi anni
                  Dichiarano di non avere alcunché contro nessuno dei candidati alla nomina di rettore dell'Ateneo di Bari (primo round di elezione domani - ndr), né tanto meno potrebbero avercela proprio con il candidato tarantino, il prof. Antonio Felice Uricchio, ma alla vigilia delle votazioni gli studenti del Link Taranto intervengono per stigmatizzare l'ingresso a gamba tesa nei giorni scorsi di alcuni esponenti locali del Pd e del Pdl a favore di uno dei sette candidati alla carica di rettore, quindi una faccenda prettamente interna all'Università. “Ciò che ci lascia perplessi - afferma la coordinatrice provinciale del Link, Mara Pavone - è che i politici locali, i quali hanno sempre taciuto sulla situazione del Polo Jonico (tranne nei casi di emergenza che si sono presentati negli ultimi tempi ma solo perché sollecitati dalla possibile chiusura dei corsi di laurea), e che inoltre non hanno mai ostacolato tutti quei provvedimenti che hanno danneggiato il Polo Jonico, oggi rilasciano dichiarazioni di sostegno per un candidato rettore”. È contro la politica che gli studenti puntano il dito: “Se il Polo Jonico ha subito in questi anni, e soprattutto negli ultimi mesi, un taglio dell'offerta formativa ed un calo dei fondi per le strutture, le cause sono state la riforma Gelmini, i tagli al fondo di finanziamento ordinario dell'Università pubblica, il decreto Profumo. Il Pdl è stato promotore di una parte di queste misure ed il Pd non ha mai fatto un ferrea opposizione. Ricordiamo inoltre che il Governo Monti, appoggiato da Pd e Pdl, ha emanato il decreto Profumo che ha dato il colpo di grazia ad alcuni dei corsi di laurea di Taranto (triennale di Giurisprudenza e di Scienze della formazione, magistrale in Ingegneria elettronica del Politecnico)”. La politica, dunque, dicono gli studenti, grande assente dal dibattito pubblico sull'Università. Un intervento dei partiti sarebbe, invece, auspicabile all'interno di una discussione sull'Università pubblica, sui temi del suo sviluppo e sulla soluzione dei problemi. “I politici locali dovrebbero fare pressioni sui rispettivi partiti per ricostruire ciò che i provvedimenti degli ultimi anni hanno distrutto. È questo il loro ruolo - insistono gli studenti -, non appoggiare un candidato rettore rispetto ad un altro, anche perché un rettore può essere anche in gamba, ma se si continuano a tagliare fondi per l'Università e fare decreti che determinano la chiusura dei corsi di laurea, può fare ben poco per mantenere l'offerta formativa e la qualità dei servizi”.



                  LE NOMINE: NOVITÀ PER IL DIPARTIMENTO DI STUDI GIURIDICI ED ECONOMICI CON SEDE ALLA EX ROSSAROL
                  E alla guida di tre corsi di laurea si insediano tre professoresse
                  Sono Paola Caputi Jambrenghi, Daniela Caterino e Laura Tafaro

                  All'insegna del “rosa” le recenti elezioni per la nomina dei nuovi coordinatori dei corsi di laurea tarantini. Tre donne sono state, infatti, le docenti elette alla guida dei corsi di studio del Dipartimento jonico di “Studi Giuridici ed Economici: società, ambiente e culture” con sede a Taranto nell'ex caserma Rossarol. Si tratta di Paola Caputi Jambrenghi, professore di Diritto amministrativo, eletta coordinatore del Consiglio di interclasse delle due lauree economiche, la triennale in Economia e Amministrazione delle aziende e la magistrale in Strategia d'impresa e management; Daniela Caterino, professore di Diritto commerciale, coordinatore del corso di laurea Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, e Laura Tafaro, professore di Diritto privato, che presiederà il corso di laurea triennale in Scienza e Gestione delle attività marittime, istituito in convenzione con la Marina Militare. Caputi Jambrenghi, Caterino e Tafaro sono tre docenti giovani ma già con un curriculum accademico di tutto rispetto. I nuovi coordinatori si insedieranno nei prossimi giorni alla guida dei tre consigli.
                  Alla squadra formata dalle tre docenti - si legge in una nota - il compito, quanto mai impegnativo, di guidare e organizzare le attività didattiche dei quattro corsi di laurea già istituiti ed operanti presso il Dipartimento Jonico, cui dall'anno accademico 2013-2014 si aggiungerà la nuova laurea triennale in Scienze dell'Amministrazione e della comunicazione nelle organizzazioni. È, infatti, questa una parte dell'offerta formativa assicurata dall'Ateneo di Bari a Taranto dal prossimo anno accademico. Ma con queste nuove energie in campo, la sede jonica dell'Ateneo barese si prepara di fatto a rafforzare e rinnovare la sua offerta didattica per offrire agli studenti un servizio di qualità sempre più elevata. Viva soddisfazione, intanto, è stata espressa per le nomine dal direttore del Dipartimento Jonico, Antonio Felice Uricchio, già preside della seconda facoltà di Giurisprudenza (le facoltà sono state poi superate con la nuova organizzazione dipartimentale) ed oggi in corsa per l'elezione alla carica di rettore dell'Università di Bari. Insomma, le nomine delle tre docenti una bella soddisfazione professionale, ma anche un bel primato per il Polo universitario jonico.

