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Vecchio 04-01-2010, 22.44.13   #1 (permalink)
GiorgioF
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Post Mania di Controllo/Persecuzione/Minaccia

Buonasera,

scrivo poiché temo che un caro amico sia affetto di una forma di malattia che vorrei riuscire a classificare e chiedervi quindi consiglio su come meglio comportarmi nei suoi confronti.

Mi riferirò a questo amico con lo pseudonimo di "Pietro".

Pietro è arrivato in Italia all'età di 2-3 anni, da un paese in via di sviluppo. Si è diplomato in una materia medico-scientifica o oggi ha 35 anni. Lo conosco da circa 8 anni. Caratterialmente è quello che definirei uno spirito libero e al tempo stesso una persona non particolarmente sicura di se stessa. Socievole e amante dei viaggi. I genitori adottivi: il papà, una persona molto colta e tuttavia rigida, la mamma ha un inclinazione per l'arte e caratterialmente fragile.

La vita di Pietro è stata "normale" fino a 4 anni fa quando entrò in collisone con il datore di lavoro. Dai suoi racconti di quel tempo, avevo l'impressione che Pietro stesse subendo pressioni lavorative piuttosto pesanti che sconfinavano nel mobbing. Non era il primo caso che avevo sentito - ne avevo visti diversi accadere anche ad altri amici - e mi sembrò un fatto non anomalo nella società contemporanea sebbene grave. Decise quindi di dare le dimissioni e cercare un'altra struttura nella quale prestare servizio. Pensai quindi che la cosa si fosse risolta in qualche modo e che la risoluzione del rapporto lavorativo non avesse lasciato strascichi particolari nella solidità spicologica di Pietro, a parte uno stress intenso e momenaneo, ovvero temporaneo.

Nei due anni successivi la nostra frequentazione si allentò a causa di mie assenze prolungate all'estero. Nell'ultimo anno e mezzo abbiamo ripreso a sentirci con una certa frequenza, o meglio, mi ha cercato per confidare il suo stato d'animo. Inizialmente mi disse che la questione con quel datore di lavoro non si era conclusa. Secondo Pietro, questi aveva provveduto a fargli terra bruciata intorno, attraverso azioni di diffamazione della sua persona. TUTTI, nel quartiere dove abitava, nei luoghi e nell'istituto dove studiava, dove andava a fare la spesa, al bar dietro casa dove faceva colazione, dove andava a fare sport, etc-etc erano stati contatati da quel tale il quale lo aveva sostanzialmente diffamato (non sono mai riuscito ad ottenere da Pietro l'oggetto della diffamazione).

Più avanti nel tempo, Pietro è passato dalla diffamazione a sostenere che era controllato. Il suo cellulare (ha cambiato 4 o 5 numeri in un anno), il suo appartamento (che avrebbe subito più di una infrazione senza per altro segni di scasso), telecamere che lo spierebbero,etc-etc. Secondo Pietro le persone continuavano a strgli alla larga per diffidenza nei suoi confronti e per razzismo ("la gente è cattiva").

Più recentemente, l'escalation del suo stato lo ha portato a ritenere, in ASSOLUTA convinzione, di aver subito delle minacce di essere quindi in pericolo di vita al punto tale che in alcune occasioni avrebbe tremato dal terrore (fatto quest'ultimo confermatomi dai genitori di Pietro).

Parallelamente a tutto ciò, Pietro è andato progressivamente isolandosi dal resto del mondo. Da essere una persona socievole, sono quasi il suo unico contatto con il mondo esterno e occasione di confronto, se non consideriamo i rapporti coi genitori e con la sorella maggiore.

Il mio atteggiamento nei suoi confronti è stato inizialmente di ascolto e comprensione. Recentemente, poiché l'ho visto peggiorare in modo accelerato al punto da essere stato ricoverato forzatament per 10 gg in reparto psichiatrico di un ospedale, ho preso il coraggio in mano per dirgli cosa pensavo.

Ho provato quindi a ventilargli la possibilità di considerare che potesse essere malato. L'ho fatto cercando di farlo ragionare sui fatti specifici che lo inducono a ritenersi perseguitto o in pericolo di vita,cercando di smontare le sue convinzioni con dei fatti concreti o dei ragionamenti razionali.

Ho quindi suggerito di valutare l'opportunità di ricercare un aiuto professionale specialistico. Già freqenta uno psichatra in modo del tutto irregolare, a suo modo di vedere semplicemente per supportarlo rispetto allo stress psicologico che avverte. Quando ne parliamo, tuttavia, non ha alcun dubbio che ci sono delle persone specifiche che intendono fargli la pelle e la società in generale che gli sta alla larga perché sarebbe un tipo poco raccomandabile o comunque un poco di buono.

Su questi due punti ho insistito fortemente. Ad un certo punto mi ha detto "rispetto le tue opinioni, ma così non mi sei un granche di aiuto. Io sono certo di essere in pericolo, rivoglio la mia vita di un tempo, la mia libertà".

Parentesi. Attualmete è anche preoccupato di non avere più stimoli nei confronti delle donne, pur riconoscendo che quando aveva 29 anni (quindi più di 6 anni fa) da questo punto di vista era ancora in una fase di crescita/maturazione sessuale.

Ritorno quindi alla domande iniziali:
- di quale tipo di psicosi potrebbe trattarsi ?
- potrebbe potenzialmete diventare pericolosa per se stesso o per gli altri ?
- quale potrebbe essere il mio l'atteggiamento nei suoi confronti e in qual modo ?

Mi sono persino offerto di provvedere ad una bonifica delle telecamere che secondo lui ci sarebbero in casa sua, ma quando vado sullo specifico tenta spesso di divincolarsi e di scansare "in un altro momento lo vorrò fare, ti ringrazio, ma oggi no"

Grazie per un vostro eventuale consigio.

G.
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Vecchio 21-05-2010, 13.48.15   #2 (permalink)
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Gentile GiorgioF,
potrebbe chiarirmi meglio le condizioni della presa in carico dello psichiatra?
P.S
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