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Rassegna Stampa 2011

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  • #16
    Il Politecnico si rafforza con sei corsi di laurea

    Il Politecnico si rafforza con sei corsi di laurea
    Arriva una nuova “triennale” in Ingegneria meccanica

    Si amplia l'offerta formativa della facoltà di Ingegneria di Taranto del Politecnico di Bari. Diventano, infatti, tre i corsi di laurea triennali, che si aggiungono agli altri tre corsi di laurea magistrali già esistenti, per un totale ora di sei corsi di laurea a fronte dei cinque dell'anno in corso, uno dei quali (tra i corsi triennali) interclasse. Ma si tratta di corsi interfacoltà, quindi accorpati ai corsi attivati a Bari, vale a dire un unico corso su due sedi. E' l'ipotesi approvata dal Senato accademico del 21 marzo scorso che dovrà definitivamente varare la sua offerta formativa entro fine maggio. Ipotesi di corsi interfacoltà messa a punto dal Senato accademico non solo per Taranto, ma anche per l'altra sede decentrata di Foggia. In questo modo il Politecnico eviterebbe il ricorso al numero programmato per l'accesso ai corsi di laurea garantendo al tempo stesso qualità, efficacia ed efficienza a tutti corsi di laurea triennale e magistrale erogati. Ma ecco le novità nel panorama dell'offerta formativa per il prossimo anno accademico. Nell'ambito delle lauree triennali, previsti i corsi in Ingegneria civile ed ambientale (nell'ambito del curriculum in Ingegneria civile e per l'ambiente e il Territorio), Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni (nell'ambito del curriculum in Ingegneria dei sistemi elettronici e della comunicazione digitale) e - questa la vera novità sul territorio - Ingegneria meccanica (nell'ambito del curriculum dell'Ingegneria dei sistemi industriali). Gli ultimi due corsi in pratica sostituiscono l'unico interclasse di Ingegneria dei sistemi industriali ed elettronici, attualmente attivo in aggiunta a Ingegneria civile per l'ambiente ed il territorio. Quanto alle nuove lauree magistrali, previste Ingegneria civile ed ambientale (nell'ambito del curriculum in Ingegneria civile per l'ambiente ed il territorio), Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni (nell'ambito del curriculum in Ingegneria dei sistemi elettronici e della comunicazione digitale) e Ingegneria meccanica (nell'ambito del curriculum in Ingegneria dei sistemi industriali). “Si avranno così - rende noto la facoltà jonica - tre filiere complete (3+2) di formazione in tutte e tre le macroaree dell'ingegneria: civile e ambientale, industriale e dell'informazione, così come richiesto dallo stesso territorio, che ha già dimostrato sinora grande apprezzamento della qualità e della competenza dei neoingegneri di Taranto, viste le statiche occupazionali (83% entro tre anni dalla laurea) e le posizioni lavorative (dirigenti, progettisti, ricercatori etc.) che essi ricoprono attualmente presso le piccole, medie e grandi imprese operanti sul territorio jonico e su quelli limitrofi”. Infine, l'ulteriore novità annunciata per Taranto riguarda la possibilità di aprire sperimentalmente un curriculum del corso di laurea triennale in Disegno industriale della facoltà di Architettura, che potrebbe ben orientarsi non solo nel filone dell'ecodesign, ma anche in quelli del turismo e dell'archeolo gia, specifici dell'area jonica.

    articolo di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Sabato 26 Marzo 2011

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    • #17
      “Si studi di più la nostra realtà”

      “Si studi di più la nostra realtà”
      Stefàno al rettore di Bari: nella progettazione del futuro i giovani sono indispensabili

      Coinvolgere gli studenti nelle attività didattiche e di ricerca maggiormente orientate allo studio della storia locale e del contesto culturale, sociale ed economico del territorio. A chiederlo, alla vigilia della presentazione dell'offerta formativa per il nuovo anno accademico nel passaggio cruciale verso il modello accademico disegnato dalla recente riforma, è il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, al rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli. In realtà si è anche in una fase in cui risulta praticamente scaduto già da qualche mese l'ultimo accordo di programma tra Università ed enti locali per la realizzazione ed il mantenimento dei corsi di laurea e facoltà universitarie dell'Ateneo barese presenti su Taranto. Corsi e facoltà che potrebbero subire una revisione nell'ottica della riforma. In futuro, infatti, non si parlerebbe più di facoltà, ma di scuole e dipartimenti. Un assetto sul quale è al lavoro un apposito comitato (da poco eletto) per la definizione di un nuovo statuto.
      Ma torniamo alla lettera del sindaco Stefàno. “Questa Amministrazione, che crede fermamente nella partecipazione dei cittadini, è impegnata a disegnare il futuro della città di Taranto - è la premessa del sindaco -. Dopo la crisi, che ci stiamo lasciando alle spalle, si offre ora una grande occasione di cambiamento. In questa opera di progettazione vanno doverosamente coinvolti i giovani: la nuova generazione che sarà chiamata ad attuare e a vivere il cambiamento. E' un compito che non spetta solo al civico ente e alle sole forze politiche ed amministrative. Deve essere la comunità tutta ad esprimersi”.
      Insomma, dopo la crisi e gli anni difficili che ci si augura presto di lasciare alle spalle, l'amministrazione comunale si dice pronta a voltare pagina, ma per farlo ha evidentemente bisogno di maggiori investimenti sul suo capitale umano più giovane e qualificato. “Con questo intento, all'Università degli Studi e in particolare ai responsabili delle facoltà e dei corsi di laurea presenti a Taranto - è questo nella sostanza l'appello di Stefàno al rettore Petrocelli -, chiediamo di coinvolgere gli studenti, affinché siano “motori di progettazione partecipata” attraverso attività didattiche e di ricerca orientate maggiormente allo studio della storia e del contesto culturale, sociale ed economico del territorio”.
      Nella prospettiva di sviluppo e di futuro, il destino di una comunità non può rinunciare allo strumento principale di conoscenza e ricerca. Per questo, l'appello è incalzante: “Crediamo che alla Università spetti un compito specifico e determinante, perché solo attraverso la conoscenza e il sapere scientifico, unitamente alla partecipazione e alla coscienza civica, è possibile progettare il futuro”.

      articolo di Maria Rosaria Gigante
      pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Domenica 10 Aprile 2011

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      • #18
        Riferimento: Rassegna Stampa 2011

        Alleanza tra 19 movimenti giovanili
        “Ecco i nostri bisogni sottovalutati”