                  articoli di Maria Rosaria Gigante
                  pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 19 Giugno 2013

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                  • #39
                    Roma ferma il nuovo corso di laurea a Taranto

                    Roma ferma il nuovo corso di laurea a Taranto
                    “In Scienze dell’amministrazione e comunicazione troppe materie giuridiche”

                    Ci sono carenze nel processo di progettazione e costruzione del nuovo corso di laurea interclasse in «Scienze dell’amministrazione e comunicazione nelle organizzazioni» con cui il Dipartimento jonico in Sistemi giuridici ed economici e quello barese in Scienze della formazione avevano tentato per il prossimo anno accademico di salvare qualcosa della vecchia offerta formativa in Scienze della comunicazione e dell’animazione socio-culturale (già Scienze della comunicazione). Su indicazione negativa dell’Anvur (l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), il ministero della Pubblica istruzione e Università non ha accreditato il nuovo corso di studi. Il decreto «taglia-sedi» dell’ex ministro Francesco Profumo (decreto 47 del 30 gennaio 2013) ha penalizzato così il polo jonico e «censurato » la novità. Per il resto, invece, l’intero pacchetto dell’offerta formativa proposta dall’Ateneo barese è stato mantenuto.
                    La «tegola» cade nel bel mezzo delle procedure per l’elezione del nuovo rettore alla cui carica è candidato il direttore del Dipartimento jonico in Sistemi giuridici ed economici, Antonio Uricchio, risultato il più suffragato al primo turno (ieri e oggi c’è il secondo turno). «Sicuramente una valutazione ingenerosa, c’è delusione, è inevitabile, ma prendiamo atto e vedremo ciò che sarà possibile fare » commenta Uricchio che preferisce guardare, piuttosto, al complesso dell’offerta approvata ed accreditata - e non solo su Taranto - facendo tirare un sospiro di sollievo rispetto ai timori generati dalle richieste stringenti del decreto Profumo. «Ne ho parlato col rettore Corrado Petrocelli - dice Uricchio riferendosi all’accreditamento negato -. Decideremo il da farsi al più presto. Sicuramente produrremo una nostra memoria e, comunque, se ci avessero chiesto chiarimenti in ordine alle osservazioni mosse, avremmo fornito ogni informazione utile. Comunque, non è pregiudicato nulla. Nella peggiore delle ipotesi, riproporremo il prossimo anno quel corso di laurea magari tenendo conto delle osservazioni fatte».
                    Intanto, quanto al profilo individuato per le competenze previste a conclusione del ciclo di studi, Uricchio precisa: «Sostanzialmente ci si contesta una prevalenza di materie giuridiche, ma credevamo di aver individuato una soluzione valida tenendo conto proprio di quelle che sono le competenze richieste dal mondo del lavoro. Per questo i profili professionali esprimono competenze volutamente distinte in funzione del percorso a ipsilon rovesciata in cui al terzo anno i corsisti possono seguire indirizzi giuridico amministrativi iscrivendosi alla magistrale in Giurisprudenza o a quella di Scienze della comunicazione ». Ma anche le altre osservazioni mosse, come l’inadeguatezza della strutture se dovessero esserci molte immatricolazioni, lasciano perplessi: «La sede che ospiterà il corso (il convento San Francesco-ex Rossarol in Città vecchia) è una delle più belle e importanti d'Italia - replica Uricchio -, certamente in grado di ospitare il numero degli studenti che potrebbe iscriversi. Inoltre siamo in attesa della realizzazione di alcuni piccoli lavori da parte del Comune che ci consentiranno di avere qualche locale in più». Quanto poi alla mancanza di indicazione del referente del corso di studi, la replica è fin troppo scontata: «Il coordinatore del corso va eletto dopo che il corso viene attivato e trattandosi di un corso di nuova attivazione, le elezioni non potevano celebrarsi prima».
                    A mitigare in qualche modo la delusione di ieri, la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (numero 77 del 6 giugno scorso) del progetto “Formazione manageriale e accompagnamento consulenziale” promosso da Confindustria Taranto con il Dipartimento jonico.


                    COME L’ANVUR MOTIVA IL SUO NO
                    “Non è sufficientemente chiara la relazione tra offerta e domanda di formazione”
                    Ma cosa dice l’Anvur in merito al corso di studi in “Scienza dell’amministrazione e comunicazione nelle organizzazioni” (corso interclasse, L-16 Scienze dell’amministrazione e dell’organizzazione; L-20 Scienze della Comunicazione)? Così, sintetizzando punti di forza e debolezza, opportunità e rischi rilevati, si pronuncia il presidente dell’Anvur, professor Stefano Fantoni: “La relazione tra offerta e domanda di formazione non è espressa con sufficiente chiarezza. Le due figure professionali non sono definite in modo preciso e risultano essere sostanzialmente molto simili”. Ed ancora: “Le tre aree di apprendimento sono l’aggregato degli insegnamenti che ad esse sono associati e quindi non permettono di cogliere il significato dei descrittori di Dublino (i profili accademici in funzione degli sbocchi occupazionali - ndr). Le strutture dedicate non risultano adeguate se il corso di studi dovesse attrarre un elevato numero di immatricolati (comunque inferiore al massimo sostenibile)”. Infine: “Manca l’indicazione del referente del corso di studi”.
                    Non mancano indicazioni e raccomandazioni nell’ipotesi di una ripresentazione di un’analoga proposta in un successivo anno accademico ai fini di un futuro accreditamento. “Si raccomanda alla struttura proponente - si legge nella scheda - anzitutto di approfondire la riflessione ed il dialogo con gli interlocutori in modo da perfezionare un progetto che sia effettivamente sostenibile e che dimostri una maggiore aderenza alla domanda di formazione”. Ed ancora, “si consiglia - si legge ancora - di delineare meglio le aree di apprendimento e di definire in modo più preciso le funzioni e le competenze delle figure professionali che il corso di studi intende formare”.
                    Accreditati, infine, tutti gli altri corsi di laurea già esistenti: Scienze dei Beni Culturali per il turismo, Economia e amministrazione per le aziende, Scienze e gestione delle attività marittime (d’intesa con la Marina Militare), Informatica e comunicazione digitale, Scienze ambientali, Infermieristica, Fisioterapia, Giurisprudenza, Strategia d’impresa e management. L’offerta formativa a Taranto si completa con i corsi nell’area ingegneristica erogati dal Politecnico di Bari.

