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Rassegna Stampa 2015

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  • Rassegna Stampa 2015

    Istituti quasi invariati
    si fondono De Carolis e Vico
    Operazione ai Tamburi, la media era sottodimensionata
    Nelle superiori autorizzati nuovi indirizzi formativi

    Sostanzialmente un piano di dimensionamento regionale delle scuole che taglia due scuole nella provincia di Taranto e conferma tutto il rimanente assetto, accordando a volte nuovi indirizzi nelle scuole superiori e a volte negandone l’autorizzazione.
    Due scuole in meno sottodimensionate dunque. Che in pratica non comportano disagi alcuni per gli studenti che continueranno a frequentare nelle proprie scuole, né per il personale, che continuerà a lavorare nella propria sede. L’unico problema potrebbe riguardare il numero delle dirigenze, ma anche qui, trattandosi di scuole già sottodimensionate, erano già affidate in reggenza nel corso di quest’anno ai dirigenti di altre scuole.
    È quanto deciso l’altro ieri sera dalla giunta regionale che ha varato il piano di dimensionamento scolastico per il 2015-2016. In totale, in tutta la Puglia, le riduzioni sono complessivamente 17: da 685 si passa a 668 autonomie, e di queste 9 restano ancora sottodimensionate, mentre l’anno scorso le scuole sottodimensionate erano 21. A fronte di 17 riduzioni, avendo operato soprattutto sulla contrazione delle reggenze, in pratica non si perdono posti di dirigenza scolastica in quanto il piccolo saldo negativo (5 unità) potrà essere compensato dall’istituzione di nuovi Cpia (Centri di formazione per gli adulti), oggetto di un successivo provvedimento.
    “Il piano approvato - ha dichiarato l’assessore alla Pubblica istruzione, Alba Sasso - propone un’offerta formativa il più possibile completa ed articolata, aderente al fabbisogno formativo espresso dal territorio e alle aspettative dell’utenza”. Quello della Regione è l’ultimo passaggio. Nei mesi scorsi si sono invece susseguite delibere nelle scuole, da parte dei Comuni (il Comune di Taranto lasciava le cose praticamente invariate), da parte delle Province e dell’Ufficio scolastico regionale. Tutti pareri obbligatori sui quali interviene, però, la decisione finale della Regione. Arrivata peraltro quest’anno con qualche settimana di ritardo rispetto alla tabella di marcia.
    Che cosa succede, dunque, a Taranto? Nel capoluogo, l’unica novità riguarda l’accorpamento, abbastanza scontato, della scuola media De Carolis (402 alunni, notevolmente sottodimensionata) con l’11esimo circolo Vico, nello stesso quartiere. Per tutte le altre scuole dell’obbligo (di competenza dei Comuni), non c’era stata alcuna proposta da parte dell’amministrazione nell’ottica di assicurare stabilità nel tempo ed evitare sia scuole sottodimensionate che scuole iperdimensionate. Decisioni, dunque, eventualmente rinviate al 2015-2016. Per cui, al momento, questi i numeri della popolazione scolastica delle scuole dell’obbligo del capoluogo: Colombo 672, Dante Alighieri 709, De Amicis 907, Galilei 1010, Salvemini 1136, Leonardo Sciascia 1147, Martellotta 1032, Pirandello 998, Frascolla 1020, Renato Moro 1407, San Giovanni Bosco 1153, Ugo De Carolis 402, Alfieri 948, Viola 1575, Volta 629, 11esimo circolo Vico 1089, 12esimo circolo Tempesta 618, ottavo circolo Pertini 1233, 16esimo circolo Europa 961, 23esimo circolo Carrieri 781, XXV Luglio-Bettolo 1391. L’altro accorpamento riguarda, invece, in provincia, l’istituto superiore Bellisario di Ginosa con l’istituto Sforza di Palagiano.
    Per quanto riguarda, invece, i nuovi indirizzi nelle scuole superiori, queste le novità: si attivano i corsi serali in “Manutenzione e assistenza tecnica” e “Produzioni sartoriali” all’istituto Flacco di Castellaneta. Nasce anche un corso serale con indirizzo “Amministrazione, finanza e marketing” al Don Milani-Pertini di Grottaglie. Autorizzata l’attivazione dell’indirizzo arti figurative di un liceo artistico presso il Giambattista Vico di Laterza. Ok per l’articolazione “Odontotecnico” per l’indirizzo “Servizi socio sanitari” (previa verifica delle condizioni di funzionamento) e l’opzione “Promozione commerciale e pubblicitaria” per l’indirizzo “Servizi commerciali” presso il Leonardo da Vinci di Martina. Nascono l’articolazione “Produzioni tessili sartoriali”, nonché un corso serale ad indirizzo “Manutenzione ed assistenza tecnica” presso il Majorana di Martina. Sì per “Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale” (opzione “Valorizzazione e commercializzazione di prodotti agricoli del territorio”) presso il Mondelli di Massafra, per “Telecomunciazioni” dell’indirizzo “Informatica e telecomunicazioni” presso la sede Amaldi di Massafra. Nascono il liceo linguistico al De Ruggieri di Massafra, l’opzione “Arredi e forniture d’interni” al Lentini-Einstein di Mottola. Infine, arriva l’opzione “Scienze applicate” al liceo scientifico Battaglini.


    articolo di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 22 Gennaio 2015

  • #2
    Palazzo degli Uffici, ora si tratta

    Palazzo degli Uffici, ora si tratta
    Il consorzio “Aedars” si dichiara pronto a riprendere i lavori interrotti da oltre un anno

    Palazzo degli Uffici, si tratta. O meglio, si torna a trattare. Secondo fondate indiscrezioni, infatti, la scorsa settimana i rappresentanti del consorzio “Aedars”, aggiudicatario dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione nello storico immobile di piazza della Vittoria, hanno avuto un carteggio con la direzione Lavori pubblici del Comune di Taranto. Nella nota, l’impresa si dichiarava pronta a riprendere i lavori (interrotti da oltre un anno ormai) e di riaprire così il cantiere. In realtà, l’Amministrazione ha fatto notare che la questione non è così semplice considerato che il contratto è stato rescisso e sulla controversia non si è ancora pronunciato il Tar di Lecce. A questo punto, della delicata e controversa questione è stato investito il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno. Direttamente al primo cittadino, infatti, l’azienda ha chiesto un incontro per trovare un’intesa. Per ora, non c’è ancora alcuna convocazione ufficiale eppure è molto probabile che le parti effettivamente si incontrino entro e non oltre le prossime due settimane.
    Sembra evidente che il consorzio abbia trovato nuove motivazioni a riprendere i lavori anche in seguito alla doppia vittoria conquistata sul terreno della magistratura amministrativa in seguito all’interdittiva per presunte infiltrazioni mafiose emessa dalla Prefettura di Roma nei confronti del consorzio stesso. In effetti, sia il Tar del Lazio che il Consiglio di Stato hanno smontato le tesi contenute nel provvedimento della prefettura capitolina ed hanno escluso qualsiasi possibile rischio di collegamenti con gruppi appartenenti alla criminalità organizzata. Ed allora, a questo punto resta lo scoglio del Tar di Lecce. Che, ad oltre un anno dalla presentazione del ricorso deve ancora pronunciarsi sulla rescissione decisa dall’Amministrazione comunale per alcune presunte anomalie e ritardi accusati da “Aedars” all’interno del cantiere. In realtà, la rescissione contrattuale si reggeva anche (se non soprattutto) sulla cessione del 40 per cento della società di scopo “Palazzo degli Uffici srl” ad un’altra impresa. Passaggio, questo, non previsto dalla convenzione sottoscritta con il Comune di Taranto.
    Nell’incertezza di sapere quando si farà l’incontro con il sindaco e soprattutto quale esito sortirà, è opportuno ricordare che quella di Palazzo degli Uffici è la storia di un progetto complesso, ambizioso, che però si è arenato. Il Consiglio comunale, nel 2012, votò una delibera con la quale era stato modificata l’iniziale proposta elaborata dal consorzio “Aedars”, concessionario del progetto di ristrutturazione e riqualificazione di Palazzo degli Uffici. La modifica si era resa necessaria perché l’impresa, negli spazi dell’edificio ad essa assegnati, non ha voluto realizzare più una galleria commerciale con dieci negozi ma un albergo associato ad un’importante catena alberghiera. Avrebbe dovuto trattarsi, o si tratterebbe nel caso in cui i lavori riprendessero, di un hotel di lusso di cinque stelle con circa 50-60 stanze.
    Ed allora, quali sono le “cifre” di Palazzo degli Uffici e quali saranno i costi che Comune e Provincia dovranno sostenere? L’Amministrazione comunale di Taranto, grazie ad un mutuo acceso con la Cassa Depositi e Prestiti, verserà 11 milioni di euro. E la Provincia? L’Amministrazione provinciale avrebbe dovuto sborsare a rate 8,5 milioni di euro ma l’ex commissario straordinario Tafaro, prima e il presidente Tamburrano poi hanno pubblicamente dichiarato la loro disponibilità di versare meno della metà della somma concordata (tra i 3,5 ed i 4,5 milioni di euro) limitandosi a voler intervenire solo nella parte dell’edificio in cui si sistemerà il liceo classico “Archita” che lì dentro è stato per oltre 135 anni.
    Riepilogando, dunque, gli enti locali dovrebbero contribuire alla realizzazione dell’opera sborsando 19,5 milioni di euro. La somma rimanente (13,5) avrebbe dovuto essere coperta dall’impresa, consorzio Aedars, che poi avrebbe dovuto sfruttare economicamente anche gli utili derivanti dalla gestione delle aree presenti all’interno del Palazzo, secondo il modello del project financing (progetto di finanza).
    Infine, la durata del contratto che era di 36 anni mentre le superfici, nell’accordo sottoscritto, erano state così attribuite: 2.870 metri quadrati al Comune (ci metterà degli uffici risparmiando sui fitti passivi); 6.500 al liceo classico “Archita”. La superficie rimanente (circa 9mila-10mila metri) avrebbe dovuto essere, invece, messa a disposizione del consorzio Aedars.
    Intanto la scuola, lo storico liceo “Archita”, continua ad essere tristemente smembrato in tre sedi: istituto “Mazzini”, istituto “Sant’Antonio” e scuola “Consiglio” in Città vecchia.