        Un documento dopo l'assemblea, oggi la presentazione

        “Comune, Provincia e Regione dovrebbero guardare con interesse a questi giovani”. Anche a Taranto un gruppo cospicuo di “ragazzi e ragazze non più disposti a tutto per poter affermare la propria esistenza”, un pezzo di Italia che potrebbe essere utile all'Italia. Si sono ritrovati in tanti, in effetti, sabato sera all'incontro convocato per costituire la rete dei movimenti giovanili, nella stessa giornata in cui a Roma sfilavano i precari di tutta Italia. Denunce, riflessioni e proposte viaggiano su due binari: uno nazionale, ad affiancare i temi che hanno animato le piazze italiane sabato scorso, ed un altro prettamente locale. “Hanno parlato di università, lavoro, centri per l'impiego e tanto altro ancora - racconta Lucia La Penna che ha fatto in qualche modo da coordinatrice -. Hanno denunciato, espresso esigenze e si sono impegnati a trovare delle soluzioni. Ed essendo peraltro molto creativi, hanno fornito un ventaglio di soluzioni possibili”. Un esempio? “Beh - dice La Penna -, si parla tanto di ecosostenibilità ed ecocompatibilità, e poi manca l'abc. E così da un gruppo di giovani studenti arriva la proposta di istituire parcheggi per bici davanti alle loro scuole. E' un modo per contribuire a risolvere il problema ambientale ed al tempo stesso recuperare il loro stato di salute”. Insomma, anche per numerosi giovani tarantini “il loro tempo è adesso”. Per questo, rivendicano rispetto ed attenzione. Il lungo elenco di inefficienze e disattenzioni, ed al tempo stesso il vademecum di proposte per contrastare le precarietà, da quella lavorativa a quella economica e sociale, è ora un libro nero. Sostanzialmente un documento che quest'oggi sarà presentato nel corso di una conferenza stampa. “Nero su bianco il malessere dei ragazzi del territorio: quelli che tendono a sottrarsi al processo di fuga dei cervelli che impoverisce il Sud e l'Italia; quelli che vogliono mettere su famiglia ma non riescono a trovar casa; quelli che malgrado le loro competenze vengono umiliati da proposte indicibili o non considerati a causa di assurde discriminazioni di genere”: così è raccontato il loro disagio. Arci, Cloro Rosso, Giovani Chiesa Madonna di Fatima, Idv, Sel, Giovani Democratici, Link, Progetto Universitario, Precari Scuola, Consulta Cgil, Federazione degli Studenti, Giovani Comunisti, Fgci, Comitato Studentesco Jonico, Consulta Studentesca, Giuristi Jonici, Nidil Cgil, Uds e Cemea Liberamente: ben 19 le sigle al momento aderenti al movimento locale. “Ci sono frange giovanili afferenti anche ai vari partiti dice Lucia La Penna , ma tutti i giovani sono accomunati dallo sforzo di lasciare da parte la dissertazione politica e far emergere soltanto i bisogni dei giovani”.

        articolo di Maria Rosaria Gigante
        pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 13 Aprile 2011

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        • #19
          “Blocchiamo la fuga dei nostri giovani”

          “Blocchiamo la fuga dei nostri giovani”
          In 19 tra movimenti e associazioni ora fanno rete “Una nuova vision per combattere la precarietà”

          “L'ombra della precarietà investe anche il nostro territorio che, ormai da anni, conosce il problema della crisi e della disoccupazione. I nostri brillanti studenti universitari conoscono i sacrifici di studiare in strutture non idonee, con servizi insufficienti. Sono quelle eccellenze in grado di collezionare riconoscimenti fuori dalla Puglia, rimanendo lontani dai loro affetti e dalla loro terra. Un Sud che perdendo queste risorse, perde la possibilità di crescere, migliorare, emergere”. È uno dei passaggi forti della piattaforma rivendicativa per l'attuazione di politiche giovanili elaborato dalla rete dei movimenti giovanili recentemente costituitasi a Taranto alla stregua di quanto sta accadendo in tutta Italia (un'assemblea c'è stata sabato scorso). Anche a Taranto, dunque, il movimento c'è. Costituito da 19 gruppi: Arci, Cloro Rosso, Giovani Chiesa Madonna di Fatima, IdV, Sel, Giovani Democratici, Link, Progetto Universitario, Precari Scuola, Consulta Cgil, Federazione degli Studenti, Giovani Comunisti, Fgci, Comitato Studentesco Jonico, Consulta Studentesca, Giuristi Jonici, Nidil Cgil, Uds e Cemea Liberamente. Il documento - da ieri reso noto alla città ed alle istituzioni - parte da riflessioni di carattere nazionale, in particolare sulla situazione di profonda precarietà della condizione giovanile. Passa poi ad approfondire il contesto locale avanzando proposte a Comune, Provincia e Regione. Un tasso di disoccupazione giovanile che nel mese di febbraio, dai dati Istat, ha toccato il 28,1% con tagli indiscrimati in vari settori. Il senso della precarietà e della precarizzazione della vita sta già lì, in quel dato. “Eppure - attaccano i giovani nella loro analisi - la nostra è una terra meravigliosa non solo per le sue risorse naturali o per la sua storia, ma anche per le sue potenzialità produttive. In questo senso servono investimenti, occorre riaprire cantieri, serve offrire una prospettiva, un nuovo obiettivo: quello della vera ripresa dell'intero sistema della terra jonica. Occorre - dicono - una nuova vision. Il permanere di una situazione di crollo occupazionale e di fuga dei cervelli, senza un'adeguata e concreta risposta che tenda alla ripresa, rischia di compromettere complessivamente il tessuto sociale tarantino con il ritorno di devianze, degrado sociale e criminalità”. Le proposte. Si va dall'individuazione di una struttura comunale da adibire a spazio di incontro delle diverse organizzazioni e movimenti sociali giovanili alla richiesta di convenzioni tra istituzioni locali, famiglie e strutture che seguano ragazzi diversamente abili. Si chiede anche una rete più strutturata tra Università, istituzioni e imprese e investimenti su nuovi progetti come quello di ecosostenibilità ed ecocompatibilità. Occorre - aggiungono - ripensare i Centri territoriali dell'impiego, prevedere nel bilancio comunale una percentuale da destinare alla programmazione delle politiche giovanili, potenziare il trasporto pubblico. Anche sul piano scuola-Università, si chiede l'adeguamento degli edifici scolastici, più convenzioni per i mezzi pubblici, l'estensione dell'orario di apertura della Biblioteca Acclavio, rete wi-fi nelle diverse facoltà. Ed ancora, in riferimento alle politiche regionali e provinciali, i giovani chiedono un utilizzo migliore del Piano regionale per il lavoro, il rafforzamento del progetto “Coltivare giovani talenti”, il rilancio di Isola Porta Napoli quale luogo da destinare ai giovani, l'attivazione di corsi serali come strumento per combattere la precarietà degli insegnanti e per il recupero dei giovani. Dall'accesso al credito agli sgravi fiscali ad una rete di interventi, anche il livello più regionale è oggetto di attenzione dei giovani. Ma basterà a sollecitare l'attenzione delle istituzioni nei loro confronti?

          articolo di Maria Rosaria Gigante
          pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 14 Aprile 2011

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          • #20
            Università e Commercialisti un accordo per gli studenti

            Università e Commercialisti un accordo per gli studenti
            E' il secondo caso in Italia per accelerare i tempi del tirocinio e dell'avvio al lavoro

            Guadagnare tempo mentre si è ancora all'Università, entrare prima nel mondo del lavoro. E' da ieri l'opportunità offerta agli studenti della II facoltà di Economia di Taranto grazie ad un accordo siglato dal rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli, il preside di Economia, Bruno Notarnicola, e il presidente dell'Ordine dei Commercialisti e degli esperti contabili di Taranto, Mario Tagarelli. Si tratta di un secondo accordo di questo tipo in Italia, dopo quello siglato a Roma. L'accordo siglato a Taranto ripercorre le finalità previste da una apposita convenzione quadro siglata dal Miur e dall'Ordine Nazionale dei Commercialisti. Si tratta a sua volta di una Convenzione da cui dovranno derivare accordi quadro che ogni Università d'intesa con gli Ordini di ogni singola provincia potrà implementare. E che la facoltà jonica è stata pronta a recepire nell'intero panorama nazionale in considerazione del fatto che il curriculum di studi previsto per gli studenti jonici risponde già a una serie di requisiti previsti. Di cosa si tratta in pratica? Due le possibilità previste, spiega il preside Notarnicola. La prima: gli studenti iscritti al corso per la laurea magistrale effettuano i due dei tre anni previsti per il tirocinio durante i due anni di studio per il conseguimento della laurea di secondo livello. La seconda opportunità riguarda, invece, gli studenti che frequentano il corso di laurea triennale e che potranno essere esonerati dal sostenere la prima delle tre prove previste per l'esame di Stato. Per poter rientrare ed aver diritto a godere di questi benefici, gli studenti dovranno aver acquisito almeno 25 cfu nel settore scientifico disciplinare di pertinenza. Dire che la facoltà jonica ha già questi requisiti equivale a dire che nell'articolazione del piano di studi è possibile per gli studenti sostenere tre numero di esami per poter soddisfare il requisito dei 25 cfu necessari. Un'opportunità che già i laureati della sessione di laurea di luglio potrebbero sfruttare e che in futuro avranno modo di prendere in considerazione i circa 1300 studenti di questa facoltà. Per coloro che ieri hanno apposto la propria firma all'accordo, questa è la riprova del legame che la facoltà jonica va consolidando con il territorio e con gli ordini professionali territoriali. Soddisfazione viene anche espressa dall'Ordine dei commercialisti che stringe così anche una sempre più stretta sinergia con il polo universitario jonico che presto, stando alle novità introdotte dalla riforma, non si articolerà più nelle classiche facoltà, ma in dipartimenti o in altre strutture di raccordo. Ipotesi tutte al momento al vaglio di un'apposita commissione che sta mettendo a punto il nuovo statuto dell'Università.


