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    Palazzo degli Uffici

    Palazzo degli Uffici: approvato il progetto
    Un passaggio formale che serve per avere il mutuo

    Approvato nuovamente il progetto per la ristrutturazione di Palazzo degli Uffici. La Cassa Depositi e Prestiti, considerato che la proposta originaria è ormai datata (2004), ha chiesto alla giunta Stefàno di formalizzare nuovamente il suo “sì” a quest'opera ancora incompiuta. Il passaggio formale è necessario per avviare le pratiche per far sì che la “Cassa” conceda al Comune di Taranto un mutuo da 11 milioni di euro necessario per finanziare la ristrutturazione e riqualificazione dell'immobile. A questa cifra, una volta ottenuta, si dovrà aggiungere la “dote” proveniente dalla Provincia (8.5 milioni). Soldi che, però, la giunta Florido sarebbe disposta ad erogare a rate per i prossimi otto anni. Per la serie, un milione all'anno. A questo punto, entro quindici giorni, il Comune e il consorzio Aeders (nuovo titolare delle quote della società Palazzo degli Uffici srl) dovranno firmare la convenzione d'uso. Successivamente, bisognerà definire il rapporto con la Provincia e risolvere il contenzioso con le Opere Pie usufruttuarie di una parte dell'immobile. Se tutti questi passaggi dovessero essere compiuti, tra gennaio e febbraio 2011, finalmente, dovrebbe riaprirsi il cantiere. Ma, in sintesi, cosa prevede il progetto? Esercizi commerciali, sale per discutere di arte, libri e cultura per far rinascere Palazzo degli Uffici. Questo prevedeva il bando di gara per “la concessione di lavori pubblici, gestione funzionale ed economica del Palazzo degli Uffici”.
    In buona sostanza, l'Amministrazione comunale aveva chiamato a raccolta i privati per ristrutturare lo storico immobile che domina piazza della Vittoria. Come moneta di scambio per questo massiccio intervento finanziario, i privati potrebbero incassare gli oneri derivanti dalla gestione dei servizi annessi e delle attività commerciali che lì saranno sistemate. Il 13 settembre del 2002, la giunta Di Bello approvò il progetto preliminare dei lavori di restauro, recupero ed adeguamento funzionale e tecnologico di Palazzo degli Uffici, con un investimento minimo previsto di 30 milioni 987mila euro. L'intervento di ristrutturazione dell'edificio era inserito, del resto, nel programma triennale 2002-2004. Il concessionario (Romagnoli prima, Pisa Costruzioni, Siel ed infine consorzio Aeders) poteva esercitare il diritto di gestire e sfruttare economicamente tutti i lavori realizzati. L'impresa costruttrice dovrà rispettare alcuni punti fermi. Ovvero: mantenimento dei volumi esistenti dell'edificio senza nessun aumento - si legge nell'originario bando di gara - salvo quelli strettamente necessari per volumi tecnici da realizzare al piano terrazza e che non comportino alterazioni delle linee architettoniche dell'edificio. Sarà possibile realizzare la copertura delle corti interne con materiali trasparenti su apposita struttura portante. Ed ancora: mantenimento delle linee architettoniche dei prospetti esterni, mantenimento delle linee architettoniche dei prospetti interni fatta salva la realizzazione di nuove aperture per la realizzazione dei percorsi interni di uso pubblico dell'edificio quali la galleria, le corti interne per creare un percorso continuo tra corso Umberto e via D'Aquino.


    articolo di Fabio Venere
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di martedì 30 Novembre 2010

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  • Plautus
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    “Istituto Archimede”: siamo al braccio di ferro

    “Istituto Archimede”: siamo al braccio di ferro
    Il Comune insiste nella decisione di portare lì il comando dei vigili urbani

    Archimede, nessuna soluzione in vista. Non ha sortito alcun effetto ieri mattina l'incontro voluto dall'assessore provinciale alla pubblica istruzione, Emanuele Fisicaro, tra Provincia e Comune. Non funziona il tentativo che, presente anche l'assessore provinciale ai lavori pubblici, Costanzo Carrieri, si vorrebbe esperire con il Comune. Il nodo riguarda, infatti, non la sede centrale dell'istituto professionale Archimede in via Trasimeno, ma la succursale ubicata nel plesso Costa, di proprietà comunale. Il Comune insiste nella propria decisione di portare lì il Comando dei Vigili Urbani. Ieri a ribadire questa posizione è stato l'assessore comunale Luciano Pierri al posto dell'assessore ai lavori pubblici, Alfredo Spalluto. Apparentemente ci si mette anche un disguido d'orario a mandare all'aria l'incontro tra componente scolastica ed esponente comunale. La dirigente scolastica Rosa D'Onofrio, genitori e studenti finiscono solo con l'avere un confronto con gli amministratori provinciali. Ma la storia appare ormai cristallizzata da tempo. A preoccupare ancor di più è il fatto che si avvicini inesorabilmente la scadenza dello sfratto per le classi dell'Archimede. A sua volta, la Provincia sostiene di non aver altra soluzione per le classi del plesso Costa. Insomma, un braccio di ferro che non dà certo alcuna serenità a chi deve portare avanti un discorso educativo e didattico con le giovani generazioni. Eppure già in passato il problema era stato posto all'attenzione degli organi competenti. A rappresentare e a ribadire tali ragioni sono ovviamente la preside D'Onofrio insieme a genitori e studenti, ora da qualche settimana anche in stato di agitazione. La storia non sembra essersi spostata di una virgola e il tempo stringe per tutti. Gli studenti, ma ovviamente anche dirigente e docenti, sono dunque vivamente preoccupati che non si possa neppure completare l'anno scolastico in quella sede. Una sede peraltro solo parzialmente utilizzata dall'Archimede che, in passato, aveva ottenuto di aggiungere altre 5 classi alle 11 che vi erano già ubicate. Non erano mancati ulteriori disagi lo scorso anno a causa di caldaie ed impianti di riscaldamento che non funzionavano ed avevano fatto patire il freddo. Le condizioni sono nel frattempo peggiorate. Lo sa bene l'assessore Carrieri che parla esplicitamente di mancanza di condizioni igienico-sanitarie e di condizioni di sicurezza, con infissi che andrebbero ripristinati e pulizia straordinaria dei locali che andrebbe assicurata. Il che significa che è anche necessario ed impellente effettuare lavori di adeguamento che, però, la Provincia si dice pronta a fare solo se si riuscisse a strappare una qualche disponibilità da parte dell'amministrazione comunale. “Occorre una concertazione tra Comune e Provincia per dare una soluzione a questa emergenza”, sollecita ora Carrieri. Ma chi è che non vuol sentire?

    articolo di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 27 Novembre 2010

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    Istruzione, la Provincia svela i cambiamenti in arrivo

    Istruzione, la Provincia svela i cambiamenti in arrivo
    Ci saranno due Centri di educazione per gli adulti, un polo di formazione e un istituto tecnico a indirizzo turistico

    Due Cpia (Centri di educazione per gli adulti), un istituto tecnico ad indirizzo turistico, un polo di alta formazione e ricerca in raccordo con il mondo del lavoro e delle istituzioni di formazione universitaria, la verticalizzazione di un istituto tecnico con una scuola media. Sono le novità contenute nel piano di razionalizzazione della rete scolastica che la Consulta composta da tecnici, prevalentemente dirigenti scolastici, insediata dalla Provincia ha varato in questi ultimi giorni. Ieri è stato l'assessore provinciale alla Pubblica istruzione, Emanuele Fisicaro, a illustrare le novità e a ribadire i criteri adottatati nella pianificazione della rete scolastica. Ma il piano - che dovrà contenere soppressioni, fusioni o accorpamenti - è ancora top-secret nell'evidente tentativo di blindare l'operazione finale di stesura della delibera che andrà in giunta tra venerdì e lunedì prossimo per poi passare all'esame della Regione. Blindare, dunque, per non esporsi a pressioni di qualche tipo. Un punto sul quale l'assessore Fisicaro glissa per puntare, invece, i riflettori sulle novità che la Provincia di Taranto propone per il prossimo anno scolastico. In primo luogo i Cpia, Centri di educazione per gli adulti. Non saranno più all'interno delle scuole, come accade oggi, ma vere e proprie istituzioni scolastiche a se stanti. Un Centro sorgerà nel capoluogo per soddisfare le esigenze dell'area orientale della provincia, l'altro a Massafra a soddisfare, invece, il fabbisogno educativo dal versante occidentale. Si tratterà di due vere e proprie istituzioni scolastiche autonome con propria dirigenza. Il che servirà anche a bilanciare il numero di dirigenze a rischio con l'operazione di soppressione delle scuole cosiddette sottodimensionate. Si amplia l'offerta formativa e si guarda con particolare interesse al settore turistico. Nella futura programmazione 2011-13, la Consulta propone l'istituzione di almeno un istituto tecnico superiore nel rispetto delle vocazioni socio-economiche del territorio, con particolare riferimento all'esigenza di sviluppo turistico. Novità interessante è il polo di alta formazione e ricerca che comprenderà corsi di formazione tecnica superiore, corsi di specializzazione superiore e di ricerca in raccordo con l'Università. In buona sostanza, quel segmento tra istruzione superiore e Università fortemente richiesto dal mondo del lavoro e solo sporadicamente sviluppato sul territorio. Il riassetto della rete scolastica seguirà fondamentalmente le linee poste dalla deliberazione di giunta regionale n. 2227 del 19 ottobre scorso: scuole dimensionate intorno a 900 alunni per una maggiore funzionalità, stabilità almeno quinquennale delle istituzioni, salvaguardia delle specificità di alcuni indirizzi di studio (ad esempio quello artistico e quello agrario) su base territoriale, evitare l'accorpamento di scuole secondarie superiori con percorsi formativi differenziati (percorsi liceali, percorsi tecnici e percorsi professionali). E ancora: istituti comprensivi per le scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado preferibilmente nei piccoli comuni e nei quartieri che hanno una specificità territoriale, sperimentazione di scuole verticali comprensive della secondaria di primo e secondo grado.