    articolo di Fabio Venere
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Lunedì 26 Gennaio 2015

    Studenti Taranto mette a vostra disposizione il testo della sentenza del Consiglio di Stato:
    Sentenza n. 06326/2014

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    • #3
      “Palazzo Uffici, si riapra il cantiere”

      “Palazzo Uffici, si riapra il cantiere”
      Comune e impresa trattano, il sindaco vuole scrollarsi la responsabilità della stasi

      Palazzo degli Uffici, riprende la trattativa. I rappresentanti del Comune di Taranto e quelli del consorzio Aedars stanno verificando se ci sono le condizioni tecniche, giuridiche e amministrative per riaprire il cantiere e finalmente far ripartire i lavori di ristrutturazione e riqualificazione dello storico immobile del Borgo. Nei giorni scorsi una prima riunione, successiva alla decisione di riprendere le trattative, non si è più tenuta.
      Nel primo confronto il sindaco Stefàno ha espresso la volontà politica dell’Amministrazione comunale di riprendere i lavori per scrollarsi di dosso la responsabilità - che parte, a dire il vero, prima ancora che lui si insediasse alla guida del Municipio - di non portare a termine l’opera. Che, a quasi tredici anni dall’approvazione del progetto, resta come una grande incompiuta.
      Se il sindaco vorrebbe rimettere in moto la macchina, bisognerà comunque verificare se verrà siglata un’intesa tra l’azienda ed il Comune ed in particolare con l’Avvocatura del Municipio e con la direzione Lavori pubblici. Il ruolo dell’ufficio legale dell’Amministrazione comunale, in questa vicenda, può essere decisivo. E questo in considerazione del fatto che si attende ancora il pronunciamento del Tar di Lecce sul ricorso presentato, oltre un anno e mezzo fa, dal consorzio aggiudicatario del progetto di finanza contro il Municipio e predisposto in seguito alla rescissione del contratto. Che, per la cronaca, fu decisa dall’Amministrazione comunale sia per la misura interdittiva emessa dalla Prefettura di Roma nei confronti dello stesso consorzio (tesi poi smontata da due sentenze del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato), che per la cessione delle quote della società di scopo, “Palazzo degli Uffici Taranto srl”, dal consorzio Aedars all’impresa esecutrice dei lavori. Passaggio, questo, vietato dal Comune dopo che negli anni scorsi c’erano stati ben quattro cambi nell’assetto societario.
      Naturalmente, nel caso in cui dovesse essere raggiunto un accordo, il pronunciamento della magistratura amministrativa non avrebbe alcuna ragione d’essere. Invece nel caso in cui tornasse il muro contro muro e si arenasse ogni possibile intesa, non resterebbe che attendere la sentenza del Tribunale amministrativo regionale di Lecce. In questo scenario, però, i tempi si allungherebbero perché dopo il Tar (in qualsiasi modo decida) una delle due parti soccombenti probabilmente farebbe ricorso al Consiglio di Stato (giudice di secondo grado nel diritto amministrativo). E, quindi, trascorrerebbe altro tempo nell’immobilismo.
      Percorrendo, invece, lo scenario più favorevole (ripresa del confronto ed intesa tra le parti), bisognerà decidere come trasformare Palazzo degli Uffici. Oltre alla ristrutturazione e riqualificazione del liceo classico Archita, è probabile che, nello storico immobile vengano sistemati uffici pubblici e privati e spazi culturali. L’ipotesi di costruire un hotel a cinque stelle, comunque vada, sembra destinata a perdere quota.


      Anche quest’opera serve a rigenerare il Borgo
      Le proposte: riportiamo il liceo Archita e creiamo un polo bibliotecario e un museo di arte moderna