                    articoli di Maria Rosaria Gigante
                    pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 27 Giugno 2013

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                    • #40
                      A Taranto ieri il primo discorso del nuovo rettore di Bari

                      E gli studenti regalano a Uricchio un’altra festa
                      A Taranto ieri il primo discorso da nuovo rettore di Bari
                      “L’Università apra al territorio e cerchi il sostegno sociale”

                      Il giorno dopo la sua elezione a nuovo Rettore che per sei anni dal prossimo anno accademico, da novembre, reggerà le sorti dell’Università di Bari, il professor Antonio Felice Uricchio è a Taranto, nell’ex caserma Rossarol, oggi sede dei corsi di laurea in Giurisprudenza, Lettere e Scienze della Formazione. Nel suo ruolo di direttore del Dipartimento jonico in Sistemi giuridici economici, è qui alla lezione inaugurale della seconda edizione del corso «Donne, politica ed istituzioni» (finanziato dalla Ue). Più tardi sarà regolarmente presente a far sostenere gli esami agli studenti del suo corso ad Economia. Ma l’accoglienza e i festeggiamenti tributatigli sono frizzanti e contagiano l’atmosfera.
                      Sulla scia di quello che è avvenuto la sera prima anche fuori dall’Ateneo, per strada a Bari, studenti, docenti e personale tutto del Polo universitario jonico, ma anche tanti amici, sono presenti all’ex Rossarol per salutarlo e fargli gli auguri con affetto. Mentre il prof. Uricchio percorre via Duomo, prima di infilarsi nel portone d’accesso alla Rossarol, non manca il coro degli studenti: «Sei uno di noi...». Ma anche all’interno del chiostro, è un tripudio di applausi e striscioni. Poi, portato giù lo striscione appeso al cornicione dell’atrio interno, un folto gruppo di studenti si fa fotografare: «Antonio 6 Magnifico». Con chiara allusione alla modalità con cui formalmente dal prossimo 1° novembre dovranno rivolgersi a lui, rettore magnifico appunto. Intanto, proprio il calore di queste ore paiono essere la cifra di un successo costruito con impegno nel corso degli anni, intessuto con una fitta rete di relazioni e rapporti umani con le persone e con le istituzioni.
                      In sostanza, un rapporto di fiducia tradottosi - come è scritto su un altro cartellone che campeggia nel centro dell’atrio della Rossarol - in «866 sì» (tanti, infatti, sono stati i voti conquistati) di consenso interno giunto dal 57% degli elettori. Così, con naturalezza, la lezione inaugurale del secondo corso «Donne, politica ed istituzioni» si trasforma in occasione in cui, a solo poche ore di distanza dal responso dell’urna, Uricchio tiene il suo primo discorso da rettore.
                      Parte proprio dalle perplessità iniziali su una candidatura che giungeva dal Dipartimento più giovane (quello jonico appunto). «Ma ho sempre detto che il rettore deve essere di tutti e che i consensi non devono conoscere steccati - dice Uricchio -. Se si propongono idee, progetti, modelli, il consenso può venire da tutte le aree. E così è stato. Questo risultato è un successo incredibile che va al di là delle più rosee aspettative, giunto da tutte le aree e indipendentemente dalla presenza di candidati ideali ritenuti preferiti. Certo - aggiunge Uricchio -, io porto con me lo zoccolo duro della sede di Taranto diventato un modello di progetto. Un modello che ha raccolto una condivisione sociale che alcuni hanno anche criticato ritenendo che u n’Università non debba giovarsi del sostegno sociale. Io dico, invece, che il sostegno sociale è persino più importante di quello degli aventi diritto al voto perché u n’Università deve vivere nel territorio. Ed allora, il consenso sociale supporta il consenso interno. Un’Università che si apre al territorio e promuove se stessa: ecco questa è la nostra idea di Università che qui a Taranto abbiamo sperimentato e per la quale abbiamo lavorato con tutti».
                      Ma nel «Modello-Taranto» c’è spazio, soprattutto, per una Università «innervata da valori forti». Ad Uricchio piace infatti rammentare la decisione di dare nomi e non numeri alle aule della sede della Rossarol, nomi che richiamano valori forti come la legalità, la tutela del lavoro, la tutela ambientale. «La nostra - dice Uricchio - è una sede che promuove valori, in primo luogo quello che è nel nostro Dna, la legalità. Da qui nasce un modello di Università aperta al dialogo, che promuove se stessa, guarda allo sviluppo del territorio, promuove occupazione. Per noi, ricerca e didattica hanno senso solo se proiettate nel contesto in cui ci troviamo. Questo - conclude - è stato il modello condiviso, il senso della campagna elettorale. La cosa bella generata è l’entusiasmo vissuto ancora oggi, un entusiasmo venuto, soprattutto, dai giovani».