    articolo di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 25 Novembre 2010

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  • Plautus
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    Riferimento: Rassegna Stampa 2010

    Rischia di sparire l'istituto Nitti?
    Riassetto, domani la proposta della Provincia

    E' slittata di qualche giorno, ma ora il termine scade improrogabilmente domani, 25 novembre, la consegna della proposta di razionalizzazione delle rete scolastica alla Regione Puglia da parte della Provincia che ha anche il compito di raccogliere le richieste dei Comuni per quanto riguarda le scuole dell'obbligo. Ma a poche ore dalla scadenza la proposta complessiva pare subire ancora qualche aggiustamento. Bocca cucita, intanto, da parte dell'assessore provinciale alla Pubblica istruzione, Emanuele Fisicaro, che ieri è stato a Bari ad incontrare i funzionari dell'Ufficio scolastico regionale a cui ha chiesto alcuni chiarimenti in merito alle linee guida emesse proprio dall'Ufficio scolastico. Con tutta probabilità, Fisicaro sta cercando di conciliare un pò tutte le istanze sino alla fine, giungendo ad un compromesso tra la proposta formulata dall'apposita Consulta insediata già nei mesi passati, composta essenzialmente da dirigenti scolastici, e le osservazioni, molto critiche, mosse invece dai sindacati della scuola. Insomma, se da una parte la Consulta di tecnici sarebbe stata più ossequiosa dei paletti posti dalle leggi in vigore e soprattutto dei numeri oltre i quali non si può derogare, i sindacati avrebbero messo sull'altro piatto della bilancia i problemi occupazionali conseguenti ad un certo numero di soppressioni di scuole sottodimensionate. Evidente che un certo numero di dirigenze verrebbero ad essere perse se ci si attiene rigidamente al criterio minimo di 500 alunni o 300 in caso di scuole con particolari problemi. E questa sembra una condizione che la Provincia vorrebbe scongiurare pur dovendo attuare i criteri imposti dalle norme e dovendo anche attenersi all'esigenza di contenere la spesa pubblica. I chiarimenti chiesti a Bari potrebbero, ad esempio, aver strappato qualche promessa in tema di dirigenze da recuperarsi con i nuovi centri di educazione per gli adulti, utili a bilanciare gli assetti complessivi. “C'è la soppressione di un istituto e la fusione di altre scuole, ma ci potrebbe anche essere a Taranto un nuovo corso di studi superiori”, si è spinto a dire Fisicaro all'uscita ieri dall'Ufficio regionale. Stando, tuttavia, ad alcune indiscrezioni trapelate in passato e calibrate sui numeri degli studenti che non sono cosa ignota, la soppressione potrebbe essere quella dell'istituto professionale Nitti, di gran lunga sottodimensionato. La scuola, che non sparisce come offerta formativa sul territorio, potrebbe essere accorpata all'istituto professionale Archimede. Fisicaro rinvia tutto alle prossime ore quando, dopo l'ultimo passaggio quest'oggi in Consulta, sarà pronta la delibera che andrà venerdì mattina al vaglio del Consiglio provinciale prima di essere trasmessa alla Regione. La scadenza della razionalizzazione che ogni anno tiene col fiato sospeso quelle scuole che si mantengono appena in piedi quest'anno ha assunto prospettive diverse anche perché ha dovuto fare i conti con la riforma degli studi superiori che si porta a compimento. Utile, oltre che necessario, equilibrare l'offerta d'istruzione superiore sul territorio, ma anche dimensionare bene gli istituti in modo da non avere scuole che scoppiano da una parte, alla perenne ricerca di aule, ed altre che, invece, si affannano per restare in piedi e magari hanno spazi che restano chiusi.


    IERI L'INCONTRO TRA I PRESIDI, I GENITORI E L'ASSESSORE PROVINCIALE AI LAVORI PUBBLICI CHE HA PERMESSO DI RISOLVERE L'EMERGENZA DEL LICEO
    Il Ferraris avrà quattro aule in più
    Plesso Costa: resta all'Archimede o ospiterà i Vigili urbani? Venerdì c'è un incontro

    Scuole, due le emergenze sotto i riflettori. Una si dice finalmente risolta, dopo mesi di trattative. L'altra continua ad essere un nodo mai sciolto, dopo anni in questo caso di tentativi andati a vuoto. I toni positivi, che confermano l'ottimismo dei giorni scorsi, sono riservati alla vicenda Ferraris-Maria Pia. Quattro le aule di cui il Ferraris aveva bisogno, proprio quelle quattro aule che, reperite nella vicina sede dell'istituto Santa Teresa in uso invece all'istituto Maria Pia, sono state l'oggetto di un vero e proprio braccio di ferro in questi mesi. “Il problema è stato risolto” è tornato a dire ieri l'assessore provinciale ai Lavori pubblici, Costanzo Carrieri, il quale ha incontrato i due dirigenti scolastici interessati, Dal Bosco per il Ferraris e Aiello per il Maria Pia, e una delegazione dei genitori degli studenti. “In realtà spiega ancora l'esponente della giunta provinciale avevamo in mano già un accordo di massima per cui questa mattina (ieri - ndr) è bastato sedersi attorno ad un tavolo per risolvere il problema. Quattro aule del plesso scolastico Santa Teresa di Taranto passeranno nella disponibilità del liceo Ferraris. Ancora una volta, è prevalso il buon senso per risolvere un'annosa questione che rischiava di compromettere il regolare svolgimento delle lezioni. Voglio perciò ringraziare i due presidi e gli stessi genitori degli studenti per l'alto senso di responsabilità dimostrato in questa circostanza”. Poi, proprio in sintonia con tema della razionalizzazione della rete scolastica, Carrieri ha aggiunto: “Per evitare il ripetersi di simili situazioni, avvieremo presto una verifica circa l'effettivo dimensionamento degli istituti scolastici di nostra competenza in relazione alle reali esigenze della popolazione studentesca. Tutti sanno che stiamo attraversando un periodo davvero critico dal punto di vista finanziario: le risorse scarseggiano ma questo non può e non deve rappresentare un alibi. La parola d'ordine è razionalizzare gli interventi sulla base di un'attenta programmazione. Come da più parti ci viene riconosciuto, all'edilizia scolastica abbiamo dedicato in questi anni la massima attenzione con cospicui investimenti per costruire nuove scuole e procedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria di quelle esistenti. Quella dell'Amministrazione provinciale è, insomma, una scelta di campo ben precisa nell'interesse dei nostri ragazzi e delle future generazioni”. Richiederà, invece, una convergenza con il Comune e la Provincia la soluzione dell'emergenza degli studenti dell'istituto professionale Archimede. In realtà, ad essere in grande difficoltà sono gli studenti degli indirizzi di studio ubicati nel plesso Costa, di proprietà del Comune di Taranto che intende trasferirvi il Comando dei Vigili urbani. Da sempre utilizzato come plesso scolastico, il plesso ospita attualmente ed in modo precario gli studenti dell'Archimede. Per trovare una convergenza tra Comune e Provincia, è stato comunque fissato un incontro per venerdì prossimo tra gli studenti, il sindaco Ezio Stefàno e i due assessori ai Lavori pubblici del Comune, Alfredo Spalluto e della Provincia, Carrieri.

    articoli di Maria Rosaria Gigante
    pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di mercoledì 24 Novembre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    Riferimento: Rassegna Stampa 2010

    Gli atenei al ballo del mattone
    Nonostante i tempi di ristrettezze economiche e i bilanci in rosso, al via il piano edilizia
    Da Bari a Napoli, da Foggia a Palermo, l'obiettivo è migliorare gli spazi per gli studenti


    Le università del Sud si rifanno il look. Nonostante i tempi di ristrettezze economiche e i bilanci in rosso, gli Atenei cercano di migliorare gli spazi frequentati dagli universitari. Offrendo servizi più efficienti e strutture più moderne.

    In Puglia
    E' il caso, ad esempio, dell'Ateneo Aldo Moro di Bari: per i prossimi tre anni è prevista una spesa di 195 milioni di euro in interventi di ristrutturazione e di manutenzione ordinaria e straordinaria. Ma non solo. Nei programmi dell'Università spiccano le costruzioni di nuove sedi come quella per Scienze della Formazione nel palazzo dell'ex Enel, per la facoltà di Agraria e di Scienze Biotecnologiche. L'elenco si allunga con lavori legati a una nuova pavimentazione a Matematica e interventi di riqualificazione energetica delle coperture con impianti fotovoltaici. Per il 2013 sono stati infine inseriti interventi di realizzazione di un nuovo ortobotanico, la ristrutturazione di Ortopedia e la costruzione di impianti sportivi.
    Anche il Politecnico di Bari ha inserito nel piano strategico una serie di azioni. Il più importante intervento riguarda la costruzione del primo student center per gli universitari, al costo di un milione e 300mila euro. Il centro servizi si svilupperà su una superficie di 650 metri quadri: al suo interno una grande aula multimediale, un punto informazioni dove poter ritirare statini e moduli, un'area come centro di aggregazione, un ambulatorio.
    L'idea è nata nell'ambito di un laboratorio condotto da Lorenzo Netti, docente di disegno e composizione architettonica del corso di ingegneria edile-architettura. E non è un caso che a firmare il progetto sia lo stesso Netti con il contributo di nove laureandi. Sulla facciata sarà ben evidente la scritta "Poliba student center", una sorta di richiamo al luogo di formazione nel quale sta per sorgere. Lo spazio sarà occupato da un ampio salone a pianta libera con tavoli per lo studio, un blocco di servizi igienici, una zona ristoro con distributori automatici di bevande e snack. Al piano terra ci saranno un ambulatorio e una stanza per le donazioni di sangue gestite dalla Croce rossa. Nei progetti del Politecnico anche la riqualificazione energetica e nuovi impianti di condizionamento, oltre alla ristrutturazione di alcune aule, che versano in cattive condizioni. Per una spesa complessiva di 6 milioni di euro.
    Restando in Puglia, anche a Foggia non mancano le riqualificazioni. E' il caso dei lavori di recupero edilizio, di adeguamento sismico ed impiantistico dell'istituto Maria Cristina di Savoia, che sarà utilizzato come residenza studentesca. L'importo complessivo in questo caso è di quasi quattro milioni di euro.