      Il futuro del liceo Archita e la grande incompiuta di Palazzo degli Uffici. È stato questo il tema di un convegno tenutosi nei giorni scorsi ed organizzato dall’associazione ex alunni dell’Archita “Aldo Moro” e dal Lionsclub Aragonese, con la partecipazione del vicesindaco di Taranto e assessore ai Lavori pubblici, Lucio Lonoce, del consigliere provinciale Gianni Azzaro, di Angelo Esposito, componente del Consiglio nazionale forense, del preside del liceo, Pasquale Castellaneta, e del rappresentante del comitato studentesco dell’Archita, Italo Pomes. Il tutto con il coordinamento del giornalista Giuseppe Mazzarino.
      L’intervento introduttivo di Nino Palma, presidente dell’associazione ex alunni dell’Archita, ha ripercorso tutte le tappe della ristrutturazione di un’opera che, dopo tredici anni, è ancora lì, incompiuta, circondata da recinzioni e impalcature. Un pessimo biglietto da visita per chiunque venga a visitare la città. Nel suo intervento Palma ha molto insistito sulla necessità che i lavori di ristrutturazione riprendano e si portino a termine nel più breve tempo possibile sia perché da lì può partire la rigenerazione urbana, ovvero la rivitalizzazione e la rinascita di un pezzo importante della città qual è il Borgo umbertino, sia perché occorre restituire all’Archita, oggi divisa ancora in tre plessi, la sua sede storica.
      Palma ha anche posto l’accento sulla destinazione d’uso del Palazzo degli Uffici che va definita nel quadro di quello che potrà essere il progetto di città futura che si vuole ridisegnare anche a seguito del decreto Taranto del Governo nazionale. Una destinazione che non può essere l’albergo a cinque stelle che non sarebbe compatibile né con la presenza di una scuola, né con quello che il palazzo ha rappresentato nella storia della città, né con quello che potrebbe rappresentare in futuro nel quadro della rigenerazione urbana del Borgo e del percorso che occorre intraprendere e che deve portare Taranto a trasformarsi da città dell’acciaio e dei fumi a città della cultura. Cioè una città che basi il suo sviluppo sull’uso delle proprie risorse e del suo patrimonio culturale.
      In questo quadro Palazzo degli Uffici non può che essere un contenitore culturale nel quale potrebbe trovar sede un polo bibliotecario (basti pensare ai 22mila volumi dell’Archita, un patrimonio di valore, e a quelli altrettanto pregevoli dell’Istituto Magna Grecia, ancora accatastati e mal custoditi) e un Museo di arte moderna e contemporanea, o, almeno, una galleria di arte moderna e contemporanea di cui la città è priva e che potrebbe rappresentare un completamento del Museo archeologico nazionale.
      Successivamente l’architetto Salvatore De Luca, attraverso la proiezione di alcune slide, ha illustrato tutti i progetti che nel corso dell’ultimo decennio hanno riguardato Palazzo degli Uffici, nessuno dei quali però andato in porto. Il preside dell’Archita, Pasquale Castellaneta, ha quindi messo in luce le gravi difficoltà che la più prestigiosa istituzione scolastica e culturale della città sta attraversando con la sua divisione in tre sedi difficilmente comunicanti tra di loro. Un disagio che si proietta sulla stessa attività didattica e sulla vita scolastica.
      Il vicesindaco Lucio Lonoce ha confermato la determinazione dell’Amministrazione comunale a riprendere i lavori almeno relativamente alla messa in sicurezza e alla copertura dell’edificio, che oggi è precariamente coperto da un telo di plastica che non lo mette certo a riparo dalle intemperie. In questa direzione si colloca l’iniziativa del Comune di riprendere la trattativa con il consorzio di imprese affidatario dei lavori, Aedars, al di là dei tempi del pronunciamento del Tar di Lecce sul ricorso che lo stesso consorzio aveva presentato contro la rescissione del contratto da parte del Comune. Il concetto della messa in sicurezza e della copertura dell’edificio con un tetto eseguito a regola d’arte e a tutela della incolumità pubblica, è stato ripreso, con motivazioni anche giuridiche, nell’intervento da Angelo Esposito, mentre Italo Pomes ha testimoniato il disagio degli studenti dell’Archita che in una scuola divisa in tre sedi non sono messi nelle condizioni non solo di comunicare tra di loro, ma neppure di esercitare quello che è un loro sacrosanto diritto, il diritto allo studio, dal momento che è loro preclusa la possibilità di utilizzare alcuni strumenti di cui la scuola dispone come la biblioteca e l’archivio storico.
      Per la Provincia Gianni Azzaro ha riconfermato la disponibilità degli otto milioni e mezzo stanziati, a suo tempo, dall’ente per la ristrutturazione dell’area destinata al liceo Archita (6.500 metri quadrati) e ha ribadito l’impegno della Provincia a ridurre il disagio prospettando, a partire dal prossimo anno scolastico, una sua sistemazione più omogenea in due sedi più vicine tra di loro: l’ex Mazzini e il plesso delle suore Maria Immacolata in via Mignogna. Una soluzione che ridurrebbe almeno a due le tre sedi in cui è spezzettata la scuola e restituirebbe all’Archita la sua collocazione al centro della città. Un primo passo verso la ricomposizione del liceo in attesa del suo ritorno nella sua sede storica che è appunto il Palazzo degli Uffici. Ribadito anche l’impegno della Provincia a mettere in sicurezza la biblioteca e l’archivio storico dell’Archita, sistemandoli nei locali dell’ex biblioteca Acclavio, nel Palazzo del Governo, restituendoli così alla fruizione degli studenti e del pubblico.


      Nasce ne Settecento, è stato orfanotrofio e sede di Tribunale
      Ma verrà inaugurato solo nel giugno del 1896, sindaco Criscuolo
      La sua forma quadrangolare ha influenzato l’urbanistica del borgo

      Il Palazzo degli Uffici è uno dei palazzi più prestigiosi del Borgo. Fu costruito nel Settecento per assolvere alla funzione di orfanotrofio ed ospitare i bambini poveri della città e gli orfani dei militari, per ordine di un regio decreto di Ferdinando IV di Borbone del 1787. La prima pietra fu posata nel 1791 in uno spiazzo utilizzato per manifestazioni pubbliche dall’allora arcivescovo di Taranto, Giuseppe Capecelatro, ma le vicende del 1799 ei successivi mutamenti di governo costrinsero ad interrompere i lavori per molto tempo. Solo nel 1872 il Comune, che nel frattempo aveva acquisito l’intera area, destinò l’edificio ad ospitare alcuni uffici pubblici, ordinando la ripresa dei lavori su disegno dell’ingegner Giovanni Galeone, che si concluse nel 1894. Dal 28 giugno 1896, data dell’inaugurazione alla presenza del sindaco di Taranto Alessandro Criscuolo, il Palazzo ha ospitato il Tribunale, la Scuola nautica, l’Osservatorio meteorologico e sismico, l’Istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia e diversi istituti scolastici, tra cui il liceo Archita. La forma quadrangolare dell’edificio influenzò il piano regolatore per il reticolo stradale mentre lo stile architettonico fu utilizzato come modello da altri palazzi del Borgo della città. Il prospetto principale del palazzo si affaccia su piazza Archita ed è allineato con il ponte girevole dal quale è perfettamente visibile. Idealmente appare suddiviso in due sezioni orizzontali: la sezione inferiore presenta al pian terreno un maestoso portone principale affiancato da una serie di porte, e al primo piano una fila di finestre incorniciate. Quella superiore si presenta sia al secondo che al terzo piano con 20 finestre decorate elegantemente. La parte superiore del prospetto termina con un piccolo “timpano” triangolare decorato e con un orologio meccanico. I restanti prospetti sono identici a quello principale ad eccezione del piccolo timpano triangolare. Sia all’esterno che all’interno sono inoltre presenti lapidi commemorative. Tra di esse una menzione particolare va fatta per quella dedicata all’assassinio del Re Umberto I di Savoia conservata al terzo piano. È stata per più di un secolo sede del liceo Archita, il più antico di Taranto, famoso per essere stata la scuola di personalità illustri tra le quali lo statista Aldo Moro.

      articoli pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Lunedì 2 Marzo 2015

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      • #4
        Palazzo degli Uffici, trattativa saltata

        Palazzo degli Uffici, trattativa saltata
        Stop ai lavori per una vertenza tra l’amministrazione comunale e l’impresa

        Palazzo degli Uffici, è saltata la trattativa. Non c’erano, evidentemente, le condizioni tecnico-giuridiche per trovare un’intesa tra il Municipio e l’impresa.
        Eppure, per almeno tre volte, nelle scorse settimane, i rappresentanti del Comune di Taranto e quelli del consorzio Aedars avevano tentato di smussare gli angoli e far ripartire così i lavori di ristrutturazione e riqualificazione dello storico immobile del Borgo che, per quasi 140 anni, ha ospitato il liceo classico Archita.
        Nel primo confronto di due mesi fa il sindaco Stefàno aveva espresso la volontà politica dell’Amministrazione comunale di riprendere i lavori per scrollarsi di dosso la responsabilità - che parte, a dire il vero, prima ancora che lui si insediasse alla guida del Municipio - di non portare a termine l’opera. Che, a tredici anni dall’approvazione del progetto, resta come una grande incompiuta.
        Nel confronto, è stato (pare) determinante il ruolo dell’ufficio legale dell’Amministrazione comunale (la cosiddetta Avvocatura). E questo in considerazione del fatto che si attende ancora il pronunciamento del Tar di Lecce sul ricorso presentato, oltre un anno e mezzo fa, dal consorzio aggiudicatario del progetto di finanza contro il Municipio e predisposto in seguito alla rescissione del contratto. Che, per la cronaca, fu decisa dall’Amministrazione comunale sia per la misura interdittiva emessa dalla Prefettura di Roma nei confronti dello stesso consorzio (tesi poi smontata da due sentenze del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato), che per la cessione delle quote della società di scopo, “Palazzo degli Uffici Taranto srl”, dal consorzio Aedars all’impresa esecutrice dei lavori. Passaggio, questo, vietato dal Comune dopo che, negli anni scorsi, c’erano stati ben quattro cambi nell’assetto societario.
        Naturalmente, se fosse stato raggiunto un accordo, il pronunciamento della magistratura amministrativa non avrebbe alcuna ragion d’essere. La trattativa, però, si è arenata e, quindi, non resta che attendere la sentenza del Tribunale amministrativo regionale di Lecce. In questo scenario, però, i tempi si allungherebbero perché dopo il Tar (in qualsiasi modo decida) una delle due parti, soccombente, farebbe ricorso al Consiglio di Stato (giudice di secondo grado nel diritto amministrativo). E, quindi, trascorrerebbe altro tempo nell’immobilismo.
        A questo punto, saltata ogni possibile intesa, il Comune di Taranto ha già presentato un’istanza per tornare ad entrare in possesso del cantiere. Le richieste precedenti sinora erano state respinte dall’impresa. Ed ora, cosa accadrà? Si aprirà un nuovo contenzioso che bloccherà per anni lo storico immobile? Oppure, il consorzio Aedars darà il via libera e l’Amministrazione comunale potrà quantomeno rimettere piede nel cantiere e dare seguito al progetto (presentando, dunque, il bando di gara) per la copertura a regola d’arte dei 5mila metri quadrati del solaio di Palazzo degli Uffici.