            LA SODDISFAZIONE DEL RETTORE
            Petrocelli: “Segnali importanti di crescita del territorio”

            Per il rettore dell'ateneo barese, Corrado Petrocelli, sono “importanti segnali dal territorio”. Segnali che esprimono il “riconoscimento del ruolo dell'Università quale potente fattore di crescita del territorio”. E' la chiave di lettura che Petrocelli dà non solo dell'accordo sottoscritto ieri con l'Ordine dei Commercialisti, ma anche della lettera che nei giorni scorsi il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, gli aveva indirizzato chiedendo un maggior coinvolgimento dei giovani nelle strategie e nelle attività dell'ateneo. Una sollecitazione per la quale il rettore dice: Ho espresso il mio apprezzamento al sindaco Stefàno”. E Petrocelli si dice anche “fiducioso” di poter chiudere a breve il nuovo accordo di programma con gli enti locali che, nonostante i momenti difficili, conservano anche nel tempo ogni disponibilità a sostenere offerta formativa universitaria sul terriorio. Prospettive sempre più concrete, infine, annuncia il rettore, anche per la realizzazione del centro di eccellenza scientifico tecnologico per le politiche ambientali che, dopo due anni di lavoro, potrebbe essere finalmente finanziato.


            articolo di Maria Rosaria Gigante
            pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Venerdì 15 Aprile 2011

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            • #21
              “A luglio le prime lauree nella caserma Rossarol”

              “A luglio le prime lauree nella caserma Rossarol”
              Il “sogno” del sindaco Stefàno. L'Enel ha quasi ultimato i lavori

              “Mercoledì prossimo l'Enel terminerà i lavori per l'erogazione di energia elettrica all'interno dell'ex caserma Rossarol. A quel punto, il Comune di Taranto avrà terminato gli interventi programmati ed avrà fatta sino in fondo la sua parte. Abbiamo fatto dei sacrifici ma l'abbiamo fatto per la città ed in particolare per i giovani. Per il nostro futuro”. Ezio Stefàno, sindaco di Taranto, non nasconde la propria soddisfazione per il traguardo raggiunto tant'è che quando la Gazzetta lo contatta per chiedergli aggiornamenti sulla vicenda stadio (divieto di accesso per i “fuori sede”), il sindaco comunica in extremis quest'altra notizia prima di concludere la conversazione. Poi aggiunge: “Finalmente - sottolinea - questi lavori dell'Enel sono in via di ultimazione. I tecnici hanno dovuto potenziare e sistemare meglio la cabina esistente. Ed ora, tutto è pronto”. Stefàno ricorda, inoltre, che lì in Città vecchia verranno ospitati gli studenti che frequentano il corso di laurea in Giurisprudenza (che sono oltre 2mila) che attualmente è in via Acton. A quando il trasloco da aprte degli uffici universitari? A novembre in occasione dell'inizio del prossimo anno accademico? Possibile, probabile. Ma il sindaco Stefàno non ci sta e quasi sobbalza dalla sedia: “No, ma che novembre! Spero e penso che il tutto possa concludersi entro un mese. Già sogno - afferma Stefàno - che a luglio possa tenersi alla Rossarol la seduta di laurea estiva di Giurisprudenza”. Il 19 dicembre del 2008, è opportuno ricordarlo, fu sottoscritto un protocollo d'intesa tra Comune di Taranto ed Università degli studi di Bari. Nel frattempo, di rinvio in rinvio, l'Università non è stata con le mani in mano. Su mandato del Rettore, sono stati già (tempo addietro) acquistati gli arredi della struttura destinando un budget di 800 mila euro, predisponendo il capitolato speciale d'appalto e progettando le aree destinate agli studi, alle aule multimediali, distribuendo insieme gli ambienti. Le superfici a disposizione sono distribuite su due piani, per un totale di 11 aule per oltre 800 posti ed un'aula magna di 240 posti. Ci sono circa 30 ambienti destinati a studi dei docenti, circa 70 posti nelle isole didattiche, una biblioteca con circa 50 posti, laboratori di informatica e di archeologia. Il Comune di Taranto ha dovuto anche provvedere alla rimozione delle transenne che lateralmente all'immobile, in vico della Maddalena, costituiscono impalcatura di sostegno per una costruzione limitrofa. Intanto è ancora da comprendere se all'interno dello storico immobile della Città vecchia troverà posto solo la facoltà di Giurisprudenza o se potrebbero essere sistemati alcuni dei corsi di laurea che attualmente insistono nell'immobile “Deledda” al rione Tamburi. Il riferimento è soprattutto a Scienze della Comunicazione ma non solo. Intanto il prossimo insediamento dell'Università in Città vecchia potrebbe agevolare la nascita di una micro economia. Ovvero potrebbe sorgere un piccolo indotto composto da esercizi commerciali destinati a sostenere le attività degli studenti universitari (copisterie; cartolerie; bed and breakfast; internet point). Potrebbe essere l'inizio di un percorso virtuoso per il Borgo antico.

              articolo di Fabio Venere
              pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Sabato 16 Aprile 2011

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              • #22
                Convenzione tra Confindustria Taranto e Politecnico di Bari

                CONFINDUSTRIA E POLITECNICO
                Tra le piccole imprese e i futuri ingegneri firmato un patto per crescere

                Sinergia tra il mondo della piccola e media impresa e mondo accademico. Obiettivo comune: il consolidamento e la ripresa della crescita economica e sociale del territorio tarantino. A fornire nuove opportunità di collaborazione e di crescita per il territorio la convenzione quadro stipulata ieri tra Confindustria Taranto e il Politecnico di Bari attraverso la seconda Facoltà di Ingegneria. Sono il presidente Luigi Sportelli e il rettore Nicola Costantino, alla presenza del responsabile del settore piccole e medie imprese della Confindustria, Di Giuseppe, ed il preside della facoltà jonica, Andria, ad apporre la propria firma ad un protocollo che ora dà mandato ad un apposito comitato di indirizzo, composto da tre membri designati dal Comitato Piccola Industria di Confindustria Taranto e tre membri designati dal Politecnico di Bari, di elaborare piani di attuazione, accordi attuativi ed i relativi piani finanziari. Lo stesso comitato di indirizzo monitorerà e notificherà periodicamente i risultati della collaborazione. Si ripone grande fiducia a questa nuova collaborazione. La piccola e media impresa - si commenta dal mondo accademico - ha spesso bisogno di risolvere piccoli problemi che diventano questioni esistenziali e che il mondo della ricerca, invece, spesso trascura. Al tempo stesso, i futuri ingegneri hanno anch'essi bisogno di cimentarsi sul terreno delle problematiche più spicciole, e non solo legate ai grandi temi industriali, che innovazioni e nuove tecnologie potrebbero risolvere con maggiore efficacia. Sviluppare ricerca, conoscenza, innovazione tecnologica, esperienza industriale: sono gli interessi comuni di entrambi i partner per attivare “un percorso virtuoso di permanente scambio di know-how e di buone pratiche”. Potranno essere realizzati corsi di aggiornamento e perfezionamento per la riqualificazione del personale occupato e potranno anche essere promossi percorsi formativi di giovani ricercatori in azienda e di imprenditori e loro collaboratori nei laboratori delle Università pugliesi. Ma il Politecnico potrà anche essere partner delle imprese pugliesi in programmi e progetti finanziati dall'Unione Europea dai ministeri competenti e dagli enti territoriali. Inoltre, i risultati delle ricerche potranno trovare valorizzazione nelle industrie, brevetti e know-how potranno servire a costituire società spin-off o essere incubatori di imprese innovative. Ma anche convegni, seminari, fiere internazionali dell'innovazione condotti in sinergia serviranno ad animare culturalmente il tessuto socioeconomico ed a proiettare il sistema dell'innovazione locale tarantina in uno scenario internazionale sicuramente maggiormente attrattivo per gli insediamenti produttivi. Ed ancora, la scelta di far collaborare insieme imprese del territorio e mondo accademico sembra andare nella direzione di “favorire le scelte di internazionalizzazione attraverso la conoscenza dei territori esteri di riferimento per valutarne rischi ed opportunità anche per le attività di ricerca, incentivando le aggregazioni di imprese in filiere e/o distretti produttivi”.