    In Basilicata
    In Basilicata spicca la realizzazione di una biblioteca interfacoltà con aule polifunzionali e servizi nel Campus per un importo di 6 milioni e mezzo di euro.

    In Campania
    Interventi consistenti anche in Campania, alla Federico II. Dove per il 2010 è stata prevista una spesa di circa 29 milioni di euro e per il 2011 altri 38 milioni di euro per un totale in tre anni (fino al 2012) di 76 milioni di euro. Tra i lavori in programma nuovi edifici per gli studenti la cui realizzazione è stata inserita nel piano del 2011.

    In Sicilia
    E infine in Sicilia. Nel piano strategico dell'università di Palermo sono stati inseriti progetti come il complesso dell'ex Consorzio Agrario, l'ex convento di S.Antonino, il restauro dell'antica sede della manifattura tabacchi del complesso dello Steri, il centro grandi apparecchiature di via Marini, la ristrutturazione del Policlinico, il riuso del quarto piano della facoltà di Ingegneria, l'ampliamento della facoltà di Economia e delle segreterie.


    articolo di Samantha Dell'Edera
    pubblicato su Mezzogiorno Economia (supplemento del Corriere della Sera) di lunedì 15 novembre 2010

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  • Plautus
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    Riferimento: Rassegna Stampa 2010

    La protesta degli studenti in piazza della Vittoria e sotto la Prefettura
    «Vogliamo strutture adeguate e diritto allo studio per tutti»

    Non ha raggiunto i picchi di adesione delle altre città italiane ma anche a Taranto ieri mattina si è celebrata la giornata mondiale del diritto allo studio. A portare sotto la Prefettura un centinaio di studenti di ogni ordine e grado alcuni sindacati studenteschi attivi soprattutto nel Polo universitario ionico.
    I ragazzi hanno chiesto maggiore attenzione ai temi dell'istruzione, in particolar modo strutture scolastiche più adeguate, garanzie sul diritto allo studio per tutti gli studenti e un sistema sociale che possa aiutare gli allievi più disagiati. «Oggi (ieri per chi legge, ndr.) commemoriamo gli studenti greci e cecoslovacchi – ha spiegato la responsabile organizzativa dell'associazione “Link” Daisy Petrelli - che negli anni '70 persero la vita per difendere il loro diritto allo studio. Oggi dobbiamo seguire il loro esempio di tenacia e rivendicare i nostri diritti di universitari». Studentessa della facoltà di Lettere, Daisy è scesa in piazza per «discutere dei diritti che spesso vengono calpestati e per proporre una riforma che parta da noi studenti. Vogliamo far conoscere a ragazzi e genitori una nuova concezione dello studente. Siamo persone in formazione che dovrebbero essere maggiormente tutelate dalle istituzioni».
    La riduzione degli investimenti nell'istruzione da parte dello Stato e la consequenziale diminuzione di contributi da parte di Comune e Provincia fanno temere per gli studenti un futuro particolarmente difficile. «Probabilmente tra qualche anno – ha ipotizzato Remo Pezzuto – molte strutture del Polo ionico dovranno chiudere per la progressiva mancanza di risorse . In questi giorni si sta parlando di “esempio Rimini” ( facoltà autonome dall'ateneo bolognese e diversificazione dell'offerta formativa in base alle esigenze locali) da applicare alla nostra università, saremmo felici per questo nuovo modello di sviluppo perchè vedo in molti miei colleghi la sfiducia nel futuro. Vogliamo un'università che non sia solo la porta d'ingresso per lavorare nell'Ilva o nella Marina. Il Polo ionico deve essere un luogo di cultura e formazione del sapere umano». Gli studenti universitari plaudono alla decisione di trasferire parte delle facoltà ioniche nell'ex caserma Rossarol, in città vecchia. A gennaio ci dovrebbe essere il trasferimento di Giurisprudenza, Lettere e Scienze della Formazione. «Noi studenti di via Acton – ha ammesso Greta – non vediamo l'ora di andare nella nuova sede universitaria perchè ci sarà più spazio per tutti e saremo in una struttura idonea. Inoltre le ricadute sull'economia della zona saranno notevoli. La città vecchia diventerà il nuovo cuore pulsante della città».
    Per gli studenti liceali la situazione sembra essere peggiore. Edifici antichi, manutenzione insufficiente e mancanze di aule sono problemi comuni alle scuole della provincia ionica. «Gli studenti dell'Archita – ha asserito Fabrizio Camera della Federazione degli Studenti - aspettano da anni una scuola ristrutturata e agibile, ma questo ancora non avviene. Anche il Maria Pia, il Bachelet e l ' Archimede hanno problemi strutturali e di sicurezza. Chiediamo alla Provincia di fare un Tavolo unitario con il Comune e gli allievi per risolvere il problema». All' ingresso di Palazzo del Governo hanno manifestato anche gli studenti dell'Archimede. Il settore moda dell'istituto professionale richiede una sede idonea allo studio e all'attività pratica. «Ci sentiamo abbandonati – spiega una rappresentante degli studenti – perchè ci hanno detto che da tre anni vengono inviate lettere e fax alla Provincia senza avere mai risposta. Non entreremo in aula fin quando non avremo risposte certe».
    L'altra faccia della medaglia è rappresentata dagli studenti che non hanno manifestato. «Non ho scioperato – ha detto Federico Perrini - perchè non condivido le ragioni di fondo. Nella sede di Economia non ho notato gli stessi problemi che sussistono nelle altre sedi, anche se alcuni servizi rispetto al passato sono diminuiti». Valerio La Gioia, anche lui studente di Economia, ha ammesso di non aver saputo nulla della manifestazione. «Non frequento l'auletta riservata ai sindacati universitari. All'esterno di questa non ho notato un grande coinvolgimento da parte degli studenti. Il clima di protesta, almeno nella sede di Economia, non si è percepito».
    articolo di Luca Caretta



    L'accordo economico è scaduto
    L'assessore Mancarelli tranquillizza
    Nel giorno della protesta studentesca la Provincia annuncia che riprenderà le trattative economiche con l'università di Bari per monetizzare il sostegno da investire nei prossimi tre anni. L'accordo economico scaduto nei giorni scorsi sarà rimodulato in base ai nuovi tagli imposti dal ministro delle Finanze Giulio Tremonti. «L'impegno – ha dichiarato ieri mattina l'assessore provinciale al Bilancio Giampiero Mancarelli - continua ad esserci, nonostante sia scaduto l'accordo triennale sulle risorse tra la Provincia e l'università. Negli anni passati ci siamo impegnati per garantire servizi e standard qualitativamente alti. Avevamo destinato al Polo universitario ionico oltre un milione di euro e dipendenti del nostro ente, come i lavoratori di Taranto Isolaverde che garantivano la pulizia e il servizio di portierato. Nelle scorse settimane, però, Tremonti ha tagliato i fondi alle Province. Nel 2011 ci saranno 5 milioni di euro in meno e nei due anni a seguire il taglio arriverà a quasi 8 milioni di euro». Il futuro riserva ristrettezze economiche per tutti, ma l'assessore cerca di essere ottimista. «Non sappiamo con certezza – ha continuato - in che ambiti saranno fatti i tagli. Garantiamo la collaborazione con il Polo ionico ma, ad oggi, non conosciamo il valore dell'impegno economico che potremo assumerci». Probabilmente nei prossimi giorni potrebbe essere modulato un contratto annuale (rispetto al passato di durata triennale) che risponda alle esigenze economiche dell'università e che non sia troppo oneroso per le finanze dell'ente di via Anfiteatro. «Adesso – ha frenato l'assessore provinciale - è impossibile stabilire che tipo di accordo sarà preso. Gli aspetti tecnici saranno valutati in una riunione apposita tra il Rettore e il presidente della Provincia Gianni Florido». L'ente di via Anfiteatro vuole continuare ad essere un partner privilegiato dell'ateneo barese e chiede che l'offerta formativa sia rilanciata nonostante il momento di sofferenza economica. «L'università – ha chiosato Mancarelli - rappresenta il futuro della città e chiediamo che si sviluppi il cosiddetto modello Rimini, un Polo universitario più vicino alla realtà produttiva e ambientale della provincia. Gli studenti ionici sono tanti e vorremmo che si formassero per diventare la classe dirigente del futuro. Nei prossimi anni vorrei parlare più di “modello Taranto” che di “esempio Rimini”».
    articolo di Luca Caretta



    Problema aule, vicino l’accordo tra Maria Pia e Ferraris

    «Prevarrà il buon senso: l’accordo tra l’istituto Maria Pia ed il liceo Ferraris per una ottimale gestione degli spazi disponibili si farà». A sostenerlo è l’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Costanzo Carrieri, che ieri mattina, insieme al presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, ha incontrato una delegazione dei genitori degli studenti del Ferraris. «Com’è noto – aggiunge Carrieri – il Ferraris avrebbe bisogno di quattro aule mentre al momento quelle effettivamente utilizzate sono soltanto due. Considerato che le due scuole in questione sono ospitate nello stesso stabile, nel plesso Santa Teresa, il nostro sforzo è orientato ad ottenere la disponibilità del dirigente scolastico del Maria Pia, Aiello, affinché due delle aule attualmente frequentate dai suoi studenti siano messe a disposizione del liceo. Sono convinto - sottolinea Carrieri - che ancora una volta il professor Aiello ci darà una mano per risolvere il problema. Con i genitori che a giusta ragione chiedono chiarezza abbiamo condiviso il percorso da intraprendere per mettere la parola fine a questa vicenda. All’inizio della prossima settimana, probabilmente per la giornata di martedì 23, convocheremo i due dirigenti scolastici, Aiello e Dal Bosco, per firmare un accordo. Peraltro, - conclude l'assessore ai Lavori pubblici - questa mattina abbiamo comunicato alla delegazione dei genitori che la Provincia proprio in queste settimane sta perfezionando l’avviso pubblico finalizzato alla ricerca di un immobile da ristrutturare e mettere a disposizione del liceo Ferraris».