                      “Lascio il ruolo di direttore ma a Taranto insegnerò”
                      Uricchio: il deficit si è ridotto, adesso faremo nuovi sforzi
                      Il polo tarantino può crescere ma serve l’impegno locale

                      “Il futuro mi interessa, è lì che intendo passare i prossimi anni”. Antonio Uricchio prende in prestito una citazione per focalizzare il senso del suo impegno dei prossimi sei anni nel ruolo di rettore (appena eletto) dell’Ateneo di Bari. Un rettore che giunge dalla sede decentrata, giovane e bistrattata, di Taranto. Sede che riceve così anche un riconoscimento indiretto.

                      Ma ora che succede, professore? Va via da Taranto?
                      “No, non lascio Taranto. Certo, il ruolo di direttore di dipartimento sarà incompatibile col ruolo di rettore. Ma continuerò ad insegnare qui.”

                      Il primo problema che dovrà affrontare sarà quello del deficit di bilancio dell’Ateneo nel suo complesso?
                      “Intanto, non è un problema nuovo questo. Intendo dire che siamo nel pieno del piano di rientro e che da 70 milioni di euro, il deficit si è ridotto a poco più di 20 milioni. Oltre al risanamento, stiamo portando avanti un forte rilancio della nostra Università che deve diventare sempre più attrattiva e acquisire maggiori risorse”.

                      Ecco, cosa intende fare?
                      “Occorre muoversi su più piani, cercando di acquisire sia fondi europei che fondi nazionali, incidendo sui criteri di riparto del Fondo di finanziamento ordinario delle Università che vede fortemente penalizzate le Università meridionali, mirando a fondi finalizzati a progetti specifici. Ed ancora, occorre sburocratizzare, dialogare col sistema produttivo ed occorre ottimizzare la spesa...”.

                      Insomma, un arduo compito...
                      “Si, ma sono fiducioso. D’altro canto l’Università di Bari non è in default, non ha indebitamenti esterni e, come già detto, il deficit si è ridotto negli ultimi anni. Sicuramente, attraverso una corretta gestione economico-finanziaria, ma anche una gestione del patrimonio immobiliare, il problema può essere affrontato”.

                      C’è poi chi vede proprio le sedi decentrate, come quella jonica, appunto, un ulteriore problema da razionalizzare...
                      “Il polo di Taranto non è un problema, ma una risorsa. Lo è stata in questi anni di forte azione sul territorio e nel corso dei quali il numero degli iscritti è cresciuto. Il polo jonico può crescere ancora, ma occorre che non siamo lasciati soli. Abbiamo bisogno di essere sostenuti e di avere l’attenzione degli enti locali”.

                      C’è, però, un accordo di programma...
                      “Inattuato e che deve essere mantenuto, lo so. È un impegno”.

                      Può giovare alla causa sostenere l’idea di una Fondazione che sostituisca il Consorzio universitario jonico, ormai inattivo da anni?
                      “È una cosa da discutere con gli enti territoriali. L’accordo di programma non esclude che si vada verso l’istituzione di enti che promuovano il superamento della fase di stallo del Cuj. Ma ancora una volta, occorre che non siamo lasciati soli”.

                      Qual è il sogno che ha nel cassetto e che ora è pronto a tirare fuori?
                      “È scritto nel programma, è in tutte quelle speranze di futuro a favore dei nostri giovani. Quello che mi piacerebbe realizzare è una Università più giovane e più nuova che sappia guardare lontano. Per farlo, occorre che si sia in grado di offrire non solo speranza, ma anche certezze. È da qui che dobbiamo partire”.

                      articoli di Maria Rosaria Gigante
                      pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Sabato 6 Luglio 2013

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                      • #41
                        Politecnico e Università ora “respirano”

                        Politecnico e Università ora “respirano”
                        Nell’assestamento di bilancio, la Regione trova risorse per un milione e 800mila euro