                articolo di Maria Rosaria Gigante
                pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Sabato 16 Aprile 2011

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                • #23
                  “Università, temiamo un futuro di tagli”

                  “Università, temiamo un futuro di tagli”
                  Gli studenti di Link Udu: a rischio l'autonomia delle Facoltà e la tenuta dei corsi di laurea

                  Rivedere completamente l'offerta formativa tarantina anche in un’ottica di Confederazione degli Atenei del Sud-Est. Eppoi, occorrono percorsi differenziati e unici rispetto a quelli presenti nel panorama nazionale o, quanto meno, meridionale. A lanciare queste proposte, alla luce della recente riforma Gelmini, sono i giovani universitari del sindacato studentesco Link Taranto. Per i quali l'offerta formativa e le opportunità di studio per i giovani tarantini appaiono fortemente ridimensionati dal 2008 ad oggi. Vari provvedimenti, dice Link Udu, hanno portato a “chiudere a Taranto i corsi più qualificati come Lettere e Culture del Territorio, Ge.Ri.Ma.Co. (Scienze del mare e delle coste - ndr), Maricoltura, Fisioterapia, Ingegneria ambientale e tanti altri poi accorpati. Questi erano unici non solo nel territorio pugliese ma in tutto il Sud. I trasferimenti e la costruzione delle strutture universitarie, come sedi, mense e casa dello studente, che permetterebbero un reale sviluppo universitario nella nostra città, sono stati fermati a causa della mancanza di fondi. E persino l'erogazione e la copertura di borse di studio, che a Taranto si aggirava al 100% dei richiedenti, nell'anno accademico 2010/2011 ha visto un crollo del 30%. Nel 2010 si è registrato il dato più alto della recessione del Polo universitario jonico e l'anno in corso non promette bene”. Ora addio facoltà, dice Link Udu. E aggiunge: la legge 240 impone un ridimensionamento delle facoltà, massimo 12. L'Ateneo barese ne ha 15, comprese le 3 di Taranto, Giurisprudenza, Economia e Scienze. “Non è difficile prevedere quali di queste sono destinate a chiudere. Varie ipotesi rileva Link Udu iniziano a circolare, fra le quali quella che l'Università di Bari si dividerà in Scuole (unione dei Dipartimenti con i corsi di laurea). Per il Polo Jonico, dove oltre alla perdita dell'autonomia delle Facoltà tarantine e all'ulteriore riduzione dei corsi di laurea, si prevede solo una Scuola nella quale rientreranno i corsi di Giurisprudenza ed Economia, uniti al Dipartimento Jonico che raggrupperà gli altri corsi di laurea presenti nel territorio”.

                  articolo di Maria Rosaria Gigante
                  pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Domenica 17 Aprile 2011

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                  • #24
                    “Noi giovani, precari nella vita”

                    “Noi giovani, precari nella vita”
                    Flash mob in piazza Immacolata per chiedere un nuovo welfare. “Nessuno ci ascolta”

                    “Precari nella vita e nel lavoro”. Per i giovani un'ulteriore involuzione della già difficile condizione giovanile. E non ci stanno. “Nessuno ci ascolta”, urlano silenziosi. Un paradosso, ma ieri contro questa forma di mancata attenzione nei loro confronti, hanno deciso di inscenare una protesta nella forma più moderna, il “flash mob”. Per questo i giovani del Link, il sindacato studentesco, si sono dati appuntamento alle 17,15 in piazza Immacolata. “Reddito contro la precarietà! Liberi tutti!” il titolo stesso della manifestazione. Le rivendicazioni sono contenute nei “balloon” attraverso cui hanno dato voce alla protesta, come se a parlare fossero i personaggi dei fumetti bloccati sulla pagina patinata. “Sì al reddito minimo garantito, alle politiche abitative, al diritto allo studio”: queste le parole d'ordine. In silenzio, pochi minuti per mettere un punto e dire “ecco ci siamo, siamo qui”. Parte da Taranto lo scatto d'orgoglio giovanile per chiedere un nuovo welfare. “Capace di risolvere la grande questione sociale che ormai non riguarda più soltanto la nostra generazione, ma l'intero Paese”. “Per mesi in questo autunno abbiamo affermato di volerci riprendere il futuro che ci veniva tolto, abbiamo rivendicato con forza l'esigenza di vedere davanti a noi un percorso in cui la precarietà del lavoro non si trasformi inesorabilmente in una brutale precarietà di vita” affermano. Ed ora? “Lanciamo, a Taranto, in Puglia come in tutta Italia, una grande campagna di mobilitazione per un nuovo welfare universale; una campagna per i piccoli bisogni concreti che gli studenti vivono ogni giorno nella nostra città e regione, ma che allo stesso tempo sappia collegare queste vertenze territoriali entro una grande cornice di rivendicazione generale, verso un reddito garantito a tutti”. Proteste e rivendicazioni che si intrecciano con le rivendicazioni e le preoccupazioni che qualche giorno addietro gli studenti del Link avevano espresso in un loro documento. Nel mirino il governo centrale, con i suoi tagli e le sue riforme che hanno finito col penalizzare ancor più un Ateneo come quello barese con la sua presenza su Taranto, ma anche gli enti locali. “Il Polo Ionico - dicono gli studenti del Link - assumerà solo la parvenza di una reale Università: i baroni locali si divideranno le cattedre e i pochi soldi che arriveranno. A questo dobbiamo aggiungere la volontà degli enti locali di istituire una Fondazione da affiancare all'Università, all'interno della quale ci saranno le associazioni di categoria, le imprese e le società, che faranno in modo che il Polo Ionico diventi un mero ufficio di collocamento o di sfruttamento degli interessi privati”.