    articoli pubblicati sul Corriere del Giorno di giovedì 18 Novembre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    I (soliti) nodi da sciogliere

    Rilancio di Palazzo Uffici i tempi rimangono incerti
    Moccia (dirigente dei Lavori pubblici): attendiamo ancora il mutuo

    Tempi (ancora) incerti per la ristrutturazione di Palazzo degli uffici. A confermarlo è stato ieri, con un apprezzabile senso di realismo e con onestà intellettuale, il dirigente ai Lavori pubblici, Aniello Moccia. Il responsabile della direzione di via Plinio n. 75, insieme all'assessore Alfredo Spalluto (ieri era assente), era stato convocato a partecipare ad una riunione della commissione Garanzia e controllo. L'organismo, presieduto da Mario Laruccia (I Riformisti), ieri mattina, ha voluto fare il punto sul progetto della ristrutturazione e riqualificazione (anche a fini commerciali) dello storico immobile che domina piazza della Vittoria e che ospita il liceo "Archita". Il dirigente del Comune ha descritto la situazione "molto complessa che ho ereditato e che sto cercando di gestire nel migliore dei modi". Incalzato dalle domande - osservazioni dello stesso Laruccia oltre che di Mario Stante (Mjl) e Ciccio Voccoli (Rifondazione), Moccia ha descritto tutta la situazione dal punto di vista amministrativo. Il dirigente, inoltre, ha fornito ai consiglieri presenti anche un aggiornamento: "Proprio l'altroieri la Cassa Depositi e Prestiti precisa Moccia che dovrebbe erogare al Comune di Taranto un mutuo da 11-12 milioni di euro, necessario per assicurare la copertura finanziaria al progetto, ci ha chiesto di effettuare un ulteriore passaggio formale. Ovvero, serve che la giunta comunale approvi nuovamente il progetto considerato che, dalla prima stesura, sono passati sei anni e mezzo ormai". E' sempre Aniello Moccia a spiegare che "per ottenere il mutuo c'è bisogno del progetto definitivo e per avere questo è necessario disporre del cosiddetto atto aggiuntivo. Ma, a sua volta, l'atto aggiuntivo non si può sottoscrivere se non c'è la copertura finanziaria". E a questo punto, durante i lavori della commissione svoltisi a Palazzo Latagliata, il responsabile dei Lavori pubblici si lascia sfuggire una critica non tanto velata a chi ha precedentemente gestito la vicenda: "In genere non si fa un progetto simile senza aver prima individuato la copertura finanziaria". E la copertura la assicurano il mutuo e la Provincia garantendo la quota di finanziamento promessa già da anni (8.5 milioni di euro), di cui riferiamo in questa stessa pagina. E' ancora Moccia a precisare che "attendo che la Provincia formalizzi il suo impegno economico". Analogamente, anzi parallelamente, il dirigente dei Lavori pubblici del Comune di Taranto sta cercando di risolvere la questione con le Opere Pie "proponendo loro una bozza di contratto di usufrutto. Ma non abbiamo ottenuto ancora alcuna risposta". In questo contesto, i (neo) oppositori, Mario Stante e Ciccio Voccoli hanno gioco facile nel ricordare ironicamente la cerimonia in grande stile svoltasi alla vigilia dello scorso Natale con cui si annunciava la prossima riapertura del cantiere. In realtà, invece, non si può dire ancora con certezza quando riprenderanno i lavori.
    articolo di Fabio Venere



    DA QUASI TRE ANNI L'AMMINISTRAZIONE HA STANZIATO LA SOMMA NECESSARIA
    La Provincia darà i soldi al Comune ma pagherà in otto rate da un milione
    L'ipotesi è allo studio della giunta che intanto conferma l'impegno

    La Provincia di Taranto conferma il suo impegno per la ristrutturazione e riqualificazione di Palazzo degli Uffici. Ma, ed è questa l'indiscrezione che trapelava ieri in ambienti vicini a Palazzo del Governo, la giunta Florido potrebbe presto formalizzare il suo impegno apportando, però, alcune rilevanti modifiche nelle modalità di pagamento in favore del Comune di Taranto e di conseguenza del consorzio Aeders titolare delle quote della società "Palazzo degli uffici srl". Per essere più chiari, la giunta Florido conferma (anzi, confermerà con un atto amministrativo) la sua volontà di contribuire alla ristrutturazione e riqualificazione del palazzo che ospita il liceo classico "Archita" ma starebbe per definire alcune novità nelle forme di pagamento. Va, inoltre, ricordato che la Provincia da oltre tre anni ha bloccato nel proprio bilancio l'ingente cifra di 8.5 milioni di euro. Soldi che l'Amministrazione provinciale ha dovuto congelare proprio perchè destinati alla ristrutturazione dell'immobile non potendoli, dunque, utilizzare per altre attività. Ed allora, un pò per questo motivo ed un pò per altri legati alla tenuta dei conti, la giunta Florido starebbe valutando l'ipotesi di pagare la somma dovuta in otto rate da un milione di euro l'una. Ma pare addirittura che il primo pagamento, ovvero la prima rata, potrebbe essere onorata solo alla conclusione dei lavori. E, quindi, non all'apertura del cantiere ma alla sua chiusura. E, quindi, potenzialmente, in un arco di tempo che oscilla tra il 2014 ed il 2015. Da lì, secondo quest'indiscrezione, inizierebbero i pagamenti che terminerebbero dopo, appunto, otto anni. Ovvero, dopo otto rate. Se quest'ipotesi dovesse essere confermata e dovesse poi essere formalizzata nella risposta che la Provincia fornirà a breve al Comune di Taranto, cosa potrebbe mai accadere? Il consorzio titolare della società progetto "Palazzo degli Uffici srl" accetterà le nuove modalità di pagamento previste dalla Provincia? E se non dovesse farlo, questo potrebbe far saltare gli accordi sinora sottoscritti? Potrebbe compromettere quanto deciso sinora? E, in questo caso (negativo), a quel punto, il Comune di Taranto dovrebbe rivedere le superfici sinora assegnate alla scuola ed alle attività commerciali previste nel progetto iniziale.
    articolo di Fabio Venere



    IL COMITATO DEI GENITORI SI E' RECATO IERI IN PROVINCIA PER CHIEDERE UNA SOLUZIONE
    Ferraris e Maria Pia, si lavora ad un accordo per le nuove aule del liceo
    Carrieri: confidiamo nel buon senso, i presidi convocati per il 23

    L'accordo ci sarà, prevarrà il buon senso. Dopo mesi di trattative e tentativi più disparati, sono decisamente improntate all'ottimismo le dichiarazioni rilasciate ieri al termine di un incontro tra il presidente della Provincia, Gianni Florido, l'assessore provinciale ai Lavori pubblici, Costanzo Carrieri, e i componenti del Comitato dei genitori degli studenti del liceo scientifico Ferraris recentemente costituitosi. Il problema, affrontato già in estate, riguarda l'utilizzo di un certo numero di aule nel vicino plesso di Santa Teresa, in uso da anni all'istituto Maria Pia. Il problema, insomma, è in termini di coabitazione tra le due scuole, cosa per la quale la Provincia ha realizzato i lavori di separazione degli spazi. Il Ferraris, infatti, ha bisogno di 4 aule, ma al momento quelle effettivamente usate sono due. La mancata soluzione definitiva del problema in tutti questi mesi sta ripercuotendosi negativamente sulla qualità delle lezioni ai ragazzi. Tanto almeno denunciavano nei giorni scorsi i genitori che, proprio per risolvere una questione che in qualche modo viene ribaltata sui dirigenti scolastici delle due scuole, hanno coinvolto in prima persona gli amministratori della Provincia, responsabile per competenza sulle scuole di istruzione superiore. Ieri, concluso l'incontro, è stato l'assessore Carrieri a dirsi certo che "l'accordo tra l'istituto Maria Pia ed il liceo Ferraris per una ottimale gestione degli spazi disponibili si farà". Poi, ha aggiunto: "Il nostro sforzo è orientato ad ottenere la disponibilità del dirigente scolastico del Maria Pia, Aiello, affinchè due delle aule attualmente frequentate dai suoi studenti siano messe a disposizione del liceo. Sono convinto che ancora una volta il professor Aiello ci darà una mano per risolvere il problema". La sollecitazione rivolta dai genitori pare, insomma, esser stata definitivamente colta. "Con i genitori che a giusta ragione chiedono chiarezza - ha dichiarato ancora Carrieri - abbiamo condiviso il percorso da intraprendere per mettere la parola fine a questa vicenda. All'inizio della prossima settimana, probabilmente martedì 23, convocheremo i due dirigenti scolastici, Aiello e Dal Bosco, per firmare un accordo. Peraltro, abbiamo già comunicato alla delegazione dei genitori che la Provincia, proprio in queste settimane, sta perfezionando l'avviso pubblico finalizzato alla ricerca di un immobile da ristrutturare e mettere a disposizione del liceo Ferraris".
    articolo di Maria Rosaria Gigante


    articoli pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 18 Novembre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    Università, verso un nuovo accordo