                        Nelle pieghe del bilancio regionale trovate le risorse per salvare il polo universitario di Taranto e non cadere nella mannaia del decreto Profumo che ha posto, sin dal prossimo anno accademico, criteri molto più rigidi per le sedi decentrate. Risorse pari a 1 milione e 800 mila euro consentiranno al Politecnico di Bari di assumere 21 tra docenti e ricercatori da destinare alla sede di Taranto. La restante somma, invece, servirà a coprire il fabbisogno di una decina tra docenti e ricercatori da assumere per la sede decentrata dell’Università di Bari. Erano stati questi i calcoli fatti dal rettore dell’Università, Corrado Petrocelli, e dal preside della ex facoltà di Ingegneria del Politecnico, Gregorio Andria. Con un emendamento a firma dei consiglieri regionali Michele Mazzarano (Pd) e Arnaldo Sala (Pdl), sottoscritto da tutti i consiglieri tarantini oltre che da Sergio Blasi del Pd e Ignazio Zullo del Pdl, la Giunta regionale ieri ha modificato l’articolo 16 del Disegno di Legge di assestamento e prima variazione di Bilancio innalzando a 4 milioni e 300 mila la
                        destinazione di risorse verso le Università di Taranto e Foggia, di cui sostanzialmente 1 milione e 800 mila sono le risorse richieste per Taranto.
                        “Negli anni della destrutturazione della Università pubblica e del tentativo di smantellamento delle sedi decentrate - ha dichiarato Mazzarano -, la Regione, con il contributo di tutti i consiglieri jonici, dimostra di avere a cuore l’Università di Taranto”. Per il consigliere regionale Anna Rita Lemma (Pd), è “un obiettivo costruito lungo tappe ben delineate, e progressivamente incasellate, nel mosaico oggi finalmente licenziato a favore del territorio tarantino”. Commenta infine Sala del Pdl: “Una grande vittoria di squadra: quando i tarantini si uniscono e, coesi, fanno squadra riescono ad ottenere importanti risultati”.

                        articolo di Maria Rosaria Gigante
                        pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 01 Agosto 2013

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                        • #42
                          Si torna a scuola e per tanti la novità della settimana corta

                          Si torna a scuola e per tanti la novità della settimana corta
                          Concorsi, prof. chiamati in contemporanea in più province
                          “Quest’anno lavoreranno nella sede scelta, poi verranno trasferiti”

                          Torneranno sui banchi di scuola quasi tutti entro la prossima settimana gli studenti delle nostre scuole dove sempre più frequentemente si sperimenterà in questo nuovo anno scolastico la novità della settimana corta.
                          Invece già dal 2 settembre (e già nell’ultima settimana di agosto nelle secondarie superiori dove gli studenti hanno effettuato le prove per il superamento dei debiti scolastici) i docenti sono tornati per mettere punto l’organizzazione, anche didattica, del nuovo anno. Però la macchina organizzativa amministrativa con gli uffici scolastici centrali e periferici era già in moto da parecchio con il grosso delle operazioni già concluse e altre ancora da completare nei prossimi giorni.
                          Ecco la panoramica sui problemi d’avvio del nuovo anno scolastico che la segretaria provinciale dello Snals, Elvira Serafini, e della Cisl Scuola, Mimma Vozza, aiutano a fare. Entrambe, non meno dei loro colleghi delle altre organizzazioni sindacali, “stremate” per gli effetti prodotti nell’ultima settimana di agosto dal pur encomiabile sforzo dell’Ufficio scolastico regionale della Puglia di chiudere entro l’estate - una delle poche regioni in Italia - la complessa partita degli ultimi concorsi a cattedra e procedere con le nomine in ruolo di docenti dalle graduatorie dei concorsi e dalle graduatorie ad esaurimento (a Taranto 106 il numero totale, rispettivamente 56 e 50). Vozza (Cisl) parla di “caos concorsi”, Serafini (Snals) di “disastro”.
                          “il fine nobile di velocizzare le operazioni per consentire le immissioni in ruolo dall’1 settembre e far coincidere il ruolo giuridico con quello economico - dice Serafini - ha prodotto delle defaillance nel sistema con gente chiamata contemporaneamente in più province quando posizionati su più classi di concorso o graduatorie”.
                          Concorda Vozza: “Noi apprezziamo lo sforzo dell’Ufficio regionale di stare nei tempi ma c’è amarezza per le disfunzioni che si sono determinate nella scelta del tipo di ruolo e di provincia. Il rischio è ora, almeno per quanto risulta alla nostra struttura interprovinciale (Taranto e Brindisi), una trentina-quarantina di ricorsi con prof che lavoreranno sicuramente quest’anno nella scuola scelta, ma che il prossimo potrebbero già essere altrove”.
                          Localmente, poi, a questo problema che accomuna tutte le province pugliesi si aggiungono le conseguenze per la mancata designazione di un nuovo dirigente provinciale dopo il pensionamento dall’1 settembre del preside Francesco Capobianco, “il cui lavoro finalizzato a lasciare tutto in ordine - evidenzia Serafini - è stato apprezzato da tutte le organizzazioni sindacali. L’attuale vacatio sta generando una certa confusione perché ci sono una serie di ulteriori operazioni da effettuare e decisioni che non può neppure assumere la funzionaria Serafina Boccuni che, contestualmente alla presenza del dirigente Capobianco, aveva la delega alla firma ed il ruolo di vicaria. È del 5 settembre scorso - aggiunge Serafini - il bando di concorso rivolto ai dirigenti scolastici perché presentino entro il 13 settembre le loro candidature, ma il posto messo a bando è uno e le sedi vacanti in Puglia sono tre (Taranto, Brindisi e Lecce) per cui ci chiediamo come sarà articolato questo incarico”.
                          Entrando poi più nello specifico degli organici, non sono poche le questioni che dovranno essere affrontate nelle scuole. Sostegno: agli 801 posti dell’organico di diritto sono stati assicurati 187 posti aggiuntivi e 163 deroghe che hanno consentito di portare da 2,15 a 1,84 il rapporto studenti-docente di sostegno, un rapporto giudicato ancora “insoddisfacente”. Un’altra cinquantina di deroghe è stata chiesta nei giorni scorsi a dimostrazione del continuo numero di studenti con diagnosi nelle scuole. “Questo - dice Mimma Vozza - ci racconta anche di una sempre maggiore attenzione e minore reticenza da parte delle famiglie anche conseguentemente al fatto che, con prime classi nella primaria anche di 29-30 alunni, le cosiddette classi pollaio, sono gli stessi insegnanti a non poter più fare fronte a situazioni di difficoltà e, quindi, a sollecitare una diversa e più condivisa presa in carico degli alunni con disabilità”.
                          Da non sottovalutare, inoltre, che il pur necessario ricorso alle deroghe comporta la nomina di personale a tempo determinato, “che - commenta Vozza - non dà garanzia di continuità ai bambini”. Ed ancora, a creare disagi nelle scuole la mancata immissione in ruolo di assistenti amministrativi e tecnici (una trentina le unità bloccate, anche con 20 anni di anzianità, dal decreto Monti sui docenti inidonei che potevano transitare su questo altro profilo) e le nomine dei collaboratori scolastici su posti vacanti (“una disponibilità che non risponde alle reali esigenze scolastiche”). Su tutto ciò grava, infine, una situazione che coinvolge tutti gli operatori scolastici, senza contratto da 7 anni, ed il blocco delle pensioni che costringe ancora in cattedra docenti sempre più anziani. Anche per questo la previsione di autunno caldo sul fronte sindacale interessa proprio tutti.


