annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Legge 136/2008 e D.legge 137/2008

Comprimi
Questa è una discussione evidenziata.
X
X
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • Legge 136/2008 e D.legge 137/2008

    per saperne di più...

    Articoli presi dal sito www.flcgil.it
    Il maestro unico è legge
    04-09-2008 | Scuola
    A sorpresa, la versione definitiva del decreto legge n. 137 contiene anche la norma sulla restaurazione del maestro unico nella scuola elementare.
    Il terreno era stato preparato nei giorni precedenti dalle esternazioni di politici barricadieri come Bossi o Calderoli e puntualmente confermate dal ministro Gelmini che ha "saggiamente" dichiarato: "In passato è stato introdotto il modulo, che prevedeva tre maestre, per cercare di creare occupazione attraverso la scuola. Ora dobbiamo mettere al centro gli studenti. Avere un maestro unico nella scuola primaria risponde non solo all'esigenza di razionalizzare ma anche a un'esigenza pedagogica. E' un modo non per tornare al passato ma per centrare la scuola sull'esigenza di apprendimento del ragazzo".
    No, ministro Gelmini, lei toglie ai bambini e alle famiglie di questo Paese, al Paese stesso, un modello di scuola che dà tante cose in più che dal prossimo anno non darà più.
    Proviamo ad elencarle: l'insegnamento della lingua straniera (quanti maestri possono mettere a disposizione questa competenza e in ogni caso in quale tempo?). Quante attività di ricerca e di approfondimento, quanto gioco finalizzato all'apprendimento attivo (richiede tempo e presenza di più docenti) si potrà realizzare con 24 ore di funzionamento settimanale? Quante uscite sul territorio, quante gite culturali si potranno fare? Come si potrà aiutare i bambini che hanno più carenze o assistere quelli diversamente abili in mancanza del docente di sostegno? Chi si occuperà dei bambini stranieri che affrontano le difficoltà di un ambiente estraneo anche per la lingua? E poi le mense e il tempo scuola, in molti comuni le famiglie dovranno riorganizzare il proprio tempo per far fronte alla mancanza di mense oppure esse verranno gestite dal personale comunale, diverso dai docenti, personale estraneo alla relazione didattica? Insieme alla mense, torneranno poi i doposcuola per i più sfortunati?
    Dunque ministro Gelmini, sono proprio gli studenti che si stanno mettendo al centro dell'attenzione? Ma di quali esigenze pedagogiche si parla?
    In quanto poi all'occupazione nella scuola, una tale ristrutturazione porterà alla perdita di 40 – 50 – 80.000 posti di lavoro. I moduli non sono stati introdotti per creare posti di lavoro, certamente con questo decreto però se ne tagliano tanti di posti di lavoro!
    Infine, la questione contrattuale: dalla lettura del decreto si evince che la copertura dell'orario (24 ore di funzionamento per un orario contrattuale che ne prevede 22 + 2 ore di programmazione) o sarà garantita da un lavoro straordinario obbligatorio, o trasformando le 2 ore di programmazione in attività di insegnamento.
    Con lo stesso lavoro straordinario dovrà essere coperta anche la eventuale più ampia articolazione del tempo scuola? Oppure chi farà le ore aggiuntive?
    Il sospetto è che il dimagrimento imposto alla scuola elementare serva per distribuire alle regioni, in un Italia federata, un servizio poco costoso che poi solo le regioni più ricche potranno rendere migliore e più qualificato, oppure differenziare costi e qualità per privatizzare più agevolmente.
    Roma, 3 settembre 2008

    I possibili effetti della Legge 133 sul reclutamento e sulle carriere dei docenti e dei ricercatori universitari
    10-10-2008 | Università
    Le conseguenze del sostanziale blocco del reclutamento universitario avranno effetto anche sul quadro delle immissioni in ruolo e delle progressioni di carriera del personale docente e ricercatore.
    Da più parti infatti, e probabilmente nella versione governativa, si afferma che la lettura della L. 133 andrebbe intesa come finalizzata ad intervenire sul numero dei posti disponibili a partire dal 1° gennaio 2009, e non solo sulla sospensione dei percorsi concorsuali; tale lettura suggerisce pertanto i seguenti esiti:
    • a) per i passaggi di fascia resi possibili dalla normativa recente, fino al Milleproroghe, finanziati, banditi e in corso di espletamento, il passaggio alla fascia superiore si realizza solo se l’immissione in ruolo avviene entro il 31 dicembre 2008; se viceversa il concorso non completa il suo iter con la presa di servizio, avremo tanti vincitori di concorso che però possono prendere servizio solo nella misura in cui si liberano i posti secondo il dettato della L. 133, e cioè il 20% delle cessazioni.
    • b) per il reclutamento dei ricercatori finanziato con lo stanziamento straordinario della scorsa Finanziaria, vale il medesimo ragionamento: se l’iter non si conclude entro il 31 dicembre anche i fondi, pur insufficienti, già stanziati, si vanificano di fatto, perché l’immissione in ruolo segue le restrizioni della L. 133.
    Come si vede, anche per docenti e ricercatori c’è il concretissimo rischio di chiudere anche gli esigui spiragli che i provvedimenti del precedente Governo avevano aperto. Noi riteniamo invece di affermare una nostra interpretazione alternativa: ove esistono coperture finanziarie previste dalle norme del 2007-2008 l’autonomia degli Atenei non può “a posteriori” essere limitata, nella propria prerogativa di programmazione del personale, da una norma di pura riduzione del turn-over.
    E’ necessario perciò attivarsi in tutti gli Atenei per sollecitare al massimo l’espletamento degli iter concorsuali, e tentare entro l’anno di utilizzare tutti i fondi disponibili. La FLC è impegnata ad intervenire presso i Rettori e i Senati Accademici per ottenere delibere che sottraggano all’ambito restrittivo della L. 133 i concorsi già previsti ed avviati, sulla scorta di tale motivazione. E che dunque gli Atenei deliberino l’immissione in ruolo anche successivamente al 1° gennaio 2008. Ovviamente gli aspetti vessatori della L. 133 vanno adeguatamente sottolineati nella campagna in corso, per sollecitare adesioni all’iniziativa del sindacato.
    Roma, 10 ottobre 2008
































