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Polo ionico, in otto anni persi duemila studenti

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    Taranto, flop dell’Università: sede decentrata a rischio
    Polo ionico, in otto anni persi duemila studenti.
    Le matricole quest’anno sono 927. Nel 2010 erano 1374.
    A soffrire di più è Giurisprudenza, perde in 8 anni il 54,3% di neoiscritti.


    L’ascesa e il declino dell’Università a Taranto, costola dell’Ateneo di Bari, si compie in 25 anni. Il tempo di una generazione: i millenials ne hanno vissuto la crescita, la generazione Z ne assorbe la crisi. Nata nel 1991 con i primi corsi di Scienze ambientali e Ingegneria, conosce un picco attorno ai primi anni del 2000 superando quota 8 mila iscritti tra Università e Politecnico. Poi comincia la risacca. Dal sogno dell’autonomia, ottenuta intanto da Foggia nel 1999, al rischio di dover chiudere per mancanza di ormone della crescita. I dati degli ultimi otto anni sono eloquenti. Nel 2010 il polo ionico, decentrato da Bari, conta 5.370 iscritti e 1.374 matricole; nel 2014 scende a 4.215 (-21.5%), oggi ne conta 3.320. In otto anni gli studenti sono calati del 38%, pari a 2.050 iscritti. Le matricole, cioè i ragazzi del primo anno che scelgono di iscriversi a Taranto, passano dalle 1.374 del 2010 alle 927 di oggi, una riduzione del 32,5% che significa 447 studenti in meno. A soffrire di più sono Giurisprudenza, che perde in otto anni il 54,3 di matricole, da 326 a 149 di quest’anno, per complessivi 1001 iscritti (-35%), ed Economia, non più scelta dal 40,7% di studenti (334-198), ma che si irrobustisce nel corso di Strategia d’impresa e management cresciuto del 137% (80-190).

    Tendenza irreversibile?
    Questi sono i numeri e l’aspetto affettivo non può oscurare dati incontrovertibili. La tendenza negativa è irreversibile? La risposta è un coro di no. Riccardo Pagano, vice presidente del Dipartimento ionico dei sistemi giuridici ed economici, ne è pienamente convinto. «Taranto, e anche Bari, vivono il calo sistematico delle iscrizioni in tutta Italia – dice – dopo i tagli all’università decisi dai ministri Tremonti e Gelmini. Ne ha sofferto il diritto allo studio e correva il rischio di chiudere come tutte le sedi decentrate. La gestione del rettore Uricchio ha salvato il polo tarantino. Oggi il Dipartimento ha cinquanta docenti, la filiera didattica è completa ed è stato premiato per la qualità della ricerca. L’anno venturo avvia un nuovo corso di laurea in Scienze giuridiche per l’immigrazione, i diritti umani e l’interculturalità». C’è da chiedersi allora perché i ragazzi di Taranto si iscrivano altrove pur avendo un’università così ben congegnata in casa. Antonio Nardella e Alessandra Prete, rappresentanti degli studenti nell’Associazione giuristi ed economisti ionici, sostengono che qui manchino il collegamento tra formazione e mondo del lavoro e i servizi. «Da noi non si fa pratica, non tocchiamo con mano ciò che ci attende dopo l’università – dice Alessandra – e la nostra sede è poco conosciuta, manca adeguata pubblicità». Secondo Antonio l’assenza dei servizi non aiuta a creare la comunità universitaria. «Non c’è la mensa, ma solo convenzioni con i ristoranti – elenca – non c’è la casa dello studente, la biblioteca non è aggiornata, mancano gli impianti sportivi. Per nostra fortuna i professori sono molto attaccati a Taranto e la docenza è di ottima qualità». Il tema della comunità universitaria ritorna sempre. «A Taranto – sottolinea il professor Riccardo Pagano – non c’è stato collegamento tra enti territoriali e università come motore di sviluppo. Nelle riunioni a Roma il ministro ci chiedeva se la città considerasse l’università strategica e quali azioni mettesse in campo. Se la città pensa ad altro, diceva, il ministero non si sente di spingere per rafforzare la sede. Ora dobbiamo lavorare per consolidare il Dipartimento».

    La visione positiva
    Il professor Nicola Fortunato, di Diritto tributario, ha una visione positiva. «Mi sono trasferito da La Sapienza a Taranto perché l’ambiente di lavoro è molto buono, il rapporto con gli studenti positivo e c’è possibilità di fare ricerca. Mancano i servizi ma non è un grosso problema, dobbiamo trovare gli interlocutori giusti per potenziare la sede tarantina e attrarre gli studenti. La guida del rettore Uricchio è importante, sta facendo tanto per il polo ionico».

    I corsi cancellati
    Intanto, negli anni, sono stati cancellati i corsi di laurea in Lettere, Maricoltura, Scienze della Comunicazione e Beni Culturali. Ci sarà una causa. Secondo Domenico Amalfitano, uno dei protagonisti della nascita della sede tarantina, «il piano universitario tarantino doveva reggersi su quattro gambe: specificità, eccellenza, residenzialità e internazionalità, ma tutto è stato assorbito e gestito nell’idea del mero doppiamento. E la decrescita, se non si intraprende l’inversione di marcia, continuerà». Su questi tasti batte Carmine Carlucci, del Comitato per la qualità della vita. «Non aver mantenuto i corsi di laurea in linea con le vocazioni del territorio è stato un errore afferma - il rapporto scuola-università non è efficace, il fallimento del Consorzio universitario ha contato molto e manca il raccordo tra territorio e università».

    articolo di Cesare Bechis
    pubblicato su corrieredelmezzogiorno.corriere.it il 2 Maggio 2018

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