    Università, verso un nuovo accordo
    Ma il vero nodo restano i finanziamenti

    Un incontro duro, dai toni aspri, ma chiarificatore. Scaduto da qualche tempo ormai il vecchio accordo triennale di programma tra l'Università di Bari e gli enti locali, è stato lo stesso ateneo barese a convocare ieri un incontro per fare il punto. Sostanzialmente sembra ribadita la volontà di proseguire per il consolidamento del polo jonico. Ma per tutti c'è da fare i conti con i tagli alle risorse finanziarie e alle disponibilità da mettere in campo. In una situazione di grande difficoltà, però, l'assessore regionale alla pubblica istruzione, Alba Sasso - ed è la prima volta che la Regione scende in campo - non manca di evidenziare che senza i precedenti accordi tra le varie istituzioni, il cammino sarebbe stato breve. Quello tarantino è, dunque, tra luci ed ombre, un buon esempio di sinergia. Certo, ora occorre dare una sterzata. "Occorre trovare una maniera più avanzata di organizzarsi e il passaggio da un accordo di programma ad un patto per le azioni di sostegno e sviluppo del polo jonico dà il senso del salto in avanti - dice -. Fondamentale, però, che il polo jonico abbia una sua specificità, evitando duplicazioni e sprechi". La testimonianza dell'assessore Sasso - che non promette risorse ma piuttosto indica nei distretti produttivi regionali la chiave di volta dell'offerta formativa nel suo complesso - in qualche modo ricuce lo scontro più marcato tra il rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli, ed il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido. E' quest'ultimo a ricordare che le facoltà di Scienze Umane e Scienze della Salute messe in pista col vecchio accordo non sono state realizzate, che l'impegno di trasformare le lauree triennali in magistrali non è stato mantenuto, che un corso di laurea come Fisioterapia è stato sottratto a Taranto. Ma soprattutto - e qui Florido fa apertamente anche il suo "mea culpa" - "nella crisi più atroce per il tessile non siamo stati in grado di sfruttare opportunamente l'opportunità che avevamo con il corso di Scienze della Moda, anch'esso cancellato". Ma c'è anche un venire meno delle risorse. "Dobbiamo vedere come mantenere i livelli perchè capisco che l'università è in estrema difficoltà, ma lo siamo anche noi - puntualizza -. Le risorse che in qualche maniera troveremo dovranno essere assolutamente finalizzate alla qualificazione dell'esistente". Il prossimo, dunque, per Florido non potrà essere un accordo di grandi intenti, ma solo di quanto potrà essere realmente esigibile, un pò sul modello dell'accordo sul Politecnico di Bari, legato ad obiettivi più misurabili. Ma, soprattutto, - discorso che vale anche per il polo scientifico tecnologico Magna Grecia - è più che mai improcrastinabile "tirare dentro la grande impresa". La "difesa" del rettore Petrocelli tira in ballo i tagli annuali di 10 milioni di euro, i 17 milioni di Irap versati alla Regione, il piano di rientro che ha decurtato le spese del 50-60%. "In queste condizioni, la cosa più semplice sarebbe stata tagliare la sede di Taranto", commenta ricordando che la legge prevede garanzie ventennali da parte degli enti locali che vogliono sostenere un'offerta decentrata e che il proprio ateneo ha chiuso ovunque quei corsi che non potevano essere più tenuti in piedi pena una scarsa qualità degli studi. Intanto, Asl, Comune, Arpa, Camera di Commercio, Marina Militare confermano la propria disponibilità. Emerge anche la volontà di alcuni Comuni del Materano a stringere sinergie, consolidando così le ipotesi di collaborazione e di federazione con gli altri atenei. Ma esplode il nodo Cuj, il consorzio universitario. Dopo il recesso della Provincia e l'annuncio di simile percorso anche per il Comune di Taranto, il commissario prefettizio Carlo Sessa annuncia la convocazione dell'assemblea per la prossima settimana. "C'e da decidere se andare allo scioglimento o alla creazione di una Fondazione". Cosa, però, che implicherebbe risorse fresche in campo e imprese tirate dentro.


    IL COMMENTO DELL'ASSESSORE ALBA SASSO
    "Ma il diritto allo studio in questo Paese è morto"

    "In questo Paese il diritto allo studio è morto". Intervenendo ieri all'incontro convocato dall'Università di Bari, l'assessore regionale alla pubblica istruzione Alba Sasso riprende quello che è avvenuto nelle ultime ore nel Regno Unito dove l'aumento delle tasse universitarie e il ricorso al prestito d'onore ha scatenato la protesta studentesca. Diverso, invece, il caso della Germania che ha investito 15 miliardi di euro nella filiera della conoscenza, così come stan facendo tutti i Paesi emergenti, gli Usa, l'India, la Cina. "Sono in gioco due idee - dice l'assessore Sasso - : l'istruzione come costo da comprimere e l'istruzione come investimento". E in Italia? "A parte i tagli sul fondo intregrativo che ha ridotto per il 2010 da 146 a 92 miliardi di euro che riduce ancora a 26 miliardi per il 2011, nella legge di stabilità si ripristinerebbe un miliardo di euro per l'università che era stato sottratto negli anni passati e lo si destinerebbe anche qui ai prestiti d'onore, capovolgendo così il principio del diritto allo studio".


    articoli di Maria Rosaria Gigante
    pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di venerdì 12 Novembre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    Gelmini nomina Silvestri per vigilare sui conti dell'Ateneo

    Un massafrese per l'Università
    Gelmini nomina Silvestri per vigilare sui conti dell'Ateneo in rosso per 52 milioni di euro

    E' di Massafra il garante inviato dal ministro dell'Istruzione, Maristella Gelmini, per vigilare sui conti in rosso (52 milioni di euro) dell'Università di Bari. La nomina di Giuseppe Silvestri, 70 anni, è stata ratificata nei giorni scorsi dal consiglio di amministrazione dell'Ateneo barese dopo una serie di consultazioni tra il rettore Corrado Petrocelli e il dicastero di viale Trastevere. Sarebbe questa la soluzione per cominciare un percorso che sembrava interrotto ormai da diverso tempo. La scelta sarebbe ricaduta su Silvestri per una serie di ragioni: prima di tutto perchè è un uomo con molta esperienza (ha lavorato per anni al fianco di Letizia Moratti e, ora, con la Gelmini) ma soprattutto perchè è legato al territorio e gode di gradimento bipartisan; secondo, perchè Silvestri che è nel gabinetto del ministro conosce alla perfezione la situazione dell'Università di Bari e di altre realtà pugliesi; terzo, perchè in quanto uomo di fiducia del ministro, rappresenta una sorta di garante e di cerniera tra il ministero e la stessa Università sulle quali aleggiava lo spettro del commissariamento. Il percorso per arrivare alla nomina del nuovo revisore, sarebbe stato in qualche modo sollecitato dallo stesso rettore Petrocelli alle prese con un deficit da capogiro, figlio di un passato non troppo lontano, per il quale è stato costretto a ricorrere a una cura dimagrante con tagli di costi e aumenti di tasse. Silvestri, insomma, non rappresenta affatto un "commissario" ma, al contrario, il giusto punto di equilibrio, una sorta di fideiussore per l'apertura di una linea di credito da Roma. Le notizie economiche di questi anni, relative a una politica di assunzioni troppo "facili" nell'Ateneo sconvolto dalle vicende di Parentopoli, ha determinato infatti una serie di riserve nei confronti dell'istituzione barese considerata una idrovora, con conseguenti "chiusure" di ogni tipo per questioni di carattere economico. Poichè Petrocelli ha avviato un sano percorso di risanamento dei conti dell'Ateneo, non è da escludere che sia stato proprio lui a sollecitare al ministero la nomina di una persona competente e, al tempo stesso, che godesse di piena fiducia ministeriale per poter avviare scelte condivise. A giorni Silvestri si insedierà nel cda e inizierà a lavorare soprattutto con la diplomazia per riaccreditare l'Università e concederle un "fido" istituzionale. In questo periodo di tagli e riduzioni a livello centrale, sarà davvero difficile riconquistare posizione. Silvestri, comunque, conserverà il suoi incarico al ministero.

    articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 11 Novembre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    Ferraris ancora senza le 6 aule

    "La Provincia ci ha illusi: Ferraris ancora senza le 6 aule"

    Tutte le iniziative cadute nel vuoto comprese quelle più eclatanti come le lezioni all'aperto in piazza Immacolata in agosto. Ma dopo mesi di proteste, soluzioni tentate, discussioni, mediazioni, decisioni prese e poi sospese, lavori avviati e chi più ne ha più ne metta, il liceo scientifico Ferraris è ancora senza le sei aule di cui avrebbe bisogno. Ed ora i genitori sono in stato di agitazione "pronti anche ad assumere tutte le iniziative opportune alla gravità della situazione", scrive in qualità di responsabile del Comitato, Beatrice Armienti.
    La questione ha inizio in estate quando, in base alla necessità di sei nuove aule, si lavora sull'ipotesi di recuperare gli spazi necessari nel vicino plesso Santa Teresa, utilizzato però dall'istituto Maria Pia. Si cerca un accordo, ma il risultato della protesta a distanza di mesi lascia intuire che l'ipotesi non ha funzionato.
    La precaria situazione logistica in cui si trovano a fare lezione alcune classi del Ferraris si ripercuote ormai negativamente sulla qualità degli apprendimenti dei ragazzi "costretti a sopportare uno stato di disagio che mette in pericolo, se continuerà sino alla fine dell'anno in corso, gli stessi risultati dello scrutinio finale", lamentano i genitori. Secondo i quali gli impegni assunti dalla Provincia non sono stati mantenuti. "Tutti i colloqui interlocutori avuti con gli assessori della Provincia si sono rivelati inutili perchè hanno prodotto soltanto dilazioni in termini di tempo e non assunzioni di responsabilità precise - denuncia il Comitato dei genitori -. Anche la soluzione adottata nel mese di ottobre e fatta pervenire come ultimatum al Ferraris in ordine all'assegnazione di 4 + 2 classi nel plesso di Santa Teresa, non si è concretizzata a fronte delle resistenze che improvvisamente e inopinatamente sono sorte in forma di ostacoli insormontabili". Ed ancora, per i genitori "non è più possibile procrastinare il problema con soluzioni più o meno pasticciate (altra sede lontana da quelle al presente in utilizzo), o con ipotesi utopistiche rivolte al futuro". "Le decisioni rispetto all'assegnazione delle aule non possono essere demandate ad altri se non alla Provincia", incalzano i genitori. Né "può essere inserita, a livello di alibi, la contrapposizione tra scuole e dirigenti scolastici".
    Intanto, l'assessore provinciale alla Pubblica istruzione, Emanuele Fisicaro, a cui è subentrato per l'esecuzione degli interventi a Santa Teresa l'assessore ai Lavori pubblici, Costanzo Carrieri, ribadisce la sua posizione: "La Provincia - dice - ha adempiuto a quanto di sua competenza".