    Il piano del ministro Gelmini per devastare la scuola statale
    18-09-2008 | Scuola
    Il comunicato stampa di Enrico Panini
    Scarica il volantino sulle affermazioni del Ministro Gelmini
    Avvio anno scolastico: un fascicolo per saperne di più
    Venerdì 19 settembre verrà ufficialmente presentato alle organizzazioni sindacali il piano programmatico del Ministro Gelmini che attua l'art. 64 della legge 133/08.
    Tale articolo pianifica la cancellazione di 130.000 posti di lavoro nella scuola nei prossimi 3 anni, fra docenti e personale ATA secondo le seguenti quantità: 87.000 docenti in meno da ottenere tramite un intervento sugli ordinamenti, sulla didattica e sull'organizzazione delle scuole, 44.500 ATA in meno, corrispondente ad un taglio del 17% dell'attuale organico.
    Si tratta dell'attacco più violento portato al sistema della scuola pubblica statale, che mai sia stato fatto. Un attacco su cui occorre distogliere l'attenzione dei cittadini, che potrebbero preoccuparsi e dissentire dall'operazione, per distrarre dunque, parlando d'altro, si scarica una mole di paccottiglia ideologica che si spaccia per riqualificazione della spesa per la scuola, senza alcun pudore di esibire incompetenza e arroganza, facendo piazza pulita di tutto ciò che la ricerca pedagogica ha prodotto in questi anni.
    Siccome la scuola italiana non è priva di criticità, soprattutto nel settore della scuola secondaria di primo e secondo grado, è fin troppo facile impugnare le sue problematiche per giustificare interventi draconiani.
    Interventi che non scaturiscono però da un progetto di innovazione didattica e ordinamentale che la scuola secondaria aspetta da tempo, ma da pura esigenza di contenimento della spesa e di riduzione del servizio scolastico, secondo una scelta politica che non investe in stato sociale e nei diritti, e mira ad indebolire il servizio pubblico che c'è.
    Le numerose dichiarazioni del ministro Gelmini vogliono accreditare l'immagine di un governo efficiente che aggredisce i problemi della scuola con strumenti di ordine, là dove il disordine, l'inefficienza e lo spreco regnano sovrani.
    Non si preoccupa di falsare i dati che il Ministero stesso offre circa, per esempio, la spesa generale dello Stato per l'istruzione, e continua a ripetere che la spesa è fuori controllo e che si spende il 97% in stipendi, come a suggerire che una massa di insegnanti nullafacenti sta sottraendo i soldi al funzionamento della scuola, oppure usa i dati OCSE per dire che il numero dei docenti in Italia è nettamente superiore alla media europea, e dunque il taglio si legittima perché tutto ciò che è in più è spreco.
    Ma i dati vanno letti correttamente, lo abbiamo fatto e ne abbiamo ricavato che la spesa per l'istruzione cala sistematicamente dagli anni '90, che per lo stipendio dei docenti si spende il 78% della spesa totale e in quanto ai dati OCSE, a partire dal fatto che sono difficilmente comparabili sistemi diversi, va tenuto conto che negli altri paesi europei non è lo stato che paga gli insegnanti di sostegno, non ci sono i docenti di religione cattolica e spesso il personale ATA è pagato dalle comunità locali, così come alcune figure di insegnanti.
    E' così che il ministro Gelmini spera di far passare il massacro della scuola elementare e la restaurazione bacchettona sull'onda di un "amarcord" a base di grembiulini, maestrine dalla penna rossa, la minaccia della bocciatura, strumento assolutamente inefficace per chi ha problemi di socializzazione, e un semplicistico ritorno ai voti al posto di una valutazione più complessa, ma didatticamente più valida.
    E' così che il ministro riduce la scuola dell'infanzia e la scuola elementare a servizio minimo, solo mattutino, mettendo in seria difficoltà le famiglie e, con uno stratagemma, riduce le già poche risorse per l'istruzione degli adulti, abbassando ulteriormente la già bassa soglia del nostro Paese, di adulti in formazione.
    E' così che il ministro taglia un numero impressionante di posti di lavoro, affermando che la scuola non è un ammortizzatore sociale e che dunque la perdita di 130.000 posti di lavoro non è un suo problema.
    Venerdì dunque il Ministro presenterà alle organizzazioni sindacali un piano programmatico di tagli nella scuola, piano di cui si conosce abbondantemente il contenuto, e che infierirà un colpo durissimo alla scuola statale, dunque alla delicata e fondamentale funzione costituzionale che essa ricopre.
    Il ministro ha detto esplicitamente che "Abbiamo bisogno di liberare risorse per poter garantire la libertà di scelta alle famiglie", ecco la scelta politica che sta a monte di tale decisione, chiudere con il peso economico della scuola statale per tutti, per svenderla al privato.
    La FLC Cgil non è di questo avviso e farà tutto ciò che sarà possibile per impedire questa deriva.
    Roma, 18 settembre 2008
    _____________________
    Originariamente inviato da Clara
    Ma tu sei FOD....SEI onnipresente e onniscente

    $iege è il mio mito



Sto operando...
X