        Ma per ripartire serve la Provincia

        L’alleanza con la Provincia è indispensabile. Inevitabile. Necessaria. Lo era già prima, lo è di più oggi dopo che la trattativa tra il Municipio ed il consorzio Aedars si è arenata.
        Certo, il Comune è proprietario dello storico immobile che domina il Borgo di Taranto ma il dialogo con la Provincia serve perché l’ente di via Anfiteatro conserva, anche dopo la riforma Delrio, la competenza sull’edilizia scolastica delle scuole superiori. Ed allora, bisognerà trovare un accordo su diversi punti. Il primo, naturalmente, è quello economico. L’Amministrazione provinciale, all’epoca guidata da Florido (centrosinistra), mise a disposizione 8,5 milioni di euro per partecipare alla ristrutturazione e riqualificazione di Palazzo degli Uffici. Poi, più recentemente, sia con la gestione commissariale che con quella di Tamburrano sembra essere prevalso il convincimento di ridurre il proprio impegno ad una cifra decisamente inferiore (3,5 - 4,5 milioni di euro) realizzando gli interventi solo nelle parti dell’edificio che avrebbero dovuto ospitare gli studenti e gli insegnanti del liceo “Archita”.
        Ora, di certo, serve che sia i rappresentanti politici dei due enti che i rispettivi tecnici ed avvocati si confrontino ed individuino il percorso da intraprendere.

        articoli di Fabio Venere
        pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Martedì 07 Aprile 2015

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        • #5
          Riferimento: Rassegna Stampa 2015

          “Beni culturali, il corso di laurea non può sparire”
          Parte un doppio appello: del Comitato Qualità della Vita e del coordinamento dei club e delle associazioni

          Salvare il corso di laurea in Scienze dei Beni culturali. Proprio mentre la vicina Matera mette in campo la migliore programmazione per celebrare nei prossimi anni il proprio titolo di capitale europea della cultura ed a Taranto si tenta di ridare corpo alla speranza di intercettare anche un ruolo minore, l’omonimo corso di laurea dell’Università di Bari vacilla ancora di più. Da qui l’appello del Comitato per la Qualità della Vita che per domani (alle 9 presso il convento di San Francesco) aveva indetto già da tempo la manifestazione clou delle Giornate della cultura jonica e dei beni culturali (in corso dal 2 aprile). Ora all’appello del Comitato ieri si è unito anche quello del coordinamento dei club e delle associazioni di servizio.
          Il rettore dell’Università di Bari, Antonio Uricchio, da parte sua cerca di rassicurare: “Stiamo cercando in tutti i modi di salvare il corso di Beni culturali a Taranto”. Ieri, intanto, è saltato l’incontro che il sindaco Ezio Stefàno aveva in calendario con il rettore Uricchio. È stato rinviato alla prossima settimana a Taranto.
          A porre su un terreno scivoloso il corso di laurea in Beni culturali è lo sbarramento posto dal consiglio di corso di laurea e dal Dipartimento di Antichistica lo scorso 28 marzo. Una scelta forzata in considerazione del mancato raggiungimento del numero di cinque garanti (docenti) necessari a consentire la richiesta di accreditamento di ogni singolo corso di laurea. Eppure, proprio il giorno prima, il 27 marzo, il ministero aveva modificato con il decreto 194 i criteri di accreditamento, rimodulando ed ammorbidendo i limiti (richiesti 2 garanti). Ci sono spazi, dunque, secondo il Comitato per la Qualità della Vita, di rivedere la questione considerando che il Senato accademico dovrà inviare al ministero, entro l’8 maggio, la proposta formativa per il prossimo anno.
          L’iniziativa di domani dovrebbe licenziare un documento di rilancio dell’intera questione. Intanto, il coordinamento di club service tarantini mette in guardia: “L’investimento in alta cultura universitaria e post-universitaria è la precondizione necessaria per garantire sviluppo e crescita culturale ma anche economica e sociale”.


          articolo di Maria Rosaria Gigante
          pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 09 Aprile 2015

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          • #6
            Palazzo degli Uffici, ora anche i ladri

            Palazzo degli Uffici, ora anche i ladri
            Non bastano i lavori fermi. Rubate dall’edificio due antiche campane di bronzo

            Erano massicce e soprattutto, antiche le due campane di bronzo rubate l’altra notte da Palazzo degli Uffici. La storica sede del liceo classico “Archita”, nel cuore di Taranto - da anni ormai un cantiere aperto senza avanzamento di lavori - sembra essere stata presa di mira dai ladri. Dallo scorso gennaio ad oggi, si contano infatti già tre furti, segnalati alle forze dell’ordine dai cittadini residenti in zona. Sull’ultimo, quello dell’altra notte, stanno indagando i carabinieri della stazione di Taranto centro. Ignoti, introducendosi nel cantiere dell’ex Palazzo degli Uffici, hanno infatti portato via anche alcune plafoniere in alluminio.
            L’atto indigna e rammarica il dirigente scolastico dell’Archita, Pasquale Castellaneta, oltre che i docenti e gli stessi studenti, i quali si sono anche costituiti in un comitato per cercare di ottenere la restituzione della sede del Palazzo degli Uffici, che tuttora contiene preziose ed importanti testimonianze del passato di Taranto, raccontato da busti marmorei e da un ricco patrimonio librario e documentario, oltre che dallo stesso arredo dell’istituto. È proprio questo il caso delle due campane bronzee.
            “Quanto accaduto - dichiara il preside del liceo - è a dir poco increscioso. Siamo rammaricati perché un contenitore di così tanto prestigio e valore storico ed artistico, come il Palazzo degli Uffici, è stato abbandonato all’oblio del tempo con tutto il suo immenso ed inestimabile patrimonio”.
            Castellaneta dirige il liceo da settembre. “Dall’inizio dell’anno scolastico - dichiara il capo d’istituto - ho già più volte sollecitato le istituzioni per poter fare io stesso il sopralluogo e prendere cognizione di tutte le suppellettili contenute nello stabile e delle condizioni strutturali dello stesso dall’interno. Mi sono rivolto alla direzione Lavori pubblici del Comune, evidenziando la necessità di poter visionare lo stato di conservazione del materiale cartaceo custodito nella biblioteca. Mi hanno però detto che il sito sarebbe stato inaccessibile fino all’8 aprile scorso. Ma anche dopo questa data mi hanno comunicato un ulteriore slittamento dei tempi. Io, però, non mi rassegno. Per quanto infatti posso immaginare gli inconvenienti derivanti dal contenzioso con la società dei lavori di ristrutturazione, chiedo almeno - dice Castellaneta - che il Comune organizzi un presidio con un custode che possa sorvegliare la struttura per non lasciarla abbandonata a se stessa”.
            “In questo stato - ricorda Loredana Fiore, docente tra le più “anziane” dell’Archita - il Palazzo degli Uffici si trova da ben quindici anni. Davvero un pessimo esempio di gestione dei beni culturali a Taranto”.