                          I VERTICI DELLE SCUOLE: SETTE SONO I VINCITORI DI CONCORSO CHE SONO STATI NOMINATI IN ALTRETTANTE STRUTTURE
                          Dirigenti e reggenti, ecco tutte le nomine
                          Sette nuovi dirigenti scolastici vincitori di concorso nominati in altrettante scuole tarantine. Sette, invece, le scuole sottodimensionate andate in reggenza, vale a dire affidate a dirigenti di altre scuole. Questi i dirigenti di nuova nomina con le relative scuole assegnate: Nicola Latorrata (istituto comprensivo Severi di Crispiano), Patrizia Nesi (Giovanni XXIII di Statte), Maria Caterina Vignola (Marconi di Palagianello), Bianca De Gennaro (Giannone di Pulsano), Anna Laguardia (Prudenzano di Manduria), Gerardo magro (De Amicis di Taranto), Alessandra Sirsi (Bonsegna di Sava).
                          Questi, invece, i dirigenti a cui sono state affidate in reggenza le scuole sottodimensionate: Preneste Anzolin (San Giovanni Bosco di Ginosa), Alessandro Calabrese (Grazia Deledda di Ginosa), Vita Maria Surico (Istituto superiore Marisa Bellisario di Ginosa), Vincenzo Calabrese (Leone di Ginosa Marina), Adele Quaranta (Istituto professionale per i Servizi sociali Alfonso Motolese di Martina Franca), Vito Giuseppe Leopardo (Istituto superiore Sforza di Palagiano), Elisabetta Scalera (scuola media Ugo De Carolis di Taranto), Gennaro Esposito (Galilei di Taranto).

                          articoli di Maria Rosaria Gigante
                          pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Domenica 8 Settembre 2013

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                          • #43
                            Riferimento: Rassegna Stampa 2013

                            Mobilità, nasce un istituto tecnico
                            La Regione prevede la creazione di una scuola superiore per trasporti e logistica

                            Implementare infrastrutture e trasporti, nel rispetto dell’ambiente della sostenibilità, e in questa ottica guardare a Taranto, hub del transhipment (porti che dedicano più del 75% della propria attività di movimentazione al trasbordo da nave a nave), porto collocato al secondo posto a livello nazionale per la quantità di merce che riguarda la navigazione di cabotaggio, con 12 milioni di tonnellate di merci circa, nel 2011, per la navigazione internazionale.

                            La Regione Puglia individua nei trasporti, in particolare nel trasporto sostenibile, una delle due filiere (l’altra è il turismo) produttive strategiche che presentano spazi di crescita ad alto potenziale innovativo e occupazionale. E, paradossalmente, proprio mentre la multinazionale dei container, la Taranto Terminal Container, minaccia governo e Autorità di portuale di abbandonare il porto di Taranto se non sarà comunicata la data di inizio dei lavori di ammodernamento, la Regione licenzia il suo piano territoriale 2013-2015 degli interventi di istruzione tecnica superiore (i nuovi Its) e di formazione tecnica superiore (Ifts) candidando Taranto alla realizzazione di un Its nell’area della “Mobilità sostenibile”. «L’individuazione di Taranto come sede Its di trasporti e logistica – si legge nel piano – appare opportuna per il suo importante ruolo a livello nazionale ed internazionale, già testimoniato dai piani strategici regionali e dalla presenza del distretto “Trasporti e Logistica” che contava, nel 2010, 158 imprese. L’hub portuale di Taranto, per le sue caratteristiche (localizzazione, dotazione infrastrutturale, accessibilità multimodale e disponibilità di aree retro portuali) non solo è in grado di far guadagnare al sistema regionale quote di mercato del traffico intercontinentale passante per il Mediterraneo, ma si propone come cerniera di feederaggio intermodale e filtro per lo smistamento e il consolidamento/deconsolodamento delle merci».