    articolo di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 11 Novembre 2010

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  • Plautus
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    Confindustria e Federmanager chiedono qualità

    "L'Università riparte pensando al territorio"
    Confindustria e Federmanager chiedono qualità
    Il mondo accademico: il bilancio non ci delude

    E' un confronto intenso e complesso ma si torna a parlare a Taranto di Università ed il dibattito pare riprendere improvvisamente quota. L'occasione viene da un incontro voluto dal Gruppo dei Giovani Imprenditori di Confindustria Taranto e Federmanager Puglia a cui sono invitati a partecipare Domenico Amalfitano, che a metà anni '80 in qualità di sottosegretario alla Pubblica istruzione contribuì a portare l'istruzione superiore a Taranto, nonché il rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli, il preside della seconda facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari a Taranto, Gregorio Andria. Dalla parte degli imprenditori ci sono il presidente di Confindustria Taranto, Luigi Sportelli, e il presidente dei Giovani industriali, Paolo Campagna. Per la Federmanager Giuseppe Insolera e il responsabile Affari internazionali dell'Ilva Giancarlo Quaranta. Il dibattito - moderato da Monica Caradonna, direttore Wemag - prende corpo ed il tema sembra spostarsi da un titolo che allude a "delusioni ed attese" ad un piano in cui più concretamente si parla di "certezze e prospettive". Ci sono le tante numerose criticità dell'oggi, anche retaggio del passato, ma è evidente che non si parte da zero. Ripartire, dunque, probabilmente da un punto mai sciolto di ieri e che oggi si ripropone con grande attualità: se qui cioè ha più senso parlare di Università generalista con un'offerta formativa allargata che peraltro non si è più in grado di garantire, o se non sia più conveniente per il territorio e le sue prospettive di sviluppo puntare alle specificità come a loro volta sembrano già indicare la scelta in Area vasta del polo scientifico tecnologico Magna Grecia e la strada della federazione di un gruppo di Atenei meridionali già intrapresa dall'Università di Bari. In questo contesto gli imprenditori, dice Sportelli, scommettono sull'innovazione, mentre ritengono, sostiene Campagna (Giovani Imprenditori), che "l'idea dell'Università sotto casa non sia più sostenibile". Qualità, dunque, ma è "fondamentale - dice Insolera (Federmanager) - che il territorio possa avere il suo bacino di qualità". Quindi, rivolto, a Petrocelli e Andria, chiede di sapere se il sistema della formazione superiore a Taranto ha le potenzialità per garantire e gestire nel tempo risorse di alta qualità, rapporti con le aziende, il follow up della propria attività sul territorio. Da parte loro gli accademici ricordano che la loro mission è ricerca e formazione, che l'Università insegna metodo critico, capacità di dare soluzioni a problemi complessi, che in Italia ciò che manca è caso mai un livello intermedio di alta professionalità, ed ancora che una certa domanda di formazione specifica viene già garantita attraverso i master o altre occasioni di formazione. "Delusioni? E di chi? Noi non siamo per niente delusi" dice Andria. "Come si fa a dire delusione?" incalza Petrocelli . Ma è Taranto il cuore del problema. Amalfitano ripercorre le tappe che portarono, nell'ambito di quelli che all'epoca erano i piani quadriennali, alle scelte di indirizzi in ambito ambientale, biologico, ingegneristico, nonché all'ulteriore scelta della gemmazione da Bari. Poi - racconta non senza ribadire la sua contrarietà, cosa per la quale venne accusato, ad una Università di Taranto - "venne la possibilità per i rettori di creare altri corsi di laurea e a Taranto, presi dalla voglia di espansionismo e di una Università autonoma, perdemmo la specificità e allargammo l'offerta formativa". Da cosa ripartire oggi? Per Amalfitano sicuramente dalla recente intesa di federazione lanciata dall'Ateneo barese, nonché, in sostituzione del Cuj, da una fondazione di tipo comunitario. Annuncia, quindi, di volersi spendere su un'ulteriore idea in grado "di raccordare internazionalità e agevolare il percorso formativo". L'appello finale è di Petrocelli. Alla politica, però. "Che non divida - dice - quello che noi stiamo cercando di unire".


    Si mette in cantiere il nuovo accordo di programma
    L'università promuove un incontro per giovedì

    Patto per le azioni di sostegno e sviluppo del Polo universitario jonico. Con questo obiettivo l'Ateneo di Bari ha organizzato per giovedì 11 novembre un incontro a Taranto con i partner istituzionali locali per avviare il confronto sul nuovo accordo di programma alla scadenza, ormai ampiamente avvenuta, del vecchio accordo triennale. "E' necessario definire nuove strategie per venire incontro alle esigenze degli studenti e del territorio jonico attraverso un rinnovato impegno che si traduca in un nuovo Patto per sostenere lo sviluppo" si legge nella nota che ricorda come la presenza dell'Università in terra jonica sia stata resa possibile "grazie ai vari accordi di programma" stipulati negli scorsi trienni (2002-2004; 2005-2007; 2008-2010). Attraverso questi accordi, gli enti (Provincia, Comune, Asl, Camera di Commercio, Marina Militare, Consorzio Universitario Jonico e Arpa) si sono impegnati congiuntamente con investimenti in risorse finanziarie, logisticostrutturale e risorse umane".

    articoli di Maria Rosaria Gigante
    pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di martedì 9 Novembre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    Lettere e Beni Culturali: "In queste condizioni non si può studiare"

    "In queste condizioni non si può studiare"
    Gli iscritti a Lettere e a Beni culturali lanciano l'sos alla preside

    Lezioni che ancora non cominciano per la carenza di docenti e nonostante il rinvio dell'avvio ritardato del nuovo anno accademico all'11 ottobre scorso. Ma anche spazi carenti ed angusti in cui fare lezione - anche ora che i docenti non ci sono tutti - è pressocché impossibile. Non possono più tollerare questa situazione gli studenti del corso di laurea in Beni culturali e di Lettere (non del primo anno, però, che quest'anno non è partito) della facoltà di Lettere di Bari, corso decentrato a Taranto presso la sede di via Acton. La stessa condivisa con la facoltà di Giurisprudenza. Forse ancora per poco. Infatti, anche Beni culturali e Lettere - circa 400 studenti - dovrebbero prima o poi essere trasferiti nella sede dell'ex Rossarol nella Città vecchia. Ma sono proprio le voci che da tempo si rincorrono circa questo pluririnviato trasferimento a generare sempre più tensione tra gli studenti. "Le informazioni che ci giungono sono sempre più confuse" lamentano gli studenti che proprio per fare chiarezza sulle diverse questioni ieri, su iniziativa dell'associazione studentesca Link, hanno chiesto ed ottenuto di incontrare la preside della facoltà di Lettere di Bari, Grazia Distaso. A cui hanno presentato un documento che evidenzia tutte queste carenze, documento redatto in assemblea lunedì scorso. Lezioni ancora non partite. Lo stato di agitazione dei ricercatori e la difficoltà ad assicurare i docenti necessari a Taranto sta facendo slittare buona parte degli insegnamenti e, quindi, anche degli esami previsti nel primo semestre al secondo. Comprensibili i disagi che questi rinvii comporteranno per gli studenti che dovranno caricarsi un maggior numero di esami nella seconda parte dell'anno. Tutto ciò comporterà un grosso problema soprattutto per gli studenti che devono cumulare un certo numero di crediti entro agosto per poter poi chiedere le borse di studio. "Un problema questo del mancato inizio di parecchie lezioni - dice Daisy Petrelli, rappresentante del Link - su cui la preside Distaso ha assicurato il suo interessamento tra i docenti della facoltà di Bari". Ma è chiaramente sui problemi strutturali che è ancor più difficile intervenire. Data probabile per il trasferimento in Città vecchia sarebbe stata, secondo indicazioni fornite nei mesi scorsi dal Comune, quella di fine dicembre. Ma si rincorrono voci non troppo tranquillizzanti. In ogni caso, sarà probabilmente anche questo uno dei nodi che dovrà essere definitivamente sciolto nel corso di un incontro preannunciato dalla preside Distaso per il prossimo 11 novembre tra le istituzioni locali e quelle accademiche. Si tratta, infatti, di ridiscutere gli impegni che dovranno essere contenuti nel nuovo accordo di programma che attende di essere definito. Al momento pare, dunque, del tutto superfluo avviare un qualsiasi intervento nella sede di via Acton dove gli studenti sono costretti a far lezione in due sole aule, naturalmente senza alcun laboratorio, e a chiedere la "cortesia" alla facoltà di Giurisprudenza, più affollata, di qualche spazio libero da utilizzare per fare lezione.