            E domani il Comune rientrerà in possesso dell’edificio storico

            Da domani il Comune di Taranto si riapproprierà di Palazzo degli Uffici. Torna infatti nelle disponibilità dell’amministrazione comunale la storica sede del liceo classico Archita, da anni sottoposta a lavori di ristrutturazione, poi interrotti per via di un contenzioso con l’impresa esecutrice. Il Comune, a causa dei precedenti giudiziari dei responsabili dell’impresa, ha infatti provveduto alla risoluzione del contratto, ma il cantiere è rimasto completamente chiuso - diventando così terra di nessuno - per tutto il tempo. Fino al 23 aprile. Ecco un’altra data che potrebbe diventare importante nella lunga storia del Palazzo degli Uffici di Taranto. L’assessore ai Lavori pubblici del Comune, Lucio Lonoce, promette infatti massima attenzione ed impegno per questo contenitore culturale del quale riconosce l’importanza anche per la città. “Il dirigente scolastico dell’Archita - assicura Lonoce, rispondendo così alla richiesta del professor Pasquale Castellaneta - può stare tranquillo. Non appena il cantiere sarà nuovamente sotto la nostra diretta competenza, ci attiveremo per garantirne la custodia e la sorveglianza. Finora questo non è stato possibile perché spettava all’azienda incaricata dell’intervento provvedere alla vigilanza. Tra l’altro, in tutto questo periodo, dalla risoluzione del contratto ad oggi, a nessuno, noi compresi, era possibile entrare nella struttura. È questa la ragione per la quale finora non abbiamo potuto assecondare la richiesta di sopralluogo che ci ha presentato il capo d’istituto”.
            Inevitabile anche per l’assessore ai Lavori pubblici commentare l’ultimo furto. Il bottino dei ladri: alcune plafoniere in alluminio e due storiche campane di bronzo, che ogni giorno suonavano il cambio di ora al liceo Archita quando le lezioni si svolgevano ancora a Palazzo degli Uffici. “Provo vergogna, sdegno e rabbia - afferma Lonoce - come tutte le volte in cui i ladri si introducono nelle altre scuole e negli asili comunali, rubando tutto quello che possono, persino caditoie oltre che pannolini, omogeneizzati e giocattoli. Tutto questo, molto spesso, solo per il gusto di entrare in una struttura e compiere furti di poco conto, se non soltanto atti vandalici. È un fatto riprovevole per noi, non soltanto come amministratori comunali ma anche come cittadini. Non è infatti una bella immagine quella che diamo all’esterno del nostro territorio”.

            articoli di Pamela Giufrè
            pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 22 Aprile 2015

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            • #7
              Il Comune si “riappropria” dell’Archita

              Il Comune si “riappropria” dell’Archita
              I tecnici del Municipio, dopo due diffide, sono entrati grazie all’intervento dei Vigili

              Palazzo degli Uffici, da ieri il Comune di Taranto si è riappropriato del cantiere. Dopo due diffide cadute nel vuoto, ieri mattina, i tecnici della direzione Lavori pubblici dell’Amministrazione comunale, grazie all’intervento dei Vigili urbani, sono entrati nel cantiere di piazza della Vittoria. In gergo tecnico, quello che è accaduto ieri si definisce “ripiegamento coatto del cantiere”. Al momento dell’ingresso nell’edificio che, sino a qualche anno fa, ospitava le classi del liceo “Archita” non c’era alcun rappresentante del consorzio “Aedars”, aggiudicatario del progetto di finanza e sino a ieri responsabile del cantiere stesso. L’assessorato ai Lavori pubblici, guidato da Lucio Lonoce, ha trasmesso gli atti alla direzione Patrimonio invitandola ad organizzare un servizio di vigilanza notturna che impedisca il ripetersi di altri furti nello storico stabile.
              E cosa accadrà a questo punto? Due consulenti del Municipio, un architetto ed un ingegnere strutturista, dovranno verificare (entro le prossime due settimane) se esistono o meno problemi di staticità dell’edificio. Toccherà al Comune eseguire, in danno del concessionario, gli interventi di messa in sicurezza dello stabile (qualora ve ne fossero), oltre alla sostituzione dei teli e ponteggi dell’impalcatura ormai danneggiati.
              Successivamente, potrà essere indetto il bando di gara per la realizzazione di interventi per coprire “a regola d’arte” il solaio di Palazzo degli Uffici. Il tutto per un importo vicino ai 2 milioni di euro. Quest’intervento, del resto, è condizione necessaria e sufficiente affinché in quel palazzo si possa pensare di riportare, finalmente, gli studenti. Ma, in questo senso, ancora più importante è l’azione che, d’intesa con l’Amministrazione comunale, potrà (dovrà) svolgere la Provincia. Che, per legge, è competente per l’edilizia scolastica delle scuole superiori.

              articolo di Fabio Venere
              pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 23 Aprile 2015

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              • #8
                All’Archita rubato il bassorilievo di Moro

                All’Archita rubato il bassorilievo di Moro

                Proseguono i furti nella dimora storica del liceo Archita, il Palazzo degli Uffici, oggetto da anni di interventi di recupero mai conclusi. Era stata recentemente la notizia del furto di due campane in bronzo a destare preoccupazione, ma il recente sopralluogo del dirigente dell’istituto, il preside Pasquale Castellaneta, ha consentito di verificare che all’elenco di oggetti di valore manca ancora dell’altro. Urgente più che mai, quindi, correre ai ripari e mettere in sicurezza il patrimonio culturale del liceo. Ad accompagnare il dirigente scolastico nel sopralluogo sono stati i tecnici del settore Lavori pubblici del Comune. Il tutto sarebbe avvenuto in più step, ma a distanza di due anni e mezzo, da quando il liceo Archita è stato sfrattato dalla sua sede storica a causa dei lavori di ristrutturazione dell’immobile, l’amara constatazione forse era alquanto scontata. Ed infatti all’appello mancano non solo le due campane in bronzo, ma anche due bassorilievi in rame e bronzo donati all’istituto dallo scultore Aldo Pupino.Una delle due opere, celebrativa dello statista Aldo Moro, è stata parzialmente asportata dalla base mentre dell’altra non vi è traccia. Mancano anche alcuni busti in marmo. Questo è il triste bollettino reso noto dallo stesso preside Castellaneta. Per fortuna non ci sono state sorprese nella vasta biblioteca. Il patrimonio librario risulta intatto e i locali che custodiscono i volumi non presentano infiltrazioni. Ma ora davvero la corretta conservazione di questo ampio patrimonio è a rischio. Da qui la decisione del preside Castellaneta di convocare nei prossimi giorni una conferenza di servizi con il Comune e la Provincia di Taranto. “Ora - dice il dirigente - si tratta di individuare un sito idoneo ad ospitare la preziosa dotazione libraria del liceo Archita, quantificabile in circa 20.000 volumi”.

                articolo di Maria Rosaria Gigante
                pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 06 Maggio 2015

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                • #9
                  Sì a Ingegneria aerospaziale e ambientale

                  Sì a Ingegneria aerospaziale e ambientale
                  Il Senato accademico del Politecnico di Bari ha confermato l’istituzione dei corsi di laurea

                  Il Senato accademico del Politecnico di Bari ha confermato l’istituzione dal prossimo anno accademico dei corsi di laurea in Ingegneria dei sistemi aerospaziali e Ingegneria dell’ambiente a Taranto.
                  La decisione nel corso di una seduta nella quale sono state prese anche altre importanti decisioni che andranno ad incidere altrettanto nei corsi tenuti a Taranto. Si tratta complessivamente - si legge in una nota - di un’azione strategica, coraggiosa, mirata a potenziare ricerca e didattica da parte di un Ateneo che si è visto anche quadruplicare dal ministero i fondi per la mobilità internazionale. A parte, quindi, l’avvio anche di Ingegneria informatica e delle telecomunicazioni magistrali interamente in lingua inglese a Bari, sono stati autorizzati più concorsi e borse di studio per i dottorati di ricerca.
                  Ma ecco le decisioni deliberate. Saranno 44 i posti messi a concorso per il dottorato di ricerca, il livello più alto della formazione universitaria. Di questi posti, 35 saranno con borsa di studio. Borse, queste, finanziate per un quarto dall’esterno. Inoltre, almeno una borsa di studio per ciascun dottorato, dovrà essere assegnata ad un giovane ricercatore straniero. I 44 posti di dottorato rappresentano quasi un raddoppio rispetto ai 26 posti dello scorso anno. Previste, inoltre, per il prossimo anno nuove assunzioni di professori ordinari, di associati e ricercatori di “tipo B” che così andranno a rafforzare il corpo docente con nuova linfa ed eccellenza scientifica.
                  “Il Politecnico attraverso queste decisioni -- ha dichiarato il rettore, Eugenio Di Sciascio - prosegue nella direzione del rafforzamento della eccellenza scientifica, potenziandosi a tutti i livelli, in particolare con l’ausilio determinante di giovani talenti e con una forte attenzione alla internazionalizzazione, come dimostra la scelta di erogare corsi di laurea interamente in lingua inglese. Ciò per consentire ai nostri studenti di battersi ad armi pari in un mercato del lavoro sempre più selettivo”.

                  articolo di Maria Rosaria Gigante
                  pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 07 Maggio 2015

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                  • #10
                    Crollo a Palazzo degli Uffici: la Procura apre un’inchiesta

                    Crollo a Palazzo degli Uffici: la Procura apre un’inchiesta
                    Tra le ipotesi di reato anche i danneggiamenti per l’abbandono dello stabile