                            E Taranto, per una volta, non si fa trovare impreparata alla proposta. Prende il via già domani, infatti, il tavolo tecnico per la nascita della fondazione «Ar. Ca.», soggetto propedeutico alla creazione a Taranto del primo Istituto Tecnico Superiore. All’iniziativa, promossa da due istituti superiori e soci fondatori, gli istituti Archimede e Cabrini, hanno già aderito il centro di formazione professionale Programma Sviluppo, l’Università e il Politecnico di Bari e diverse aziende del territorio. I soci fondatori, però, puntano ad allargare questa rete territoriale.

                            L’offerta formativa, nelle sue diverse tipologie, è rivolta prioritariamente ai giovani e adulti, non occupati o occupati, che vogliono acquisire competenze tecniche e professionali per inserirsi in modo qualificato nel mondo del lavoro, rispondendo alla domanda di tecnici specializzati delle imprese. I percorsi realizzati dagli istituti tecnici superiori Its avranno una durata biennale. L’offerta formativa è finalizzata al conseguimento dei diplomi di Tecnico superiore relativi alle figure nazionali di riferimento di cui al decreto interministeriale 07/09/2011. L’altro Its che la Puglia ha previsto di istituire riguarda, come già detto, l’area delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali ed il turismo, ambito del quale candida in prima istanza la provincia di Lecce, pur non escludendo il Gargano, la Valle d’Iria e la Murgia. Con una precedente programmazione, la Puglia aveva già istituito i suoi primi Its, presso il Fermi di Francavilla (settore aerospazio), il Cuccovillo di Bari (area nuove tecnologie per il made in Italy, sistema meccanico-meccatronico), ed a Locorotondo (area nuove tecnologie per il made in Italy, settore produzioni agroalimentari).

                            articolo di Maria Rosaria Gigante
                            pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Domenica 20 Ottobre 2013

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                            • #44
                              Palazzo degli Uffici, sospesi i lavori di ristrutturazione

                              Palazzo degli Uffici, sospesi i lavori di ristrutturazione
                              L’impresa esecutrice vanta dal consorzio crediti per 1,8 milioni

                              Palazzo degli Uffici, sospesi i lavori. La C&G, società esecutrice dei lavori di ristrutturazione, ha comunicato lo scorso 9 ottobre alla direzione Lavori pubblici del Comune di Taranto di interrompere le attività nel cantiere dello storico immobile che domina piazza della Vittoria. Il motivo? L’impresa di Mesagne lamenta di dover incassare una cospicua somma di denaro non già dall’Amministrazione comunale ma dal consorzio aggiudicatario, con il modello del progetto di finanza, dei lavori. Nella breve comunicazione della C&G, infatti, si legge: “Con nota del 20 settembre 2013, l’impresa - si riporta testualmente - comunicava a codesta Amministrazione di aver eseguito in qualità di affidataria per l’esecuzione, in base alla lettera di assegnazione del Consorzio Stabile Aeders, per un totale complessivo di 3 milioni 263mila euro ma di aver ricevuto solo 1 milione 888mila euro restando creditrice di 1 milione 375mila euro”. Nella nota, l’amministrazione della società scrive anche che “nonostante i ripetuti solleciti ed il decorso del termine assegnato il consorzio è rimasto sordo ad ogni istanza. Per questo motivo, l’impresa si è vista costretta a depositare il 7 ottobre scorso un ricorso per ingiunzione di pagamento e l’impresa - scrive l’amministrazione della C&G - ha sollevato eccezione di inadempimento giustificativa dell’immediata sospensione dei lavori”.
                              In questa querelle tra l’azienda esecutrice dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione, la “C&G”, ed il consorzio aggiudicatario del progetto, Consorzio Stabile Aedars, s’inserisce anche la compravendita delle quote societarie della “Palazzo degli Uffici srl”. Ma di cosa si tratta? È la società di scopo istituita ah hoc per seguire i lavori di ristrutturazione. Bene, la “C&G” ha acquistato dal consorzio il 40 per cento delle quote di partecipazione del capitale sociale e “con contratto preliminare di compravendita, la “C&G” si è obbligata ad acquistare ed il Consorzio Stabile Aedars a vendere il restante 60 per cento delle quote di partecipazione del capitale sociale”. Ma l’Amministrazione comunale accende il “semaforo rosso” richiamandosi all’Atto aggiuntivo al contratto di concessione che ritiene che “non ci siano le condizioni normative e contrattuali per poter autorizzare la cessione delle quote societarie”. Poi, nella nota, Angelo Contessa aggiunge: “Sino ad oggi, il Consorzio Stabile Aedars - scrive Contessa - non ha inteso risolvere la questione relativa alla cessione delle quote, nonostante la disponibilità manifestata più volte da chi scrive”. La nota si conclude rassicurando il Comune che, nonostante la sospensione di ogni attività lavorativa, “con la sola esclusione delle opere provvisionali che dovranno rendersi necessarie per la sicurezza dell’edificio in questione, provvederemo alla custodia del cantiere ed alla tenuta del medesimo”.
                              Contattato dalla Gazzetta, Contessa aggiunge: “Sono davvero dispiaciuto per il disagio che stiamo recando alla città. Resto a disposizione per qualsiasi richiesta da parte dell’Amministrazione comunale”.