                    IL DIBATTITO: PIÙ SPAZIO PER L'ASSOCIAZIONISMO
                    “Non è una città per giovani ma ora si deve cambiare”

                    “Taranto città per giovani? No”. Ma le idee non mancano per accendere i motori e ripartire. Per restare qui nella propria città. Una provocazione quella dei giovani del Link Udu e Siderlandia, una redazione composta da giovani con un'età media di 25 anni. “Ormai affermano gli studenti del Link quasi tutti danno per scontato che i giovani a Taranto debbano emigrare. Chi resta si deve accontentare di quel che c'è... e cioè poco (o nulla). Lavori precari, spazi sociali risicatissimi, opportunità di crescita culturale ridotti al minimo. E allora tutti via. E soprattutto che non salti in testa a qualcuno di tornare. Tanto meglio così: meno problemi da risolvere, meno gente che esige diritti, meno rompiscatole che pretendono cambiamenti. Quanto meno non si rischia di fare la fine del Nord Africa. E, intanto, un'intera generazione sta scomparendo e la città invecchia. Ma una città che invecchia prima o poi è destinata a morire. Rompere l'emarginazione cui sono (siamo) costretti diventa dunque per i giovani tarantini un dovere”. Insomma, era su questa forte spinta motivazionale che gli studenti del Link, insieme a Siderlandia, hanno promosso un incontro fra alcune delle realtà giovanili della città. Intervenuti, tra gli altri, Remo Pezzuto (Link Taranto), Cosimo Spada (Radio Attivi), Luca Delton (Smile Puglia), Ernesto Voccoli (Centro sociale Cloro Rosso), Giovanni Vianello (Meet Up 100 MasserieTaranto). Le varie problematiche saranno presto oggetto di un forum. Un luogo dove i giovani intendono continuare ad incontrarsi per formulare al meglio le loro proposte e avanzarle alla cittadinanza. Da studenti universitari si pongono in primo luogo un interrogativo sul futuro del Polo universitario jonico. Chiedono innanzi tutto più spazi per incentivare lo sviluppo dell'associazionismo. Il secondo passaggio - d'obbligo - è il rapporto tra Università e mondo del lavoro. “Dobbiamo impedire la fuga dei cervelli”, insistono. Parallela viaggia la richiesta di un maggiore welfare in città. “Occorrono agevolazioni per i giovani e per gli studenti, anche in termini di politiche abitative. Ci sono nel Borgo numerosi appartamenti inutilizzati - suggerisce Remo Pezzuto, portavoce del movimento -. Ebbene li si potrebbe acquisire a costi agevolati e concederli agli studenti. Ma anche per un maggiore accesso al potere, chiediamo più biblioteche, più occasioni culturali. Ovviamente, il lavoro è un tema caldissimo. Anche se troppo spesso - aggiunge Pezzuto - è una questione presa sottogamba, perché si continua a pensare di andare fuori. Il punto è che a Taranto quando si pensa al lavoro, si pensa solo all'Ilva o alla Marina. Invece, qui occorrono nuove idee per il lavoro e la progettazione di una riconversione dei classici settori lavorativi”.


                    Il commento: Speranze e aspettative che non trovano risposta
                    Le proposte lanciate dai giovani con questi due giorni di mobilitazione (il dibattito di lunedì e il Flash mob di ieri) possono essere condivisibili o meno, praticabili o meno da un punto di vista economico, però c'è un punto sul quale crediamo che la politica e le istituzioni debbano interrogarsi. E l'interrogativo è proprio nel tema scelto per l'incontro dell'altro ieri: Taranto non è una città per giovani. Perchè questo accade? Perchè non c'è ancora un'Università strutturata e consolidata? (ma tutti sappiamo bene che questi sono processi lunghi e peraltro oggi sono resi più complicati da vari problemi) Perchè non ci sono opportunità di lavoro? Perchè mancano spazi e occasioni in cui i giovani possano mettere a frutto il loro talento e la loro creatività? Perchè nessuno scommette veramente su di loro? Le risposte possono essere tante. E chi ha le leve del governo locale, per la parte che gli compete, farebbe bene a riflettere. O almeno cominciare a farlo. Una città non vive solo di opere pubbliche o di bilanci in ordine. Ha bisogno di essere realtà viva. E se bambini, ragazzi e giovani sono il futuro, non possono essere trascurati. [D.PA.]



                    Dieci domande ai politici. Che volete fare sull'Università?

                    Ecco le dieci domande che gli studenti tarantini del movimento Link Udu hanno rivolto alla politica.
                    1) Alla luce dei tagli imposti dal governo nazionale, in che modo la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto intendono finanziare i corsi di laurea del Polo Universitario Ionico?
                    2) La legge 240 cosidetta “legge Gelmini” impone alle Università statali un ridimensionamento del numero di Facoltà ad un massimo di 12. Attualmente l'Ateneo barese dispone di 15 Facoltà di cui 3 autonome a Taranto. Sicuramente queste ultime perderanno la propria autonomia. Qual'è il vostro progetto di salvaguardia del Polo Universitario Ionico?
                    3) Cosa ne pensate della Confederazione degli Atenei del SudEst (Puglia, Basilicata e Molise)?
                    4) In un ottica di Confederazione degli Atenei, Taranto necessiterebbe di corsi di laurea differenti e unici sul panorama nazionale, o per lo meno meridionale. Dal 2008 sono stati soppressi i corsi di Ge.ri.ma.co, Lettere e culture del Territorio, Fisioterapia, Ingegneria ambientale, Maricoltura e numerosi altri che sono stati invece accorpati. Non sarebbe più proficuo riattivare e investire su questi corsi di laurea rispetto a quelli generalisti già presenti nelle altre città pugliesi e diversificare l'offerta formativa?
                    5) In che modo gli Enti locali potrebbero contribuire al miglioramento della qualità della didattica (laboratori e biblioteche) e alla costruzione di nuove e idonee strutture per ospitare gli studenti tarantini?
                    6) Per incentivare gli studenti all'utilizzo di mezzi pubblici urbani e extraurbani, per ridurre l'inquinamento e il traffico nella città, siete favorevoli ad una convenzione con le ditte di trasporti pubblici presenti nel territorio della Provincia, migliorando anche la rete e la qualità del servizio?
                    7) Vista la mancanza della casa dello studente all'interno della nostra città, in che modo gli enti locali possono sopperire a questa assenza, che determinerebbe invece l'aumento e lo stanziamento di studenti fuorisede all'interno del nostro territorio?
                    8) Nonostante le numerose richieste e la presentazione da più di due anni del progetto di Carta di cittadinanza studentesca, questa piccola opera ancora non ha visto la sua realizzazione. Non pensate che questo progetto possa favorire e incrementare l'economia del territorio da parte degli studenti? E perché ancora non è stata attuata?
                    9) Perché all'interno del nostro territorio l'accesso al sapere per le studentesse e gli studenti, che va oltre le strutture scolastiche e accademiche, non viene sviluppato e incementato?
                    10) Avete mai pensato alla creazione di spazi nella città, da destinare agli studenti, utili all'aggregazione e allo sviluppo culturale e universitario, nonché a spazi in cui l'associazionismo più in generale possa svolgere le proprie attività di volontariato e servizio sociale?

                    articoli di Maria Rosaria Gigante
                    pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 20 Aprile 2011

                    Commenta


                    • #25
                      Riferimento: Rassegna Stampa 2011

                      “Un progetto per guardare al futuro con i loro occhi”
                      L'assessore Galeota (Provincia): vogliamo formare una consulta giovanile

                      Sono scesi in piazza per esternare un profondo disagio. Hanno posto il tema della precarietà, della loro incertezza di futuro, del diritto e dell'accesso allo studio negati. Sono i giovani universitari del sindacato studentesco, che invocano un nuovo welfare e chiedono alla politica di non essere dimenticati. Gli stessi che usano parole forti come “noi precari nella vita” o “Taranto non è una città per giovani”. “Avvertiamo questo disagio e condividiamo le loro preoccupazioni” osserva l'assessore provinciale alle politiche giovanili Marta Teresita Galeota. “Ho visto che alla mobilitazione dei giovani della Cgil si sono uniti gruppi parrocchiali e associazioni giovanili e so che nei prossimi giorni si incontreranno nuovamente per preparare un documento programmatico”.

                      Cosa dire a questi ragazzi? Il loro sembra un disagio quasi esistenziale.
                      “Ho incontrato una delle portavoci del gruppo di studenti perchè in questo momento bisogna cogliere i loro umori e questa voglia di partecipazione che la politica non può riconoscere. Concordo su alcuni punti delle loro richieste, come quello della necessità di sostenere maggiormente a Taranto quelle facoltà che poi danno un ritorno al territorio, oltre a facoltà classiche che troviamo anche a Bari e altrove”.