                    Crollo doloso e danneggiamenti. Sono le ipotesi di reato sulle quali la Procura di Taranto ha aperto un fascicolo di indagine per verificare eventuali responsabilità penali sullo stato di abbandono in cui versa il Palazzo degli Uffici di Taranto.
                    Al momento non ci sarebbero indagati, ma è chiaro che il procuratore capo Franco Sebastio, che coordina personalmente le attività investigative, vuole vederci chiaro.
                    Ieri mattina nell’eterno cantiere del centro cittadino sono giunti infatti i Vigili del Fuoco e i finanzieri del nucleo di Polizia tributaria: una task force che, oltre a ricostruire l’intero iter procedurale che dal 2004 non ha ancora portato alla riqualificazione dell’edificio, dovrà stabilire se vi sono rischi che potrebbero pregiudicare lo stato dell’immobile o anche dei cittadini.
                    Nei prossimi giorni sarà il comando dei Vigili del Fuoco a inviare una dettagliata relazione al procuratore Sebastio che successivamente valuterà le ulteriori mosse.
                    Qualche settimana fa Palazzo degli Uffici è ufficialmente tornato in possesso del Comune di Taranto. Dopo due diffide cadute nel vuoto, il 23 aprile scorso, i tecnici della direzione Lavori pubblici dell’amministrazione comunale, grazie all’intervento dei vigili urbani, sono entrati nel cantiere di piazza della Vittoria che era formalmente affidato al consorzio “Aedars”, aggiudicatario del progetto di finanza e sino a poco tempo fa responsabile del cantiere.
                    In questi giorni due consulenti del Comune, un architetto e un ingegnere strutturista, hanno verificato se esistono o meno dei problemi di staticità dell’edificio.
                    Gli esiti dei sopralluoghi finiranno in un documento che i tecnici consegneranno nei prossimi giorni all’ente locale e in caso di danni strutturali, toccherà al Comune eseguirli e poi chiedere i danni - oltre alle spese per la sostituzione dei teli e ponteggi dell’impalcatura ormai danneggiati - al concessionario.
                    In queste ultime settimane, inoltre, il cantiere, che versa ormai in uno stato di grave abbandono, è diventato meta preferita di ladri e malfattori. In uno degli ultimi furti è stato trafugato addirittura un busto bronzeo raffigurante lo statista Aldo Moro.
                    Era il 2002 quando la prima giunta comunale di Rossana Di Bello approvò il primo progetto per il Palazzo degli Uffici: i lavori furono affidati a un’associazione temporanea di imprese capeggiata dalla ditta Romagnoli con l’appalto in concessione.
                    Il privato metteva i soldi necessari ai lavori e il Comune avrebbe pagato un canone annuo di un milione di euro per 44 anni e alla società concessionaria spettava il diritto di utilizzo per fini commerciali di circa 10mila metri quadrati del Palazzo.
                    L’iter, però, si scontrò da subito con alcuni ostacoli burocratici. Nel frattempo la “Palazzo degli Uffici Taranto srl”, società di progetto detenuta al 100 per cento dalla ditta concessionaria, cambiò proprietà: ben quattro ditte fino a oggi si sono passate di mano in mano la concessione dei lavori per Palazzo degli Uffici.
                    E anche il progetto è cambiato più volte. La prima galleria commerciale è diventata un albergo a cinque stelle.
                    Ma al di là di quello che c’è sulla carta, ai tarantini è rimasto solo un eterno cantiere. E l’ennesima inchiesta della Magistratura.

                    articolo di Francesco Casula
                    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Martedì 12 Maggio 2015

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                    • #11
                      Ex Archita, i lavori sono urgenti

                      Ex Archita, i lavori sono urgenti
                      Il consulente del Comune: “Nessun problema di staticità ma va messo in sicurezza”

                      Palazzo degli Uffici, non ci sono problemi statici ma il Comune di Taranto deve comunque eseguire degli interventi urgenti di messa in sicurezza.
                      Sono fondate indiscrezioni, infatti, a riferire l’esito della relazione scritta dal consulente esterno all’Amministrazione comunale. Il professionista, peraltro, aveva ricevuto quest’incarico pochi giorni dopo che il Municipio era ritornato in possesso del cantiere che sovrasta piazza della Vittoria e si impone da piazza Garibaldi.
                      Da quel che si apprende, l’architetto chiamato ad esprimere un proprio parere tecnico sulla condizione dell’immobile che per oltre 135 anni ha ospitato il liceo classico “Archita” ha escluso che lo storico edificio possa avere dei problemi statici ma, al tempo stesso, ha imposto all’Amministrazione comunale (proprietaria dell’immobile) di osservare delle misure di sicurezza che i tecnici della direzione Lavori pubblici stanno già attuando.
                      In particolare, il consulente del Comune ha imposto che i lavori lasciati incompleti dal consorzio aggiudicatario del progetto di finanza (“Aedars”) vengano eseguiti entro due anni. Da domani, intanto, sarà possibile vedere in azione una autogrù da 40 metri per la verifica dei prospetti che sono senza impalcatura. Ed ancora, entro il prossimo 8 giugno dovrebbero essere terminate le opere di messa in sicurezza comprese quelle relative ai teli in copertura.
                      E una volta fatto questo, la direzione Lavori pubblici del Comune di Taranto potrà volgere il suo sguardo al futuro che resta l’aspetto più problematico e complesso non foss’altro per la necessità di rapportarsi con la Provincia, ente competente per legge ad occuparsi delle scuole superiori. Ed infine, nel frattempo, i tecnici di Palazzo di Città (anzi di via Plinio luogo in cui ha sede l’assessorato ai Lavori pubblici) stanno per trasportare nella depositeria comunale le attrezzature lasciate dalla vecchia società (consorzio Aedars di Roma che, a sua volta, aveva affidato ad un’impresa di Mesagne l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione).
                      Incassata la buona notizia relativa alla solidità statica dell’immobile (nonostante tutto quello che è accaduto in questi anni e nonostante il lento logorio del tempo) ed annotati gli interventi necessari per la messa in sicurezza, il primo grande tassello da sistemare sarà quello relativo alla copertura del solaio. Il progetto è pronto da tempo ed è stato fissato anche l’importo (2 milioni di euro) per coprire a regola d’arte i 5mila metri quadrati della struttura. Che, peraltro, in parte ha la fragile protezione rappresentata da dei teli di plastica messi lì dopo la rimozione dell’amianto presente e la mancata copertura dell’area imposta dalla sospensione dei lavori. Fortunatamente l’infiltrazione delle acque piovane agevolata da quella copertura provvisoria non ha causato danni rilevanti all’antico edificio.
                      Poi, anzi contestualmente a questi interventi, Comune e Provincia di Taranto dovranno necessariamente sedersi attorno ad un tavolo e trovare una soluzione magari coinvolgendo anche il dirigente scolastico ed una rappresentanza di insegnanti e studenti del liceo. Altrimenti, posto che la situazione è complessa e che la matassa è ingarbugliata sin dal 2002-2003, non avrà un gran senso sentir parlare di “l’Archita come fiore all’occhiello della città” o di “Palazzo degli Uffici simbolo del Borgo”. Se questi ultimi tentativi fallissero e se quelle frasi venissero poi ancora ripetute, sarebbero solo un esercizio di pura retorica.

                      articolo di Fabio Venere
                      pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Lunedì 25 Maggio 2015

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                      • #12
                        A Taranto l’Università non è una realtà in disarmo