    Quale futuro può esserci per l'Università?
    Lunedì si confrontano rappresentanti del mondo imprenditoriale e accademico

    "Università a Taranto tra delusioni ed attese": è questo il tema del convegno che si terrà nella Cittadella delle imprese lunedì prossimo partire dalle 17. L'iniziativa è organizzata dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Taranto e da Federmanager Taranto. L'iniziativa prevede un incontro tra gli esponenti del mondo imprenditoriale ed accademico - ci saranno tra l'altro il rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli, ed il preside della facoltà di Ingegneria di Taranto del Politecnico di Bari, Gregorio Andria - "con l'obiettivo di riflettere - si legge in una nota - sulle possibili opportunità di collaborazione e sul ruolo strategico della formazione universitaria per lo sviluppo economico e sociale della provincia di Taranto". Forti sono infatti le aspettative del territorio verso un sistema universitario, quello jonico, chiamato a sostenere la ripresa economica di una comunità che vive ancora pesantemente gli effetti perduranti di una crisi mondiale. Dopo i saluti del presidente di Confindustria Taranto, Luigi Sportelli, e la relazione introduttiva di Domenico Amalfitano, promotore, al tempo del suo impegno in Parlamento, di importanti spinte legislative per la realizzazione dell'Università a Taranto, e oggi direttore del Centro di cultura per lo sviluppo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, è prevista una tavola rotonda. A moderarla sarà Monica Caradonna, direttore di "Wemag". A confrontarsi saranno Paolo Campagna, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Taranto, Giuseppe Insolera, componente del consiglio direttivo di Federmanager Puglia, Giancarlo Quaranta, responsabile Affari internazionali Ilva, il rettore Petrocelli ed il preside Andria.

    articoli di Maria Rosaria Gigante
    pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 6 Novembre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    Riferimento: Rassegna Stampa 2010

    «Una consulta di presidi ci aiuterà nelle scelte di riassetto delle scuole»
    Fisicaro: stiamo lavorando al piano
    La scadenza: il piano dovrà essere presentato entro il 20 aprile e la Provincia lavora su un orizzonte di 5 anni



    Assessore Emanuele Fisicaro (Pubblica istruzione e Università alla Provincia), la Regione ha appena varato le linee guida per il riassetto delle scuole prevedendo diversi livelli di governo ed attribuendo alla Provincia la competenza in materia di programmazione e coordinamento e chiedendo l'adozione di programmi annuali. Alla luce delle nuove regole, cosa si prevede a Taranto? Quali scuole accorperete? Quali « salverete»?
    «Dobbiamo presentare il piano entro il 20 novembre ma ci stiamo lavorando da aprile. Nessuna anticipazione, però. E, soprattutto, non ci si attenda alcun calcolo matematico. Inoltre, vale la pena di chiarire che non è uscita dalla Provincia una bozza fatta circolare nelle settimane passate in cui si evidenziavano alcuni numeri relativi alla popolazione scolastica e, sulla base di quelli, si cominciava a dire quali scuole sarebbero state soppresse o meno. Lo chiarisco una volta per tutte: non c'è ancora alcuna bozza».

    Qualche previsione, però, forse sì? La Regione del resto ha fissato dei paletti…
    «Guardi, da aprile ho insediato una consulta composta da una decina di dirigenti scolastici delle scuole superiori, individati sulla base dell'anzianità e dell'esperienza, senza coloriture politiche. Voglio che le proposte che emergeranno siano condivise sul piano tecnico, a costo di limitare il mio potere discrezionale. Quindi, nei giorni scorsi ho chiesto alle scuole di fornirmi i dati precisi sulla popolazione scolastica, sulle frequenze irregolari, sugli alunni che si ritirano, sui flussi verso altre scuole. I primi dati devono confluire entro mercoledì prossimo. Giovedì li consegno alla consulta dei dirigenti. Chiedo un monitoraggio aggiornato della situazione ed, infatti, questa verifica dovrà essere mensile, altrimenti quale programmazione seria possiamo fare? Dobbiamo, quindi, predisporre un piano in maniera dettagliata e con scelte consapevoli, in modo che poi la Regione, che dovrà alla fine deliberare, abbia una situazione chiara. Però, quello che intendo contribuire a impostare è un modello, un progetto chiaro di riassetto di qui a cinque anni».

    Ed i paletti posti con i criteri che stabiliscono siano accorpate le scuole al di sotto dei 300 alunni e sdoppiate quelle con più di 900? «Ritengo che occorre tener conto di certe realtà sociali e della funzione sociale che certe istiutuzioni scolastiche svolgono in taluni quartieri, in talune realtà. A costo di scontrarmi con le altre istituzioni, come si può pensare di eliminare l'autonomia scolastica di alcune scuole?»

    E come la mette con la scuola dell'obbligo di competenza dei Comuni?
    «Domani partirà la convocazione degli assessori comunali sempre per giovedì prossimo. Da loro voglio sapere come stanno le cose nei singoli Comuni. Chiederò un lavoro serio ed intelligente perché in qualche modo la scuola superiore viene “foraggiata” dalla scuola dell'obbligo. Voglio sapere come vogliono razionalizzare loro in funzione della scuola superiore».

    Tornando al monitoraggio delle scuole superiori che ha da poco varato, ritiene che questo compito rientri nelle sue competenze?
    «I dati forniti dagli uffici competenti sono insufficienti a varare un riassetto del territorio adeguato. Ho necessità, invece, di avere un quadro chiaro. Inoltre, ci sono le norme a consentirmi questo. Abbiamo bisogno di conoscere i flussi nelle scuole anche per poter indirizzare verso i Por contro la dispersione le scuole che sono nelle reali condizioni di aderire a questi progetti, altrimenti i Por diventano una semplice integrazione di stipendio a prescindere dalle finalità».



    articolo di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 24 Ottobre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    Riferimento: Rassegna Stampa 2010

    Alle matricole di Economia il benvenuto del rettore
    E la protesta dei ricercatori fa slittare di alcuni mesi le attività didattiche

    Accetta anche quest'anno di dare il benvenuto alle matricole tarantine il rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli, invitato nella seconda facoltà di Economia dagli studenti di Taranto Universitaria. Ma quest'anno l'avvio posticipato delle lezioni nella maggior parte degli Atenei italiani ha fatto coincidere nella stessa data (ieri) la riapertura delle facoltà per cui la presenza a Taranto del rettore è suonata come una conferma dell'attenzione al polo jonico e della volontà del suo consolidamento al di là delle difficoltà contingenti. Intanto, la protesta dei ricercatori contro il disegno di legge Gelmini, che giunge il prossimo 14 ottobre allo sprint finale a Montecitorio, ha creato a Taranto situazioni a macchia di leopardo nella maggior parte dei corsi e delle facoltà. Non sono molti gli insegnamenti «saltati» per l'indisponibilità dei ricercatori ad accettare insegnamenti oltre il proprio carico di lavoro, ma ci sono. Su Taranto, più che far saltare gli insegnamenti e dichiararne la loro vacanza, si è optato in parecchi casi per uno slittamento delle attività didattiche al secondo semestre. Slittamento che comporterà, comunque, disagi agli studenti, ma che costituisce il male minore in quanto consente al polo jonico, sede decentrata, di sopravvivere. L'approvazione del disegno di legge, se avverrà con gli emendamenti deliberati dalla Commissione cultura che sembrano aver accolto parte delle modifiche richieste dai ricercatori, potrebbe far rientrare le proteste e finalmente dare il via libera ad un certo numero di posti di professori associati e a quei finanziamenti che ricompenserebbero le Università dei tagli subìti. Questo, almeno, l'auspicio anche nelle aule universitarie del polo jonico. Quest'oggi, comunque, su decisione del rettore Petrocelli, ci saranno assemblee in tutte le facoltà (a Giurisprudenza dalle ore 10 alle 13,30, con conseguente sospensione delle attività didattiche). Docenti, ricercatori, studenti, personale amministrativo discuteranno e redigeranno un proprio documento sul ddl Gelmini da trasmettere al Senato accademico che ha aggiornato la sua seduta odierna a nuova data. Nelle assemblee odierne, anche gli studenti del Link proporranno una loro «riforma» basata sulla distribuzione della didattica, dei servizi, della ricerca. Ieri, intanto, è partito il servizio bus navetta dalle sedi universitarie dei quartieri Tamburi (Scienze della comunicazione e Scienze infermieristiche) e Paolo VI (Scienze naturali, fisiche e matematiche, nonché Ingegneria del Politecnico) verso il centro commerciale Ipercoop dove, grazie alla convenzione stipulata con l'Adisu, gli studenti potranno utilizzare in convenzione i servizi di ristorazione lì presenti in sostituzione della mensa. Ma nel primo giorno di lezioni, forse anche a causa del mal tempo, è stato un flop. Nessuno studente ha utilizzato il servizio che, in fase sperimentale, per un mese partirà ogni giorno dalla sede di Scienze della formazione in via Deledda alle 12,45 (per la sola giornata di lunedì alle 13,30) con fermata davanti alle sedi di Scienze e del Politecnico. Rientro dal capolinea dell'Ipercoop alle 14,45 (solo il lunedì alle 15,30). Confermata dall'Amat, con l'aggiunta di una partenza da Talsano alle 7,15, anche la navetta diretta che fa tappa in viale Magna Grecia e porta alle sedi universitarie dei Tamburi e di Paolo VI. Infine, dopo la Provincia, anche il Comune si tira fuori dal Cuj. Con una recente delibera di giunta, che andrà ora in Consiglio, il Comune dice l'assessore Paolo Ciocia considera chiusa l'esperienza del Cuj (deliberati gli ultimi finanziamenti) per propendere sempre più decisamente per la Fondazione.

    articolo di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di martedì 12 Ottobre 2010

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  • Plautus
    ha risposto
    Polo scientifico-tecnologico