                      Hanno paura del futuro e auspicano un progetto di salvaguardia del Polo Universitario Ionico.
                      “Sono richieste che mi sento di appoggiare fortemente. In un momento così privo di risorse c'è bisogno di una progettazione molto attenta e dettagliata. Il momento è difficile ma non può toglierci la voglia di soluzioni che magari richiedono poche risorse e che danno risposte concrete. Ci sono giovani della scuola superiore che chiedono, come bisogni primari, la griglia per le biciclette fuori dagli istituti o degli spazi di socializzazione maggiore per evidenziare i loro talenti e loro interessi. Il problema delle risorse è sempre più serio e ho paura di distrarmi da quelle cose che si possono fare con poche risorse e coinvolgendo soprattutto il mondo giovanile che dà questo segnale. Guardo con attenzione ai ragazzi che riescono ad aggregarsi e a chiedere direttamente alle istituzioni e alla politica delle risposte”.

                      Il confronto può servire?
                      “Io propongo proprio questo: di creare dei momenti di ascolto con loro. Questi ragazzi che sono eccellenze del nostro territorio. Pensiamo a un progetto che porti a guardare al futuro anche con i loro occhi”.

                      A cosa si riferisce?
                      “Stiamo lavorando per formare una consulta giovanile che tenga insieme le associazioni presenti sul territorio. Parliamo di ragazzi dai 18 ai 30 anni che hanno già capito ciò che il territorio offre o non offre. Loro entrano come suggeritori e proponitori di un progetto nuovo che punti allo svecchiamento di questa società”.


                      L'ASSESSORE LEMMA: GIOVANI DISORIENTATI MA NON SIAMO INSENSIBILI A QUESTI PROBLEMI
                      “Le risorse ora scarseggiano bisogna inventarsi qualcosa”


                      “I tagli ormai certificati nel campo della ricerca, dell'Università, ma io direi di tutto il sistema formativo italiano, stanno disorientando i nostri giovani. In più c'è il dato occupazionale che è estremamente preoccupante, ma gli studenti non devono pensare che siamo insensibili a questo tipo di problematiche”. L'assessore comunale alla pubblica istruzione e alle pari opportunità Annarita Lemma non nasconde che “sia sul presente che sulle prospettive ci troviamo di fronte a una difficoltà a dare anche delle risposte come enti locali”.

                      Gli studenti vogliono essere sostenuti con forme di welfare municipale e invocano iniziative che promuovano l'accesso alla cultura anche al di là dei luoghi classici della formazione.
                      “I tagli hanno hanno una ricaduta nazionale, anche se l'offerta formativa tarantina finora non è stata così negativa. Anzi. I dati di crescita degli iscritti nei nostri corsi di laurea indicano anche una riuscita dei percorsi universitari. Se dicono che Taranto non è una città per i giovani si riferiscono a un'altra cosa, che non ha a che fare con il sistema formativo ma con la rete dei servizi, degli spazi, dei luoghi d'incontro, delle opportunità in termini di aggregazione sociale”.

                      Sono stati commessi degli errori?
                      “Le varie politiche che negli anni si sono susseguite hanno prestato più attenzione alle fasce di maggiore disagio e difficoltà. L'attenzione è stata più rivolta ai bambini e ai bisogni delle famiglie e degli anziani, anche non c'è stata una rete organizzata per pensare a una risposta vera. La fascia rimasta più scoperta in termini di analisi forse è stata quella giovanile”.

                      E allora, cosa fare?
                      “Taranto per quanto abbia voglia di rispondere a questi bisogni si scontra col problema dei problemi, che è rappresentato dalla mancanza di risorse. La creazione di biblioteche e luoghi d'incontro diventa un fatto finanziario, non di indirizzi e di scelte in cui una amministrazione crede o non crede. Qualche occasione di troppo è sfuggita negli anni precedenti in cui si è sperperato denaro e proiettato verso indirizzi che ci hanno fatto sognare ma poi non c'è rimasto nulla tra le mani”.

                      L'amministrazione comunale come si sta muovendo?
                      “Dobbiamo aprire gli orizzonti. Il mio assessorato, ad esempio, per la fascia dei più piccoli, da un po' sta lavorando su un progetto per l'apertura di un centro per la cultura dell'infanzia, dove attiveremo servizi integrativi per infanzia e adolescenza. Abbiamo trovato lo spazio e stiamo lavorando sulla base di una gestione pubblico-privata, ma sono percorsi complicati“ .

                      I giovani hanno ragione a lamentarsi?
                      “Hanno ragione a pretendere che le istituzioni rispondano alle loro istanze, ma non hanno ragione nel momento in cui immaginano che da parte nostra non ci sia voglia di raccogliere questo bisogno. Pur nelle ristrettezze economiche, faremo di tutto per trovare delle soluzioni”.


                      articoli di Giacomo Rizzo
                      pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 21 Aprile 2011

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                      • #26
                        “Coinvolgete i giovani nel futuro dell'Università”

                        “Coinvolgete i giovani nel futuro dell'Università”
                        Appello alla politica: noi usufruiamo del servizio e lo sovvenzioniamo

                        Sono arrivate le prime risposte alle dieci domande che i giovani universitari del Link avevano provocatoriamente rivolto ai politici locali nel corso di un flash mob la settimana scorsa in piazza Maria Immacolata. Oggetto della loro protesta, il futuro del Polo universitario jonico che vedono fortemente compromesso ed una più generale politica a favore dei giovani. “Taranto è una città per giovani?” era stato il loro quesito. Alquanto retorico. Perchè, ovviamente, la loro risposta era “no”. Ma non voleva trattarsi di una protesta fine a se stessa. Dalle loro riflessioni, infatti, scaturivano anche alcune proposte. Che ieri hanno in parte riformulato in un documento al quale continuano ad invitare a dare risposte. Ma quali sono le proposte? “Ci siamo fatti promotori - raccontano - di progetti a costo zero, come la Carta di cittadinanza studentesca e il progetto Cerca Casa, tutto basato su convenzioni tra gli esercizi commerciali, gli enti locali e le associazioni di categoria, che puntano a attirare giovani studenti da tutte le regioni limitrofe. Eppure questi progetti ancora non hanno visto la vita. E' necessario istituire al più presto un tavolo tecnico di discussione tra le parti sul Polo universitario del quale noi studenti dobbiamo essere parte integrante perchè siamo coloro che sovvenzionano e usufruiscono del servizio”. I giovani replicano poi all'assessore provinciale Marta Teresita Galeota che ha proposto l'istituzione di una Consulta giovanile. “Vediamo la cosa di buon occhio -dicono-. Ma che funzioni e abbia spazio nel panorama politico. Pensiamo che sia arrivata l'ora che il ceto dirigente politico tenda sempre di più l'orecchio alle nostre richieste e inizi ad avviare un colloquio stabile con le giovani generazioni”. Gli studenti forniscono anche la loro versione a proposito dell'aumento delle iscrizioni presso il Polo universitario jonico, giunto a circa 6 mila studenti nonostante la riduzione da circa 34 corsi tra triennali, specialistiche e magistrali degli anni passati, a poco più di una decina. Una condizione “che - dicono gli studenti - noi facciamo risalire anche ad un innalzamento del costo della vita nelle altre città universitarie e ad un abbassamento del diritto allo studio, dovuto ai tagli del Governo, e quindi ad un ritorno “per fortuna” di molti fuorisede, non corrisponde un aumento della qualità e dell'offerta dei corsi di laurea tarantini. Sono stati chiusi quei corsi caratterizzanti sul territorio perchè proprio in quelli non si investiva (Ge.Ri.Ma.Co, Lettere e culture del territorio, Fisioterapia, Ingegneria ambientale, Maricoltura che è ancora un corso sospeso, solo per citarne alcuni). Anzi, si continua ancora a non avere laboratori nella seconda Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali e presso i corsi di laurea di Scienze della formazione”. Ed ancora: “I libri nelle biblioteche di Facoltà, dove esistono, sono sempre più risicati”. Infine, dopo il recente episodio che ha visto un ciclista rimanere vittima di un brutale incidente sul ponte girevole, gli studenti invitano a rivedere la propria posizione chi ritiene un “progetto sostenibile con poche risorse” la proposta di installare delle rastrellierie dinanzi alle scuole. Per gli studenti, c'è un problema più complessivo di “viabilità della città di Taranto”. Affermano infatti: “O si cerca di iniziare a pensare ad un investimento e progetto reale attraverso una pista ciclabile, o delle corsie preferenziali per i ciclisti, quindi sicure, e un investimento nella rete dei trasporti pubblici, o ce ne faremo ben poco delle rastrelliere se poi gli studenti e la cittadinanza tarantina non continuerà a utilizzare e far sviluppare una viabilità “verde” all'interno del borgo e della città”.