                        A Taranto l’Università non è una realtà in disarmo

                        In questi giorni si è spesso sentito parlare, e molto si è scritto, sulle difficoltà che la sede universitaria tarantina sta affrontando. Si è mobilitata invano, almeno per ora, la società civile per evitare la chiusura del corso di laurea triennale in Scienze dei Beni culturali per il turismo (anche se paradossalmente a qualcuno, forse, ha fatto piacere perché evidentemente lo riteneva inutile; ma lo spiegassero alla città e ai giovani di Taranto). Due anni fa, invece, con poco clamore si è disattivato il corso di laurea di Scienze della formazione che ha dato la possibilità a tanti laureati di lavorare con regolare contratto nelle cooperative che operano per il contrasto alle forme di disagio soprattutto nei quartieri come Città vecchia e Paolo VI. A fronte di queste «sconfitte», non certamente volute dalla volontà degli organi accademici dell’Università di Bari, ma solo a causa di una politica miope e/o strabica delle forze governative che hanno retto le sorti dell’Italia in questi ultimi decenni (sì, per l’Università la responsabilità è di tutti, centrodestra, centrosinistra e governi del presidente: Monti, Letta, Renzi e di quest’ultimo aspettiamo qualche cenno di vita e speriamo che ci sia anche una «Buona Università», ma non con le contraddizioni che hanno caratterizzato la «Buona Scuola») vi è, tuttavia, una realtà universitaria presente su Taranto assai effervescente sul piano culturale, didattico e di ricerca che, forse, non è abbastanza conosciuta o, forse, è volutamente ignorata.
                        I corsi di laurea che dipendono ancora dai Dipartimenti di Bari (Scienze ambientali, Informatica digitale, professioni sanitarie) e quelli che rinvengono dal Dipartimento jonico (che per chi non lo sapesse rappresenta la boa, l’ancoraggio della presenza universitaria a Taranto perché è un Dipartimento con propria autonomia gestionale e finanziaria) ovvero laurea magistrale in Giurisprudenza, laurea triennale in Economia e amministrazione delle aziende, laurea magistrale in strategia d’impresa e management, laurea triennale in Scienze e gestione delle attività marittime, in convenzione con la Marina Militare ed unico in Italia, hanno una valutazione positiva da parte degli studenti che supera il livello medio nazionale. Per non parlare poi della valutazione positiva ai fini della ricerca che il Dipartimento jonico ha a livello nazionale e barese. Nell’Ateneo di Bari, il giovane Dipartimento tarantino si classifica, a seguito degli esiti della Vqr (Valutazione della qualità della ricerca, Anvur, ministero dell’Istruzione), al sesto posto su 24 Dipartimenti. Di recente, inoltre, i docenti e i ricercatori che afferiscono al Dipartimento jonico sono risultati tra i primi nell’incentivazione prevista dalla legge «Gelmini» che tiene conto di tre fattori: attività didattica, di ricerca e gestionale. Ci sono poi una serie di contatti di rete da cui scaturiscono convegni e seminari, quasi quotidiani, che danno luogo non solo a proficui scambi scientifici, ma soprattutto contribuiscono a creare quella comunità accademica e civile di cui Taranto necessita per la sua crescita in maniera diversa e alternativa alla monocultura dell’acciaio. E inoltre il Dipartimento jonico ha sviluppato negli anni un intenso lavoro di networking all'esterno attivando una serie di rapporti con imprese e istituzioni (locali, nazionali ed internazionali) dando luogo a diverse attività. Questi risultati positivi fanno sì, che, soprattutto il Dipartimento jonico, si presenta con le carte in regola per essere comunità universitaria, ovvero non un semplice erogatore di didattica. È sufficiente trascorrere qualche ora presso le sedi universitarie sia della Città vecchia sia della Salinella (concessi in comodato d’uso dal Comune) per rendersi conto di che cosa sia la comunità accademica e dell’aria che si respira, aria di civiltà, di confronto, di progettualità, di speranza, di sogni. Da non trascurare poi la «terza missione» che impegna il Dipartimento jonico a 360 gradi e che vede rafforzare il contatto diretto tra il mondo universitario ed il contesto socio-economico, favorendo la valorizzazione economica delle scoperte scientifiche e promuovendo iniziative di accrescimento del benessere collettivo dal punto di vista culturale, sociale, educativo e della consapevolezza civile. Ci tenevo a sottolineare queste positività della presenza universitaria a Taranto per portare a conoscenza dei lettori quanto e cosa si fa per il territorio. È un impegno gravoso, ma pieno di soddisfazione perché ha un nobile scopo: l’Università, con la sua didattica e ricerca, promuove il territorio facendo vibrare e brillare le intelligenze dei giovani della provincia jonica, i soli che, se adeguatamente preparati, possono fare riscattare il capoluogo jonico e la sua provincia dalle mortificazioni subite nel corso degli anni da parte di chi ha considerato Taranto terra di conquista e colonia da sfruttare.

                        intervento di Riccardo Pagano (Delegato del Rettore per il Polo Universitario di Taranto)
                        pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Venerdì 29 Maggio 2015

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                        • #13
                          Disco rosso per Beni culturali

                          Disco rosso per Beni culturali
                          L’alternativa forse una Scuola

                          Nessuna deroga per il corso di laurea in Scienze dei Beni culturali e del Turismo (attivato nel 2011-2012) che, su parere negativo del Consiglio di corso di laurea e dal Dipartimento di Antichistica dello scorso 28 marzo, anche il Senato accademico dell’Università di Bari ha dovuto cassare martedì della scorsa settimana. Insufficiente - anche a casa del mancato turn over di questi anni - il numero di docenti a disposizione e su cui contare per poter chiedere l’accreditamento del corso di laurea dal prossimo anno. Sicché si andrà con le lezioni in videoconferenza. Purtroppo non ha sortito alcun effetto neanche la richiesta di deroga da questi parametri che in qualche modo il rettore dell’Ateneo di Bari, Antonio Uricchio, ha sostenuto nei giorni scorsi al ministero dove ha consegnato copia delle otto mila firme raccolte a Taranto dal Comitato per la Qualità della Vita a sostegno del mantenimento del corso di laurea in Beni culturali. Niente da fare dal ministero che ha piuttosto concesso qualcosa all’Ateneo barese per i corsi di laurea in Medicina e delle Professioni sanitarie. Almeno su quel fronte, infatti, il rettore anticipa che non ci saranno problemi a Taranto per i corsi di laurea delle Professioni sanitarie la cui offerta formativa per il prossimo anno accademico è stata chiusa e confermata qualche giorno fa. Rimane una coda polemica di un vecchio lodo relativo al pagamento delle attività aggiuntive prestate dai docenti dell’area sanitaria presso il Policlinico. Una questione che ha tenuto in bilico quest’anno i corsi, partiti poi in ritardo per la protesta dei docenti. Ora, spiega il rettore Uricchio, per chiudere quest’ultima coda di polemica, è stato chiesto un ulteriore chiarimento al giudice che aveva arbitrato il lodo. Tornando, però, ai Beni culturali, la partita al ministero non si sarebbe chiusa completamente a sfavore di Taranto nel senso che, in previsione di una rimodulazione complessiva di questa offerta formativa in tutto il Paese, l’ipotesi che potrebbe essere messa in pista riguarda la realizzazione di una Scuola dei Beni culturali. Scuola che potrebbe proprio interessare Taranto. Progetti, insomma, ai quali occorrerà mettere mano e che ancora una volta richiedono una coesione a livello di istituzioni locali. Roba sicuramente da discutere sul tavolo che il prefetto Umberto Guidato ha deciso di convocare la prossima settimana, una volta superata la fase delle elezioni regionali. Intanto, il Comitato per la Qualità della Vita ha rivolto un nuovo appello ai parlamentari di Taranto affinché sostengano «anche attraverso l’urgente presentazione di una apposita mozione o ordine del giorno, la concessione di una deroga da parte del ministero nella definizione dell’offerta formativa universitaria per il prossimo anno accademico, relativamente al corso di laurea in Scienze dei Beni culturali per il turismo e alla eventuale laurea specialistica in Scienze ambientali. Una deroga - si legge nella lettera ai parlamentari - come quelle concesse ad altre realtà in difficoltà del Paese e che, pertanto, tenga conto sia della drammatica situazione socio-ambientale di terra jonica, sia della “strategia” che postula la legge Salva-Ilva Taranto». Infine, oggi, organizzato dal Comitato Qualità della Vita, «Festa della Scuola» alle 9,30 al Pacinotti. Festa della Scuola o «Giornata dei talenti»: così è stata anche chiamata a voler sottolineare l’apporto nella nostra comunità di alcuni «talenti senior» con i quali il Comitato ha avviato una ricognizione dei talenti junior distintisi nel corso dell’anno anche a livello nazionale e che saranno premiati quest’oggi. «Vogliamo dimostrare - si legge in una nota - che già oggi in Italia e in particolare in terra jonica opera la Buona Scuola formando giovani in maniera eccellente».