    «Polo scientifico-tecnologico imprese ed enti investano»
    L’appello di Politecnico e Università di Bari. «L’ambiente è la priorità»


    • Voglia di crescere, di uscire dallo steccato delle idee e del progetto di base per promuovere lo sviluppo, avere una ricaduta concreta sul territorio, e quindi incidere sul futuro e proiettarsi sul mercato globale. Vuole marciare verso una concreta realizzazione il Polo scientifico tecnologico Magna Grecia che venerdì sera, presso l’auditorium della Space Software Italia, ha messo insieme i primi attori di questo processo e coloro che almeno in una fase più avanzata occorre coinvolgere. Ne è nata una lunga maratona, un confronto serrato tra la componente accademica (alla base del progetto), gli enti locali (Comune, Provincia e soprattutto Regione), gli imprenditori. Ma, in una fase in cui si rende necessaria la svolta, con i tanto auspicati finanziamenti -, fruttuoso anche il confronto con le esperienze più avanzate sul territorio nazionale.
    Insomma, il Polo deve crescere. Posta la sfida, c’è però soprattutto bisogno di uno sforzo di sintonizzazione. A premere sul piede dell’acceleratore è il mondo accademico che si dice pronto a raccogliere la sfida lanciata, ma occorre che in campo scendano decisi gli enti locali e la pubblica amministrazione da una parte, gli imprenditori dall’altra.
    In prima linea direttamente i due rettori dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli, e del Politecnico di Bari, Nicola Costantino. «Non siamo per la competizione sleale, vogliamo evitare le duplicazioni e mettere insieme sinergie ed eccellenze. Il nostro obiettivo - dice Petrocelli - è evitare che gli studenti emigrino e, se ce la facciamo, attrarre studenti da altre regioni e fare in modo con le imprese che non vadano via dopo». Poi spiega la paternità dell’idea di Polo scientifico tecnologico («è del Politecnico, lì corroborata ed irrobustita per le loro specificità»), il connubio con l’Università che ha dato vita ad un Centro di educazione ambientale, la spinta con l’inserimento nella progettualità di Area vasta. «Ora occorrono gli investimenti» afferma Petrocelli. Al suo fianco, il rettore Costantino insiste nell’indicare in industria, enti locali e pubblica amministrazione gli altri attori necessari. «Chiediamo al mondo imprenditoriale di dare il proprio contributo. Noi siamo pronti a fare la nostra parte».
    Un concetto ripreso anche dal professor Angelo Tursi, coinvolto con l’architetto Enzo La Gioia, nella progettazione del Polo in Area vasta. Mancano la pubblica amministrazione e l’industria, dice Tursi non senza accennare al timore forse avvertito da quest’ultima che questo progetto comporti maggiori attenzioni e controlli. Sì, perché il settore di intervento al quale si è pensato in questa prima fase progettuale è proprio l’ambiente. Il direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, ribadisce anche qui la sua convinzione che «le questioni ambientali verrebbero risolte» ed indica nei piani industriali delle bonifiche di numerosi siti l’elemento preponderante di ogni intervento.
    Cinquecentomila siti inquinati da bonificare nell’area euromediterranea, di cui 6 mila solo in Puglia, e molti a Taranto, è il dato che fornisce il preside della facoltà di Giurisprudenza di Taranto, Antonio Uricchio. Occorre una sfida tecnologica, dunque, ed a mettere a disposizione tutto il suo know how è la Space Software Italia. Sabino Cacucci, responsabile marketing, scommette sulla Ssi, pronta a progettare la strumentazione necessaria a realizzare un monitoraggio integrato ambientale. Pronta anche l’Asl: il direttore dello Spesal, Cosimo Scarnera, offre la disponibilità di dati e studi epidemiologici. «Il Polo - sottolinea Nicola Cardellicchio del Cnr Taranto - non è solo scientifico, ma anche socio-economico e di sviluppo, politico».


    IL DIBATTITO - L’ASSESSORE PELILLO INVITA IL PRESIDE DI GIURISPRUDENZA URICCHIO A SCIOGLIERE IL NODO
    Meglio la Fondazione o l’ente di ricerca?
    Primo confronto sul modello di gestione
    Florido (Provincia): ma bisogna coinvolgere la grande industria

    • Quale dovrà essere la natura giuridica del soggetto promotore del Polo scientifico tecnologico Magna Grecia? Una Fondazione come ipotizzato all’inizio? Un ente di ricerca, di difficile attuazione oggi però, come l’Area Science Park di Trieste, il più grande parco scientifico tecnologico d’Italia? O altro ancora? L’assessore regionale al Bilancio, Michele Pelillo, affida al preside di Giurisprudenza, Antonio Uricchio, lo scioglimento del nodo altrettanto delicato della governance del Polo. La governance è anche una delle questioni sui cui chiede un chiarimento anche il presidente della Provincia, Giovanni Florido. Secondo il quale andrebbero tirati dentro i soggetti più diversi, in primo luogo i sindacati. Inoltre, perentorio sul fatto che il Polo non possa essere un doppione di ciò che Università e Politecnico fanno cioè la ricerca («oggi c’è una ricerca applicata su questo territorio»), Florido si chiede: «Di cosa stiamo parlando se il Polo scientifico tecnologico non recupera un rapporto di coinvolgimento della grande industria?»

    Gli industriali. Il presidente della Confindustria Taranto, Luigi Sportelli, testimonia gli sforzi ed i tanti incontri per far convergere produzione e innovazione. Cita i distretti produttivi in cui la Confindustria ha un ruolo direttivo. Tra tutti il Dipar, Distretto produttivo regionale dell’ambiente e del riutilizzo. Il suo presidente Lorenzo Ferrara spiega come circa 200 aziende pugliesi, enti pubblici, Università ed enti di ricerca pugliesi siano insieme per produrre sviluppo in tema ambientale. Quale, dunque, il ruolo del Dipar nel Polo scientifico tecnologico?

    «Occorre avere una idea di base e la vostra è ottima», dice Giancarlo Micchelone, presidente dell’Area Science Park di Trieste, a chi sta progettando il Polo Magna Grecia. Insieme a Paolo Cattapan, amministratore delegato della Innovation Factory Basilicata Innovazione, i due manager - in un tandem sincronizzato di idee e prassi - spiegano cosa sono il polo friulano e quello lucano, la loro origine come consorzio, le crisi attraversate. Spiegano come le crisi abbiano costituito la svolta, i risultati quindi ottenuti in termini di occupazione e crescita, che è poi il vero ritorno economico sul territorio. Esperienze diverse, ma utili a capire quanto la metodologia sia lo strumento di maggiore specificità. «Avete l’idea - dicono - e su questa dovete costruire la valorizzazione del territorio e delle tecnologie che devono essere trasversali. Non c’è una sola innovazione e l’innovazione non è per tuttele aziende».


    IL DIBATTITO - LA REGIONE ANNUNCIA: «POSSONO ESSERCI OPPORTUNITÀ NEL GIRO DI QUALCHE MESE
    «Fondi europei da riprogrammare cogliamo adesso l’opportunità»
    Pelillo lancia l’idea dell’ex Cisi per la sede in cui ubicare il Polo

    • Finanziamenti e contenitore necessario per sviluppare le attività: due nodi essenziali sui cui è l’assessore regionale al Bilancio, Michele Pelillo, a dimostrare di voler tenere il passo con l’accelerazione che gli accademici intendono dare al Polo scientifico tecnologico Magna Grecia. Intanto, Pelillo rammenta che è stata proprio la Regione a scegliere di inserire questo progetto di Polo scientifico tecnologico in Area vasta. Ricorda pure che va completata la variante urbanistica e sollecita una fase più spinta della progettazione, quindi la definizione di un piano finanziario dello start-up. Perché, dice Pelillo a proposito dei finanziamenti più volte sollecitati da chi ha portato sin qui la progettazione, «siamo alla vigilia della riprogrammazione dei Fas, dei Por Fesr e l’opportunità può arrivare nel giro di qualche mese. Dobbiamo essere pronti». Pelillo non ripete però il timore che il giorno prima aveva espresso all’assemblea di Confidustria dove aveva sostenuto che, se non cambiano le regole del patto di stabilità, c’è il rischio concreto per la Regione di perdere l’opportunità degli aiuti comunitari. Ma è sul tema del contenitore che l’accelerazione pare massima. «Non voglio essere frainteso - dice Pelillo -. So bene quanto le imprese edili abbiano bisogno di lavorare, ma se vogliamo far presto almeno in fase di avvio si potrebbe pensare di utilizzare la struttura dell’ex Cisi, contenitore quasi vuoto, per la quale la Regione, che è ente proprietario, ha finanziato mesi addietro alla società di gestione Puglia Sviluppo i lavori di manutenzione straordinaria. Bisognerebbe coinvolgere il direttore di Puglia Sviluppo, Raffaele Bagnardi».
    «Va bene, sono disponibile al dialogo, creiamo un percorso. Anzi, dirò di più: siamo proprio nella fase di avvio dei lavori, facciamo in tempo ad orientare gli interventi programmati in questa direzione. Certo, dovrò far approvare il tutto dagli organi preposti, ma se questa idea nasce dalla Regione della quale la nostra società per azione è agenzia di sviluppo, la cosa non potrà che andar liscia», fa sapere a distanza, interpellato dalla «Gazzetta», lo stesso Raffaele Bagnardi.
    Incubatore attivo ed in fase di rilancio, con circa 25 aziende nel campo industriale, manifatturiero e dei servizi all’industria, capannoni-laboratori industriali già assegnati, luogo anche destinato alla realizzazione di un nuovo spin-off in fase di regolamentazione, per un’intuizione nata per caso l’altra sera - pensata però anche da qualcun altro - l’ex Cisi potrebbe insomma mettere insieme anche la sfida del Polo scientifico tecnologico.


    articoli di Maria Rosaria Gigante
    pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 3 Ottobre 2010

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