                        articolo di Maria Rosaria Gigante
                        pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 28 Aprile 2011

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                        • #27
                          Istituto superiore Turismo: ora la città ci riprova

                          Istituto superiore Turismo: ora la città ci riprova
                          Nell'ultimo piano la richiesta non è stata accolta dalla Regione
                          Alleanza tra Aristosseno, Cabrini e Mediterraneo con l'Università

                          Istituto tecnico superiore per il Turismo, lavori in corso. Avviata la fase di progettazione per puntare alla realizzazione su Taranto di uno dei tre nuovi istituti tecnici superiori - una formazione che coniuga insieme scuole superiori e Università - previsti in Puglia per l'anno scolastico 2012-2013 (in aggiunta ai primi tre istituti tecnici superiori già presenti a Bari, Francavilla Fontana e Locorotondo). Non c'è stata, infatti, nonostante gli auspici e le proposte pure partite da Taranto, l'attivazione di un istituto di questo tipo nel panorama dell'offerta formativa licenziata nei mesi scorsi dalla Regione Puglia. Dopo la delusione dei mesi scorsi, è già tempo, dunque, per la nuova programmazione. Cosa potrà essere previsto a Taranto? È quello di cui si è parlato ieri mattina nel corso di un incontro organizzato dal liceo Aristosseno di Taranto d'intesa con il Comitato per la Qualità della Vita. All'incontro, coordinato dal preside dell'Aristosseno, Salvatore Marzo, ha partecipato anche la professoressa Immacola Aulisa, docente della facoltà di Lettere dell'Università di Bari. La joint-venture che si intende creare mette insieme tre istituti scolastici superiori. Oltre all'Aristosseno, anche l'istituto professionale Cabrini e l'istituto professionale alberghiero Mediterraneo, insieme al mondo accademico. Nella fattispecie, si tratta di mettere insieme le competenze maturate nel settore turistico dal Cabrini insieme a quelle linguistiche dell'Aristosseno, e quelle vocate al turismo ed all'enogastronomia del Mediterraneo, con le competenze nell'ambito dei beni culturali messe in campo dalla facoltà di Lettere. Dalla professoressa Aurisa giunge infatti la conferma dell'impegno della facoltà per lo sviluppo a Taranto del corso di laurea in Beni culturali per il turismo, il solo di quella facoltà rimasto nel polo jonico. E in attesa di conoscere l'offerta formativa dell'Ateneo barese per il prossimo anno a Taranto, e in una fase in cui il contenimento dell'offerta formativa appare abbastanza inevitabile, l'anticipazione che Beni culturali è salvo appare di grande conforto. Quale sarà, dunque, il profilo di chi conseguirà il titolo presso un istituto tecnico superiore per il Turismo e che non potrà definirsi diplomato ma neppure laureato? È su quanto si sta lavorando in questi mesi, senza trascurare che sarebbero al vaglio (da parte di altri enti) ulteriori opzioni, una più tarata sugli aspetti edili e delle ristrutturazioni ed un'altra più orientata verso la logistica. Presenti all'incontro di ieri anche il preside dell'istituto Cabrini, Angelo Carrieri, e il presidente del Comitato per la Qualità della Vita, Carmine Carlucci. Tra gli interventi anche quello del senatore Giovanni Battafarano che ha evidenziato in questo percorso il ruolo di programmazione degli enti locali e l'esigenza di investimenti da parte delle imprese.

                          articolo di Maria Rosaria Gigante
                          pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Martedì 03 Maggio 2011

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                          • #28
                            “Il Comune darà alle associazioni l'ipogeo di Palazzo Galeota”

                            “Il Comune darà alle associazioni l'ipogeo di Palazzo Galeota”
                            Lavori quasi finiti. Stefàno: “Qui potremo allestire mostre e offrire spazi ai giovani”

                            L'ipogeo di Palazzo Galeota dal degrado ad un luogo per fare delle mostre, ad uno spazio per le associazioni giovanili. Ad annunciarlo alla Gazzetta è il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, che precisa: “Tra un paio di giorni - avverte - verranno finiti i lavori eseguiti in parte dall'Amiu ed in parte da una cooperativa affiancata da un'associazione di archeologi. Presto, quindi, potremo avere a disposizione una struttura bellissima da 200 metri quadrati. Il palazzo rimarrà di proprietà comunale ma elaboreremo un regolamento che disciplinerà, appunto, l'uso della struttura che sarà aperta alle associazioni che presenteranno agli uffici comunali il loro statuto e dimostreranno di avere degli iscritti. Potremmo - aggiunge il sindaco - organizzare delle mostre espositive ma anche concedere, in determinati giorni, i locali destinandoli alle associazioni giovanili o culturali”.
                            Se questo è il fatto, per l'antefatto bisogna risalire al 14 febbraio scorso. In quell'occasione, infatti, Stefàno portò i giornalisti nell'ipogeo avvolto dal degrado. E in quella circostanza, il sindaco si impegnò a recuperare l'antico Ipogeo dove erano ancora conservati (forse sarebbe meglio dire, abbandonati) dei faldoni del museo etnografico “Majorano”. Il tutto, senza illuminazione, con mobili rosicchiati dai topi, vetri rotti e polvere che ha invaso scale e corridoi. Sede dell'assessorato alla Cultura, delle esposizioni del museo etnografico e dello Sportello antiracket e antiusura, l'edificio testimonia l'influenza napoletana nell'architettura pugliese del Settecento e, per quanto riguarda Taranto, anche l'avvicinamento al barocco leccese. Il museo Majorano raccoglie importanti documentazioni del patrimonio culturale immateriale, come registrazioni della pizzica effettuate da Majorano negli anni cinquanta ed altre testimonianze sul fenomeno del tarantismo, studiato dall'etnologo Ernesto De Martino. “Questo degrado - aveva detto ancora Stefàno, che si era armato di lampada di emergenza e ha accompagnato i giornalisti nello scantinato - fa capire in che condizioni abbiamo trovato la città. Noi dobbiamo curare la nostra città nei particolari e vogliano ridare ai tarantini questo ipogeo entro 30 giorni”. Da allora, in realtà, di giorni ne sono trascorsi settanta o poco più ma considerate le lungaggini burocratiche che solitamente ostacolano i progetti, il traguardo (quasi) raggiunto può essere considerato molto apprezzabile. Ed ora? “Dovremo solo decidere - osserva Stefàno - con la giunta i criteri da fissare e da prevedere nel regolamento che disciplinerà l'uso dell'ipogeo e poi saremo pronti. Penso e spero di rendere fruibile questo pezzo di storia di Taranto già dalla seconda metà di maggio”.