                          articolo di Maria Rosaria Gigante
                          pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Venerdì 29 Maggio 2015

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                          • #14
                            L’Università «Pegaso» arriva in città e dà impulso alla formazione on line

                            L’Università «Pegaso» arriva in città e dà impulso alla formazione on line
                            Nove i corsi di laurea e il sindaco parla di opportunità importante

                            Avrà il suo e-learning center point (Ecp) anche a Taranto l’Università telematica «Pegaso» di Napoli, istituita con decreto ministeriale del 20 aprile 2006 e basata sui più moderni ed efficaci standard tecnologici in ambito e-learning. Quella di Taranto sarà una sorta di segreteria didattico-amministrativa dove potranno rivolgersi gli studenti di un più vasto bacino che si allarga alle quattro province di Taranto, Brindisi, Lecce e Matera, e dove si svolgeranno gli esami. La sede sarà al primo piano di Palazzo Galeota concesso in fitto dal Comune all’ente gestore «Sparta Formazione» ed al momento in via di allestimento. L’altro ieri la presentazione ufficiale dell’iniziativa a Palazzo di Città alla presenza dell’amministratore delegato della Unipegaso, Danilo Jervolino. «È un impulso positivo al processo di sviluppo e di crescita per la città al quale non vogliamo rinunciare» è il commento del sindaco Ezio Stefàno. Formazione rigorosamente on line per gli studenti che avranno la possibilità di iscriversi ai diversi corsi di laurea all’interno dell’offerta di «Unipegaso», ma che saranno tenuti a svolgere gli esami in presenza con i docenti titolari dei diversi insegnamenti nei center point appunto. Gli Ecp costituiscono il network dell’Ateneo e sono accreditati come «Centri qualificati per lo svolgimento di progetti didattici, educativi e formativi dell'Università telematica Pegaso», che ne riconosce la qualità poiché in possesso di specifici requisiti, preventivamente documentati e certificati dalla stessa Università. Tutte le attività dell'Ecp sono preliminari a quelle dell'Università e legate a quegli specifici progetti educativi e didattici indicati nelle linee guida dell'Ateneo. L’ente gestore organizzerà anche attività di promozione culturale collaterali sempre aderenti alle proposte formative universitarie. L’Unipegaso eroga nove corsi di laurea (Scienze dell’educazione e della formazione, Ingegneria civile, Scienze turistiche, Economia aziendale, Scienze motorie per le lauree triennali, Scienze pedagogiche, Management dello sport e delle attività motorie, Scienze economiche per le lauree magistrali, Giurisprudenza per le lauree magistrali a ciclo unico), master di primo e secondo livello, corsi di alta formazione e perfezionamento, i programmi «Futuro Sicuro e Occupato o Rimborsato», il master in giornalismo e comunicazione, Panorama Academy, la Scuola di Rigenerazione urbana e ambientale. I titoli accademici rilasciati al termine dei percorsi di studio che hanno lo stesso valore legale dei titoli rilasciati dalle Università tradizionali.

                            articolo di Maria Rosaria Gigante
                            pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Venerdì 29 Maggio 2015

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                            • #15
                              Palazzo degli Uffici, mano al solaio

                              IL BANDO PER QUESTI LAVORI SARÀ LANCIATO NON APPENA TERMINERANNO GLI INTERVENTI DI MESSA IN SICUREZZA DELLO STORICO IMMOBILE DEL BORGO
                              Palazzo degli Uffici, mano al solaio
                              Da coprire 5mila metri quadrati. La tipologia scelta andrà bene per qualsiasi impiego finale

                              Palazzo degli Uffici, sono in via di ultimazione gli interventi di messa in sicurezza dello storico immobile. Una volta conclusi del tutto, i tecnici dell’Amministrazione comunale proprietaria dell’edificio che per oltre 130 anni ha ospitato il liceo classico «Archita» daranno il via al bando per la copertura del solaio. Si tratta di una copertura, come si dice in gergo, «a regola d’arte» che coprirà tutti i 5mila metri quadrati e consentirà di realizzare nello stabile qualsiasi tipo di attività senza particolari problemi.
                              Per essere più chiari, andrà bene per qualsiasi cosa gli enti locali decidano di fare o sistemare all’interno. In realtà, anche la copertura del solaio non è slegata dalla tipologia di attività che si decidano di fare. Ad esempio, se tornasse d’attualità l’ipotesi di realizzare un hotel (opzione remota a dire il vero), le distanze tra il solaio stesso e la struttura sottostante sarebbero differenti nel caso in cui, invece, si realizzassero degli uffici pubblici. Di certo, anche in considerazione di questi elementi, diventa non più rinviabile un confronto tra la Provincia, che per legge ha la competenza sulle scuole superiori, e l’Amministrazione comunale, proprietaria dell’immobile.
                              La ripresa del cantiere da parte del Comune (contratto revocato al consorzio Aedars, di recente fallito) era stato solo l’ultimo atto amministrativo in ordine di tempo di questa vicenda così complessa da essere estenuante.
                              Prima ancora c’era stata l’approvazione dell’atto di indirizzo che dava mandato al dirigente dei Lavori pubblici di rescindere il contratto con il consorzio «Aedars».
                              E, in realtà, prima ancora di questo «strappo», ci sarebbero 12 lunghi anni tutti da raccontare.
                              Andrebbe dunque descritta la storia di un progetto nato male e (per ora) finito peggio. E ci sarebbe anche da ricordare i quattro cambi di assetto societario all’interno della società di scopo «Put srl», ovvero Palazzo degli Uffici Taranto srl. Società le cui quote furono appunto rilevate dal consorzio «Aedars», divenuto poi titolare del contratto nato dal progetto di finanza stipulato con il Comune nel lontano 2003. Contratto che avrebbe dovuto poi portare alla riqualificazione del liceo classico «Archita», alla realizzazione di uffici comunali e di un hotel a 5 stelle per un appalto da 33 milioni di euro. Di questi, 18-19 li avrebbe dovuti versare il concessionario, 11 il Comune di Taranto e 8,5 la Provincia di Taranto. Ed invece si è arrivati alla rescissione contrattuale. Nel provvedimento, il dirigente comunale aveva fatto esplicito riferimento alla misura interdittiva emessa, nel 2013, dalla Prefettura di Roma per presunte infiltrazioni mafiose (tesi questa «smontata» da una sentenza del Tar e da una del Consiglio di Stato ma poi riemerse da alcuni provvedimenti cautelari del marzo scorso) e ad una serie di inadempienze contrattuali. Che, in particolare, sarebbero culminate con la sospensione dei lavori.
                              Quella di Palazzo degli Uffici è, dunque, la storia di un progetto complesso e ambizioso ma che si è arenato. A questo proposito, serve ricordare che il Consiglio comunale, nel 2012, votò una delibera con la quale modificò l’iniziale proposta elaborata dal consorzio «Aeders», concessionario del progetto di ristrutturazione e riqualificazione di Palazzo degli Uffici poi revocato dal Comune.
                              La modifica si era resa necessaria perché l’impresa, negli spazi dell’edificio ad essa assegnati, non volle realizzare più una galleria commerciale con 10 negozi ma un albergo associato ad un’importante catena alberghiera. Avrebbe dovuto trattarsi di un hotel di lusso di cinque stelle con circa 50-60 stanze.
                              Ed allora quali sono (o meglio, quali erano) le «cifre» di Palazzo degli Uffici e quali saranno (o meglio, sarebbero stati) i costi che Comune e Provincia avrebbero dovuto sostenere? L’Amministrazione comunale di Taranto, grazie ad un mutuo acceso con la Cassa Depositi e Prestiti, era pronta a versare 11 milioni di euro. E la Provincia? L’Amministrazione provinciale che, inizialmente, si era impegnata a stanziare 8,5 milioni di euro, poi ha annunciato di voler ridimensionare, almeno secondo quanto proposto dall’ex commissario Mario Tafaro e dal presidente Martino Tamburrano, il suo impegno a 3,5-4 milioni. Riepilogando, dunque, gli enti locali avrebbero dovuto contribuire alla realizzazione dell’opera sborsando 19,5 milioni di euro. La somma rimanente (13,5) avrebbe dovuto essere coperta dall’impresa, consorzio Aeders, che poi avrebbe dovuto sfruttare economicamente anche gli utili derivanti dalla gestione delle aree presenti all’interno del Palazzo, secondo il modello del project financing (progetto di finanza). In realtà, il Comune ha comunque speso circa 4 milioni di euro per la realizzazione dei primi interventi di riqualificazione e per la rimozione dell’amianto presente nel Palazzo. Ma intanto l’opera resta incompiuta.

                              articolo di Fabio Venere
                              pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Martedì 07 Luglio 2015

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