                              Infiltrazioni mafiose, rescissi i due contratti siglati a Milano e Lecco per le opere pubbliche
                              Il Comune milanese ha sciolto il contratto con il consorzio finito al centro di indagine Dia
                              In Consorzio Aedars, aggiudicatario dei lavori a Palazzo degli Uffici, intanto, finisce a Milano agli onori della cronaca. La notizia è riportata sull’edizione di Milano del Corriere della Sera.
                              E cosa si legge? Chiuso per mafia. Per la prima volta il Comune mette i sigilli a un cantiere di Milano dove la Direzione investigativa antimafia (Dia) ha riscontrato infiltrazioni della criminalità e dove dal 2010 il Consorzio Stabile Aedars Scarl sta realizzando 48 alloggi di edilizia sociale destinati agli sfrattati dopo essersi aggiudicato un appalto da 3,9 milioni di euro.
                              E così, come riporta il quotidiano milanese, l’area in costruzione di via Cogne, a Quarto Oggiaro, sarà piantonata di giorno dalla polizia locale e di notte da guardie armate. Un atto dovuto dopo l’arrivo a Palazzo Marino, martedì scorso, di una informativa antimafia interdittiva sul Consorzio da parte della Prefettura di Roma. Il Comune ha provveduto subito alla rescissione del contratto e da ieri l’azienda impegnata sull’area, una delle 50 consorziate, sta smontando il cantiere. Ma sull’intervento in via Cogne l’amministrazione aveva già alzato le antenne, soprattutto da quando, qualche mese fa, un esponente del Consorzio si era presentato in cantiere vestito di tutto punto dopo essere sceso da una Aston Martin che a Quarto Oggiaro non era certo passata inosservata.
                              “Non si conoscono i dettagli dell’informativa, ma sarebbero stati evidenziati contatti di primissimo piano - riporta il Corriere - con il clan dei Mollica e con la famiglia Riina”.
                              L’importo iniziale dell’appalto in via Cogne era appunto di 3,9 milioni e i lavori sono stati portati a termine per meno della metà: la palazzina oggi è a rustico ed è appena stato realizzato il tetto.
                              Intanto, l’Anas ha rescisso, sempre per lo stesso motivo, il contratto stipulato con l’azienda Consorzio Stabile Aedars per la realizzazione di una pista ciclopedonale sulla statale tra Lecco e Abbadia. “Il provvedimento emesso dal prefetto di Roma - si riporta da Lecconotizie.it - ha, infatti, valore vincolante per la stazione appaltante. La normativa nazionale vigente impone il divieto di proseguire il rapporto contrattuale con l’impresa o il Consorzio, come in questo caso, destinatario dell’informazione”.

                              articoli di Fabio Venere
                              pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Lunedì 21 Ottobre 2013

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                              • #45
                                ≪Infiltrazioni mafiose≫: Il Comune scrive alla Prefettura di Roma

                                ≪Infiltrazioni mafiose≫
                                Il Comune scrive alla Prefettura di Roma

                                Caso Palazzo degli Uffici, il Comune di Taranto “chiama” la Prefettura di Roma. Da quel che risulta alla Gazzetta, ieri mattina, dalla sede della direzione Lavori pubblici di via Plinio è stata spedita una nota con cui l’Amministrazione comunale ha richiesto la documentazione relativa al Consorzio Stabile Aedars di Roma. Si tratta, come anticipato nell’edizione di ieri, del consorzio aggiudicatario dei lavori per la ristrutturazione e riqualificazione dello storico immobile di Palazzo degli Uffici che si è vista rescindere i contratti siglati a Milano e Lecco. Il motivo? Il Consorzio è stato sottoposto ad una misura interdittiva disposta dalla prefettura di Roma per “infiltrazioni mafiose”, in seguito ad un’indagine della Dia.
                                Nel frattempo, l’impresa esecutrice dei lavori, la “C&G” di Mesagne, ha sospeso i lavori in corso perché, a suo dire, vanterebbe un credito per oltre un milione di euro.
                                Sul punto, l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Lucio Lonoce, dapprima sottolinea che “l’impresa esecutrice non dovrebbe sospendere i lavori perché il Comune sta regolarmente pagando i cosiddetti “Sal” (stato avanzamento lavori) e, quindi, l’impresa dovrebbe vedersela col consorzio per la definizione della parte economica”. Poi, sulla questione (più delicata) dei contratti del consorzio a Milano e Lecco rescissi per infiltrazioni mafiose, Lonoce assicura che “il Comune di Taranto non ha ricevuto ancora alcuna comunicazione. Ovviamente, agiremo in base alla legge appena ci verrà formalmente inviata la comunicazione della Prefettura di Roma”. Certo, a questo punto, è forte il rischio che il cantiere si blocchi di nuovo. E questa volta, per molto tempo ancora. L’assessore comunale, per ora, allontana il problema ed afferma: “Cerchiamo di affrontare e risolvere una cosa per volta. E lo faremo d’intesa con il sindaco di Taranto, Ezio Stefano e con il dirigente dei Lavori Pubblici, Aniello Moccia”.
                                Intanto, nell’ultimo anno, l’impresa “C&G” ha eseguito diversi e importanti lavori. Tra questi: la bonifica dell’amianto presente sulla copertura. Sono state incapsulate le lastre di amianto e nella successiva rimozione. Rimane da bonificare circa il 40 per cento dell’amianto presente.

                                articolo di Fabio Venere
                                pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Martedì 22 Ottobre 2013

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                                Sto operando...
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