                            Palazzo Galeota: prende il nome dalla famiglia che l’acquistò
                            Costruito nel 1728, ha subìto un solo restauro nel secolo scorso

                            Costruito nel 1728, il Palazzo Galeota sorge in via Duomo e prende il nome alla famiglia che nell'Ottocento l'acquistò. La sua costruzione fu voluta da don Vincenzo Cosa, canonico della cattedrale di Taranto, che ambiva fortemente a includere la sua famiglia fra la nobiltà cittadina. Nella seconda metà del Settecento, il palazzo fu acquistato dalla famiglia Calò e successivamente dai Galeota. L'edificio ha subito un solo restauro, fra il 1975 e il 1983, e ha quindi una certa importanza perché, come affermò il Farella, “è uno dei più rappresentativi di quella notevole produzione edilizia di tipo artistico che interessò la città durante tutto il '700 e che qualificò in maniera determinante e duratura il volto urbanistico di Taranto”. In altri termini, testimonia l'influenza napoletana nell'architettura pugliese del Settecento e, per quanto riguarda Taranto, anche l'avvicinamento al barocco leccese. Attualmente, il palazzo ospita la sede dell'assessorato comunale alla Cultura e, al primo piano, le sale del museo etnografico “Alfredo Majorano”.

                            articolo di Fabio Venere
                            pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Martedì 03 Maggio 2011

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                            • #29
                              “L'Università sta crescendo e qui ora ha 6mila studenti”

                              “L'Università sta crescendo e qui ora ha 6mila studenti”
                              I presidi: a frutto le potenzialità della città

                              Alcuni giorni fa gli studenti di un movimento universitario sono scesi in piazza per protestare attraverso un flashmob su come Taranto non sia una città per i giovani e soprattutto per i giovani universitari. L'interrogativo è riemerso ieri mattina nella tavola rotonda che ha aperto la seconda giornata del Salone Impresa e Lavoro e del Festival sulla sicurezza del lavoro che sono in corso al PalaMazzola su iniziativa di un pool di organizzazioni. Moderati da Domenico Palmiotti, capo della redazione di Taranto della “Gazzetta Del Mezzogiorno”, si sono ritrovati a discutere sul rapporto tra Università-impresa-lavoro i presidi delle Facoltà tarantine di Ingegneria, Cosimo Andria, di Economia, Bruno Notarnicola, di Giurisprudenza, Antonio Uricchio, il direttore dei Rapporti internazionali e politiche internazionali dell'Ilva, Giancarlo Quaranta, Fabrizio Michelotto, responsabile di Sicurezza e ambiente per Vestas, Dario Polignano, presidente regionale dei Giovani industriali di Confindustria, e Beatrice Lucarella, vice presidente dei Giovanni industriali di Taranto con delega a Scuola e Università. E la risposta dei partecipanti al dibattito sul fatto se Taranto sia o meno città aperta ai giovani, pur non trascurando i problemi e le difficoltà che ci sono, e che non sono irrilevanti, ha invitato i ragazzi presenti tra il pubblico a non vedere tutto nero. “Ci sono 6mila ragazzi che studiano a Taranto divisi tra i diversi corsi di laurea - dice Uricchio -, una presenza che comincia a farsi sentire. Certo, città universitaria non lo si diviene di colpo, è un processo che richiede tempo, ma il polo di Taranto sta diventando attrattivo. Richiama studenti dalle province vicine, dalla Basilicata, e anche tarantini che negli anni scorsi si sono spostati al Nord”. Di numeri in crescita parla pure Notarnicola che intravvede nell'apertura dell'ex caserma Rossarol, nella Città vecchia, e nella sua definitiva trasformazione in sede universitaria il segno di come Taranto voglia credere sul futuro dell'Università . Ma ci sono anche i numeri che parlano e Andria li ricorda evidenziando come i giovani laureati di Ingegneria a Taranto, in un'ampia gamma di casi, trovino occupazione a poca distanza dal conseguimento della laurea. “Il lavoro? A Taranto ci sono potenzialità e possibilità che dobbiamo saper valorizzare. Non è vero che sia una città senza prospettive”. Certo, anche a Taranto l'Università si scontra con i tagli, che arrivano dall'alto, ai finanziamenti. “Siamo ancora in attesa di ricevere le risorse del 2010” afferma Andria. Ecco perchè, aggiunge Uricchio, “sono fondamentali le risorse che gli Enti locali tarantini ci destinano attraverso l'accordo di programma, soldi che devono sempre più servire ad una comune progettualità”. “Abbiamo in piedi 35 progetti con Università e aziende europee” dice Quaranta dell'Ilva, una fabbrica dove ora l'età media è attorno ai 35 anni. Preclusioni dei giovani verso l'Ilva perchè vista come fabbrica che inquina ed è insicura? “C'è anche quest'approccio - commenta Quaranta - ma stiamo facendo molti sforzi per dimostrare con i fatti, e attraverso visite guidate nello stabilimento, che l'Ilva è cambiata e ancora più cambierà”.

                              articolo di Sabrina Esposito
                              pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Venerdì 13 Maggio 2011

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                              • #30
                                Palazzo degli Uffici: un altro passo in avanti

                                Palazzo degli Uffici: un altro passo in avanti
                                Verrà ristrutturata prima l'ala dell'edificio che ospita l'Archita

                                Palazzo degli uffici, un altro passo in avanti. Lento ma significativo soprattutto per gli studenti e gli insegnanti del liceo classico “Archita” di Taranto. Nei giorni scorsi, infatti, sarebbe stato ulteriormente modificato il contratto tra il Comune (proprietario dell'immobile) ed il consorzio Aeders aggiudicatario della realizzazione dell'opera. Quali sono, anzi quali sarebbero, le novità? L'impresa si sarebbe impegnata a realizzare prima i lavori di riqualificazione e ristrutturazione del liceo “Archita”. Una sorta di corsia preferenziale rispetto alla parte commerciale dell'opera. Ed inoltre, l'impresa si sarebbe anche impegnata ad accollarsi (qualora ce ne fosse bisogno) gli oneri finanziari di un eventuale trasferimento dell'Archita in un'altra sede sempre e solo nel caso in cui la presenza della scuola dovesse risultare incompatibile con l'apertura del cantiere. A questo punto, i due consigli (comunale e provinciale) dovranno ratificare queste modifiche e poi si potrà dare il via libera. La speranza (fondata), a questo punto, è quella di riaprire il cantiere entro la fine della prossima estate. Più in generale, cosa prevede la convenzione che disciplina i rapporti tra il consorzio Aeders e l'Amministrazione comunale di Taranto, proprietaria dello storico immobile? Dopo averlo sottoscritto, il contratto dovrà essere poi inviato a Roma per integrare la richiesta già avanzata alla Cassa Depositi e Prestiti per ottenere il mutuo. La somma (11 milioni di euro) serve a coprire la quota finanziaria di competenza comunale. Questo, in sintesi, il ruolo del Comune (per la giunta Stefàno sta seguendo questa vicenda l'assessore ai Lavori pubblici, Alfredo Spalluto, per la Provincia l'assessore al Bilancio, Giampiero Mancarelli). E la Provincia? La giunta Florido conferma il suo impegno dichiarato 3 - 4 anni fa ma pagherà gli 8.5 milioni di euro a rate. Riepilogando, dunque, gli enti locali (Comune e Provincia di Taranto) dovranno contribuire alla realizzazione dell'opera sborsando circa 19 milioni di euro. La somma rimanente (14) sarà coperta dall'impresa che poi sfrutterà economicamente anche gli utili derivanti dalla gestione delle aree presenti all'interno del Palazzo). Aree che avranno soprattutto una destinazione commerciale. Inoltre, la durata del contratto è di 36 anni mentre le superfici vengono così attribuite: 2.870 metri quadrati al Comune; 6.500 al liceo classico “Archita” (e, quindi, alla Provincia competente per legge alla manutenzione degli istituti scolastici superiori). La superficie che resta a disposizione (circa 9mila10mila metri quadrati) sarà, invece, a disposizione del consorzio Aeders. Lì, in pratica, verranno sistemate le attività commerciali e culturali.

                                articolo di Fabio Venere
                                pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 25 Maggio 2011

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